Lunedi, 18 Giugno 2018

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Il Futuro Della Green Economy in Europa Passa per l'Aumento Del Taglio Delle Emissioni al 30%


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Per sostenere gli investimenti privati in prodotti, servizi ed infrastrutture verdi, l'Europa ha bisogno di politiche non più orientate al protezionismo e alla salvaguardia di vecchi modelli economici che danneggiano i settori e le industrie più innovative. A sostenerlo è Greenpeace secondo cui il primo obiettivo dell'UE deve essere quello di aggiornare i target in termini di riduzioni delle emissioni climalteranti per il 2020, che devono passare dall'attuale 20% al 30%. Secondo l'Ong, infatti, solo obiettivi più ambiziosi possono fare da volano ad un'occupazione verde e ad un'economia efficiente nell'uso delle risorse. Per confermare questa ipotesi Greenpeace ricorda i risultati di uno studio commissionato dal ministro dell’ambiente tedesco e condotto da ricercatori di tutta Europa, secondo il quale l'obiettivo di riduzione delle emissioni del 30%, accompagnato da politiche adeguate e robuste, potrebbe

  • Spingere gli investimenti in Europa dall’attuale 18% sino al 22% del PIL dell’Unione
  • Creare 6 milioni di nuovi posti di lavoro
  • Incrementare di 620 miliardi di euro (o dello 0,6%) al 2020 il PIL dell’Unione rispetto all’ipotesi in cui un simile obiettivo (e le conseguenti politiche) non venisse adottato
  • Aiutare l’industria europea a mantenere e consolidare la sua leadership, nei confronti di potenze emergenti, soprattutto dal est (Cina su tutte).

Per queste ragioni Greenpeace ha lanciato un appello al mondo dell'impresa europeo, affinchè sostenga apertamente e pubblicamente l’obiettivo di una riduzione del 30% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990.


FALSI MITI FACILMENTE  SMONTABILI
Greenpeace ha voluto smontare anche cinque mitismontare
anche cinque miti, spesso proposti da chi si oppone all'innalzamento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas setta dal 20 al 30%. Vediamo quali sono queste obiezioni e le risposte di Greenpeace

  1. In mancanza di un accordo globale che preveda impegni più ambiziosi, l’UE non deve innalzare in alcun modo il suo target unilaterale di riduzione delle emissioni del 20%.

  • Secondo l'Ong esistono invece fonti autorevoli che confermano come una riduzione delle emissioni di gas serra del 30% per l’UE, supportata da adeguate politiche, comporterebbe più investimenti, minore costo dei carburanti e crescita dell’occupazione, indipendentemente dalle scelte effettuate dalle altre nazioni
  1. È impossibile, per le industrie manufatturiere, raggiungere un obiettivo del 30% al 2020 senza tagli nella produzione e nell’occupazione.

  • Greenpeace sostiene che le grandi industrie energivore come quelle dell’acciaio, dei metalli non ferrosi, della carta, della chimica, dovrebbero investire in produzioni più efficienti, aumentando in questo modo la competitività e svincolandole dagli andamenti del prezzo dell’energia. Inoltre la minaccia di una vasta delocalizzazione delle produzioni europee, dovuta alla fuga da vincoli severi sulle emissioni, è esagerata, secondo Greenpeace, come peraltro dimostrato da una ricerca indipendente dell’Università di Cambridge . Il vero rischio per l’occupazione nelle industrie pesanti europee, continua l'Ong, viene dalla scarsità della domanda nei mercati europei delle infrastrutture e dell’edilizia.



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  1. L’UE non dovrebbe affannarsi verso nuovi target.

  • Per Greenpeace l'Ue non si sta affannando, visto che il dibattito sul targer del 30% va avanti dal 2004 . Tuttavia l’IPCC sostiene che, per avere una probabilità del 50% di mantenere l’innalzamento della temperatura globale entro i 2°C, i Paesi industrializzati dovrebbero tagliare le emissioni tra il 25 e il 40% (rispetto al 1990) al 2020 e tra l’80 e il 95% al 2050. L'Agenzia Internazionale per l'Ambiente ricorda inoltre che rimandare la riduzione delle emissioni costerà al solo settore dell’energia 3-400 miliardi di euro all’anno.

  1. Le rinnovabili sono molto più costose del carbone o dell’energia nucleare: i costi di approvvigionamento energetico per le industrie aumenteranno considerevolmente.

  • Per Greenpeace la maggior parte delle tecnologie rinnovabili diverranno competitive nei prossimi anni: alcune lo sono già adesso, come ad esempio l’energia eolica onshore

  1. Dopo il fallimento di Copenhagen, l’UE sarebbe sciocca a innalzare ancora unilateralmente i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni

  • Secondo Greenpeace uno studio condotto da un gruppo di ricercatori delle principali università europee ha dimostrato come l’adozione di un target del 30% potrebbe sostenere significativamente l’economia e gli investimenti in Europa . In più il target UE attuale del 20% era stato fissato nel 2008, prima della crisi economica, e perciò risulta oggi anacronistico.

 

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