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Lunedi, 16 Luglio 2018

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Il Salvadanaio

Più Della Metà Degli Italiani Non Fa Sport Ma Crescono le Imprese Sportive

sport, attività sportive, imprese sportiveGli Italiani sono amanti dello sport, ma preferiscono guardarlo che praticarlo. É questa l'immagine che esce da una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell'università di Pelotas, in Brasile e pubblicata sulla rivista medico/scientifica the Lancet. L'indagine avevo lo scopo di confrontare la percentuale di popolazione dai 15 anni in su che pratica sport e attività motorie di 122 Paesi (pari all'89% della popolazione mondiale). Va detto che per ottenere questo “indice di inattività” è stata considerata come attività motoria fare 30 minuti di attività a moderata intensità 5 volte a settimana, o 20 minuti ad alta intensità 3 volte a settimana. Parametri che corrispondono alle linee guida dell'American College of Sports Medicine. Ma veniamo ai risultati.
I più pigri o i meno attivi sono i cittadini di Malta con un indice di inattività del 71,9%, segue l'Arabia Saudita e lo Swaziland con percentuali intorno al 69%.

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Industria: con la Crisi Persi 675 Mila Posti di Lavoro

Lavoro, industria, crisi, occupazione, costruzioniIl periodo che va dal 2007 al 2012 è stato per l'industria italiana un momento ciclico di contrazione, con punte salienti tra il 2008 e fine 2009, a cui è seguita una leggera ripresa nel biennio successivo, per poi ricadere nella recessione tuttora in corso. La contrazione è da attribuirsi a diverse dinamiche sovrapposte che hanno caratterizzato il quinquennio di crisi, tra cui la contrazione della domanda interna. Un'analisi approfondita sul tema è stata proposta dalla Cisl nel “IX Rapporto Sull'Industria Italiana”. Quattro numeri, si legge nell'indagine possono bene sintetizzare il forte periodo di crisi. I volumi produttivi si sono ridotti del 20,5%, gli ordinativi del 17,9%, il fatturato del 4,5%, l'occupazione del 6,8% . La riduzione dell'occupazione è stata tutto sommato contenuta, grazie al ricorso esteso agli ammortizzatori sociali, con le ore di cassa complessive tra il 2007 e il 2011 che, per edilizia e industria, crescono del 315,9%, mentre la cassa in deroga passa dal 7,4% al 14% delle ore totali di cassa autorizzate.

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La Cultura Vale il 5,4% Del PIL e Dà Lavoro a 1,4 Milioni di Persone

Cultura italiana, ricchezza, PIl , turismoSpesso fonte di tagli e di critiche, la cultura, oltre che identità nazionale, rappresenta un valore aggiunto concreto all'economia e all'occupazione italiana. Infatti, secondo quanto emerge da “l'Italia che verrà: Rapporto 2012 sull'Industria culturale in Italia” elaborato da Symbola e Unioncamere, la cultura frutta al Paese il 5,4% del PIL, pari a quasi 76 miliardi di euro e dà lavoro a 1,4 milioni di persone, il 5,6% del totale italiano.
Inoltre se si allarga il campo di analisi dalle imprese che producono cultura in senso stretto (industrie culturali, industrie creative, patrimonio storico e artistico etc) a tutta la filiera della cultura, comprendendo i settori attivati dalla cultura, il valore aggiunto sale al 15% del totale dell'economia nazionale e impiega ben 4,5 milioni di persone, ovvero il 18,1% degli occupati nazionali.  

