Martedi, 16 Luglio 2019

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Senza il Nucleare il Contributo Delle Rinnovabili Deve Salire Al 40% Del Consumo Elettrico Lordo


Aper, rinnovabili, nucleare, biocarburanti
In questi giorni l'Aper, Associazione di Produttori di Energie Rinnovabili, ha diffuso il “Rapporto Rinnovabili 2010 -2011Rapporto Rinnovabili 2010 -2011”, in cui viene fotografata la situazione del settore delle energie rinnovabili in Italia, anche alla luce dei recenti esiti referendari sul nucleare.
In effetti il NO al ritorno al nucleare in Italia impone una serie di scelte su quale mix energetico puntare nei prossimi anni, scelte che interessano non solo il futuro energetico del nostro Paese, ma che devono interfacciarsi con gli obiettivi europei del pacchetto Clima Energia.
Si ricorda che la direttiva Direttiva 2009/28/CE assegna all'Italia un target nazionale del 17% di produzione di rinnovabili sui consumi di energia primaria entro il 2020.

 A cui si accompagna un obbligo di raggiungimento di uno share del 10% di uso di biocarburanti sul totale dei consumi imputabili al settore trasporti. Il nostro Paese nel piano di azione nazionale per lo sviluppo delle energie rinnovabili, prevedeva un consumo elettrico lordo totale di 375 Twh coperto per il 50% da fonti fossili (187 Twh), per il 26% da fonti rinnovabili (98 Twh) e per il rimanente 24% da fonte nucleare (90 Twh). Ora che il nucleare è tagliato fuori (oh almeno si spera), l'Aper si auspica un aumento della quota di rinnovabili fino al 40% totale (+52 Twh), mentre i rimanenti 38 TWh andrebbero coperti dalle fonti fossili (possibilmente termoelettrico “ambientalizzato”) che così salirebbero al 60% totale.
Un tale scenario presupporrebbe una grande sfida per il settore delle rinnovabili, visto che nel 2010 il fabbisogno lordo di energia rinnovabile, pari a 326 Twh, è stato coperto dalle fonti rinnovabili solo per il 23% (75 Twh), di cui oltre il 35% (più di 40 Twh) dal cosiddetto “idroelettrico storico”, non più facilmente espandibile.

Si tratterebbe insomma di passare da una produzione attuale di 75TWh ad una di 150 Twh in 10 anni, quindi raddoppiando il contributo delle rinnovabili, senza poter contare su ulteriori sviluppi dell'idroelettrico. Per cui escludendo l'idroelettrico si dovrebbe passare da circa 35 Twh di “rinnovabili recenti” a 110 Twh, il che richiederebbe uno sforzo collettivo in termini di pianificazione e sostegno di tutta la filiera delle rinnovabili che porti alla massima efficienza di costo/kWh prodotto. Uno sforzo che dovrebbe passare prima dalla definizione di obiettivi quantitativi a livello nazionale e poi dal cosiddetto burden sharing , ovvero la ripartizione a livello regionale degli obiettivi, responsabilizzando così le autonomie locali.
Due passi questi ultimi indispensabili per panificare ed intensificare gli investimenti nelle reti elettriche, compreso lo sviluppo delle smart grid, condizione necessaria per assorbire i picchi di energia rinnovabile e distribuirli dove richiesto senza che vengano sprecati. Secondo l'Aper sarebbe necessario anche sviluppare sistemi di accumulo che stocchino l'energia prodotta, come batterie ed impianti di pompaggio idroelettrico per ottimizzare l'efficienza complessiva del sistema. Sistemi che ad oggi non sono molto efficienti, anche se ne esistono di interessanti che possono raggiungere un'efficienza del 70%
Insomma un obiettivo molto complesso che potrebbe però avere ripercussioni importanti in termini di nuovi posti di lavoro e decisi benefici ambientali, ma che deve passare anche per un quadro chiaro per quanto riguarda il sistema di incentivazione alla rinnovabili. Aspetto su cui il Governo appare invece titubante, visto che ogni volta che si parla di tagli, come nella recente manovra finanziaria, la prima voce che si tira in ballo è quella degli incentivi alla fonti rinnovabili.
 
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