Sabato, 25 Novembre 2017

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Energia Maree: in Italia un Potenziale Energetico Pari a Quello di 6 Centrali Nucleari


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Nei giorni scorsi abbiamo visto come secondo la Coldiretti, dall'agricoltura sia possibile ottenere un potenziale di energia pari a quella prodotta da tre centrali nuclearipotenziale
di energia pari a quella prodotta da tre centrali nucleari. Ma se le biomasse agricole costituiscono una delle fonti rinnovabili dal grande potenziale inespresso, come sottolineato anche da ConfagricolturaConfagricoltura, di certo non sono le uniche, visto che il nostro Paese può vantare diversi assi nella manica per costituire un assetto energetico meno dipendente dalle energie fossili e dalle importazioni. Una di questi assi riguarda lo sfruttamento delle correnti e delle maree, al fine di produrre energia. Si tratta di un campo in cui Paesi come Regno Unito, Portogallo, Norvegia, Stati Uniti, Giappone e Canada investono significativamente, già dagli anni settanta, mentre l'Italia, pur essendo per tre quarti circondata dal mare, appare in ritardo sia nella ricerca che nelle applicazioni. Di questi ed altri temi si è parlato al worshop promosso dall'Enea dal titolo: "Prospettive di sviluppo dell'energia dal mare per la produzione elettrica in Italia", dove sono emerse impressionanti potenzialità per il settore.
Basti pensare che, sfruttando la potenza delle correnti e delle onde, lungo gli 8 mila chilometri delle coste italiane, si otterrebbe un potenziale di energia elettrica pari a quello di 6 impianti nucleari Epr. Ma non è finita, solo dal potenziale delle correnti marine dello Stretto di Messina, dove qualcuno vorrebbe fare un ponte, si potrebbe produrre una quantità di energia elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno di una città di due milioni di abitanti.
All'obiezione relativa all'impatto ambientale che tali opere potrebbero causare, Enea risponde che, con mille chilometri di impianti che sfruttano un valore medio dell'altezza dell'onda del mare e costruiti su opere già esistenti come porti, dighe foranee o dighe frangiflutti o anche costruiti al largo delle coste, si potrebbe ottenere un potenza di produzione energetica di 1.600 Megawatt, la stessa di una centrale nucleare Epr.
Certo una ricorso di massa a questi impianti non potrebbe essere realizzato così su due piedi, visto che come sottolineato dall'Università della Tuscia, Marco Marcelli, sulle coste italiane ci sono: “enormi attività ed ecosistemi da salvaguardare, beni che il progresso deve tutelare”. Marcelli ha evidenziato però comunque le potenzialità enormi del mare nella produzione di energia elettrica, ricordando che la sola corrente Levantina che scorre nel Mediterraneo e fuoriesce dallo Stretto di Gibilterra, sposta di tonnellate d'acqua trasportando con sé energia che andrebbe in qualche modo sfruttata.


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Per questo ha concluso Marcelli andrebbe rivisto il vecchio “Piano nazionale difesa mare e coste del 1982", alla luce anche dell'esito del referendum, per delineare un mix energetico che oltre a sole e vento, consideri anche la forza del mare, nel rispetto dell'ambiente. La verifica del piano avrebbe un costo minimo di 1 milione di euro e massimo di 4-5 milioni, considerando anche il costo delle boe per le misure sperimentali. Un'inezia se consideriamo che il mancato incorporamento dei referendumreferendum con le elezioni amministrative delle settimane precedenti è costato circa 300 milioni di euro in più, senza che ciò abbia influito sulle possibilità di raggiungere il quorum o sull'esito dei quesiti.
Secondo il responsabile dell'Unità Tecnica Modellistica Ambientale dell'Enea, Vincenzo Artale, è necessario che il nostro paese investa sulla ricerca in questi ambiti, cercando di fare sistema con gli altri centri di ricerca internazionali.Una necessità, quella di fare sistema nella ricerca, che può risultare determinante visto che, stando alle stime dell'Iea, l'International Energy Agency, il potenziale teorico di energia dal mare è compreso tra i 20.000 e i 90.000 TWh/anno.
L'Enea, dal canto suo, sta già procedendo a mappare le acque italiane e del Mediterraneo, con la speranza che di trovare correnti idonee allo sviluppo di eventuali progetti.

 

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