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Nei Paradisi Fiscali Nascosti Fondi Pari Al PIL di America e Giappone

paradisi fiscali, Pil, private banking, finanzaMentre l'Economia mondiale arranca, causa crisi economica europea e rallentamento di alcune delle economie dei Paesi Bric, ha fatto il giro del mondo la notizia dei fondi che sarebbero “occultati” nei paradisi fiscali. Si parla di cifre immensa che vanno da un minimo di 21 mila ad un massimo di 32 mila miliardi di dollari, cifre pari alla somma delle economie di Usa e Giappone. Questo enorme tesoro sarebbe stato nascosto, tra il 1970 e il 2010, nei paradisi fiscali senza essere investito in attività produttive, ma soprattutto venendo sottratto alla tassazione dei vari Stati.
Questi dati derivano da uno studio, diffuso dall'Observer e realizzato per il gruppo di attivisti Tax Justice Network da James Henry, esperto di tassazione ed ex capo economista della società McKinsey. Le stime a cui è arrivato Henry derivano dall'incrocio di diversi dati, da quelli della Banca per i regolamenti internazionali, a quelli del Fondo Monetario Internazionale.

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Retribuzioni Dei Dipendenti: Dal 2000 Sono Cresciute di 29 Euro

retribuzioni, stipendi, dipendenti, bankitaliaTra il 2000 e il 2010 le retribuzioni medie reali nette dei dipendenti sono cresciute solo di 29 euro, passando da 1.410 a 1.439 euro, il 2% in più. É questa la cruda realtà che emerga dalle tabelle contenute nella relazione annuale di Bankitalia elaborate dall'Adnkronos. Risultati su cui pesa la crisi economica e le manovre correttive per l'aggiustamento del deficit di bilancio. In ogni caso la magra consolazione è che le retribuzioni tengono il passo dell'inflazione, con il potere d'acquisto che non risente dell'aumento dei prezzi (nella media del periodo).
Nella penuria generale è andata meglio ai dipendenti del Centro-Nord, le cui retribuzioni medie sono cresciute nel decennio del 2,5%, passando da 1.466 a 1.503 euro (+64 euro), rispetto ai lavoratori del Mezzogiorno dove la crescita è stata dello 0,7%, con le retribuzioni cresciute da 1.267 a 1.276 euro (+9 euro).

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Meritocrazia: Perchè Manca in Italia

meritocrazia, raccomandazione, ItaliaGiuseppe De Rita, presidente del Censis, ha rilasciato di recente una lunga intervista al settimanale Espresso in cui ha esposto una riflessione circa la mancanza di meritocrazia in Italia. Una riflessione che si è rivelata, in vero, davvero impietosa.
Giuseppe De Rita ha le idee chiare, anche se sono idee complicate, che parlano della matrice culturale del Bel Paese e di come essa si declina nelle forme imposte dall’attuale periodo di crisi.
La tesi è questa: i problemi dell’Italia derivano dalla scarsa meritocrazia, che impedisce al sistema economico e, più in generale, al sistema paese di crescere in produttività ed efficienza. La scarsa meritocrazia ha origini nella cultura italiana, dunque nelle pratiche del familismo e del clientelismo, ma anche in certe politiche degli anni Settanta che hanno aumentato a dismisura il ceto medio.  

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Il Turismo Italiano Torna Ai Livelli di 15 Anni Fa

spiaggia, turismo italiano, crisiIl turismo italiano sta facendo i conti con la crisi e il crollo dei consumi. Secondo l'indagine estiva della Fipe (Federazione Italiana dei pubblici esercizi), mentre si vedono segnali di ripresa dai Paesi extra-UE, si osserva un forte rallentamento dei consumi interni. Il turismo degli italiani sta tornando quello di 15 anni fa.
In generale il numero degli arrivi con pernottamento è rimasto sui livelli dello scorso anno, grazie alla presenza degli stranieri e ciò nonostante le giornate di presenza sono calate dell'8,2%. La spesa invece è calata di circa 2 punti percentuali. Ma a preoccupare è soprattutto il turismo degli italiani che rappresenta il 70% dei flussi turistici del Paese.
Secondo i dati presentati negli ultimi 5 anni per colpa della crisi gli italiani hanno rinunciato a 41 milioni di viaggi e di 195 milioni di notti di vacanze.  

