Sabato, 25 Novembre 2017

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Riduzione Emissioni: l'Italia Migliora ma Rimane Al 30° Posto su 58 Paesi


riduzione emissioni, anidride carbonica

É stato pubblicato ieri nel corso della Conferenza Onu sul Clima di Durban, il rapporto annuale realizzato da Germanwatch in collaborazione con Climate Action Network Europe e Legambiente per l’Italia, sulle performance climatiche dei maggiori produttori di gas serra.
Sui 58 Paesi presi in considerazione dallo Studio, l'Italia si è conquistata il 30° posto tra i paesi responsabili delle emissioni di gas serra, una piazza non certo di pregio che però migliora il 41° posto raggiunto nella precedente edizione del rapporto.
In testa alla classifica troviamo Svezia, Regno Unito e Germania, che però non rappresentano il podio, in quanto i primi tre posti risultano non assegnati.

Questo perchè nessun Paese ha ancora messo in atto politiche climatiche sufficientemente ambiziose da ridurre le emissioni di anidride carbonica per contenere il surriscaldamento globale al di sotto di 2° gradi. 
Per stilare la classifica sono stati presi in considerazioni tre parametri principali: il trend di riduzione delle emissioni con un peso del 50%, il livello assoluto di emissioni (peso 30%) e le politiche climatiche (peso 20%).

Il miglioramento dell'Italia si deve sostanzialmente alle politiche climatiche nazionali dove siamo passati dalla 58esima posizione alla 49esima posizione, grazie alle politiche messe in atto in tema di sviluppo delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica. Sul fronte del livello assoluto di emissioni, il nostro Paese guadagna due posizioni passando dalla 29esima alla 27esima posizione, mentre per il trend di riduzione delle emissioni, le posizioni guadagnate sono tre, dal 21° posto al 18° posto. Insomma l'Italia pare aver fatto il suo compitino, tuttavia nel confronto con gli altri Paesi dell'Unione Europea a 27, ci piazziamo nella metà inferiore della classifica al 16° posto, a causa soprattutto dei ritardi nelle politiche sulle rinnovabili e ai continui cambi di indirizzo energetico in sede, ad esempio di concessione degli incentivi, celebre il tiramolla sui certificati verdi e sul conto energia portato avanti dal precedente Governo.  Senza dimenticare i ritardi nello sviluppo dei provvedimenti e nel  recepimento delle direttive comunitarie. Non va molto meglio considerando solo i Paesi Ocse, tra i quali l'Italia si piazza al 15° posto su 30 analizzati.
Nel commentare la classifica il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, si è auspicato che l'Italia si impegni al fianco dei Paesi che si sono mostrati più virtuosi Svezia, Regno Unito e Germania e che l'Europa sappia confermare la leadership nella lotta ai cambiamenti climatici. L'Italia in questo campo ha molto da fare, nonostante i passi avanti compiuti dal nostro Paese nell'ultimo anno. In proposito il sospetto di LegambienteLegambiente è che il miglioramento italiano sia dovuto principalmente alla crisi economica che ha fatto diminuire la produzione industriale e le emissioni, piuttosto che ad un impegno preciso da parte del Governo. In ogni caso il divario nei confronti degli altri Paesi, deve essere colmato al più presto- ha proseguito il presidente di Legambiente. Le ricette in questo caso sono : “Potenziare la green economy significa anche investire nelle tecnologie pulite e a basso contenuto di carbonio, rilanciando così lo sviluppo economico e la performance climatica del paese”
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