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Bambini Italiani: Poco Sport e Tempo Libero con TV, Internet e Videogames

bambini, tv, internet, obesitàLe abitudini alimentari dei bambini italiani e lo stile di vita risultano sempre meno salutari, nonostante quasi il 90% dei loro genitori dichiari di conoscere le regole per un regime salutare. É questa l'immagine che emerge da una ricerca realizzata da Ipsosricerca realizzata da Ipsos per Save The Children e Kraft Food Italia sullo stile di vita e le abitudini di bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e i 17 anni.
Secondo i risultati quasi 4 genitori su 10 (il 37%) non applicano le regole per un regime salutare con i propri figli, col risultato che ad esempio solo un ragazzo su quattro mangia frutta un paio di volte la settimana o anche meno speso. Il 19% dei bambini salta poi la colazione, con punte del 41% a Palermo e del 29% a Napoli.  

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Somministrazione Bevande e Alimenti: Requisiti e Iter per Richiedere la Licenza

ristorante, somministrazione bevande, licenzaLe attività di somministrazione di bevande e alimenti sono definite dall'art. 36 della L.R. n. 33/99 e s.m.i. come quelle aventi ad oggetto la vendita e il servizio connesso per il consumo di alimenti e bevande nei locali dell'esercizio o in una superficie attrezzata, aperti al pubblico, comprese le aree pubbliche. Vi rientrano quindi la gestione di bar, ristoranti e simili. Ciò che distingue la somministrazione dalla semplice vendita è l’assistenza al cliente mediante servizio al tavolo o la predisposizione di mezzi come tavoli, sedie e stoviglie per il consumo in loco.
Per svolgere tali attività non è più necessaria l’iscrizione al REC (Registro Esercenti il Commercio) essendo infatti quest’ultimo stato abrogato dalla legge n. 248 del 4/08/2006. La materia è attualmente regolata dal decreto Legislativo 26 marzo 2010 n.59decreto Legislativo 26 marzo 2010 n.59.

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Italia: Prima per Economia Sommersa ed Evasione Fiscale

evasione fiscale, economia sommersa, pressione fiscalePrimi sul fronte dell'economia sommersa e primi per quanto riguarda l'Evasione fiscale. A ribadire un concetto, tristemente noto e, a quanto pare immutabile nel tempo è un'elaborazione dell'Ufficio studi di Confcommercio presentata durante il convegno “meno tasse, più crescita”. Secondo i dati presentati nello studio, il sommerso in Italia ammonta al 17,5% del Pil, mentre la pressione fiscale reale (quella che grava su chi le tasse le paga) arriva al 55%, il valore più alto del mondo.
La pressione fiscale ufficiale che secondo le regole statistiche internazionali considera il sommerso nel Pil è del 45,2%, vale a dire circa 5 punti in più di Germania (40,4%), 7 in più del Regno Unito (38,1%) e dodici in più della “disastrata” Spagna (32,9%). La pressione fiscale italiana supera, secondo Confcommercio, anche quella di molti stati del Nord Europa dove il welfare però funziona in modo quasi impeccabile, a differenza di quanto avviene da noi. É chiaro che in questo modo è difficile competere con gli altri paesi e i rischi di un aumento del sommerso si amplificano.

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La Flessibilità Delle Sedi di Lavoro Migliora l'Umore e la Produttività Dei Lavoratori

flessibilità lavoro, produttività, umorePiù della metà dei lavoratori italiani, il 51%, ha la possibilità di lavorare da sedi diverse dagli uffici principali della loro azienda per almeno metà della settimana. Ciò permette di ridurre i tempi dedicati agli spostamenti e di poter lavorare da una sede più vicina a casa, se non proprio da casa. É questo il risultato dell'ultima indagine di Regus che ha coinvolto oltre 16 mila professionisti in più di 80 Paesi, tra cui l'Italia.
La flessibilità offerta dalle aziende ai lavoratori non si manifesta solamente in contratti precari, ma anche nella possibilità di soluzioni lavorative diverse dalla presenza costante in ufficio, con risvolti positivi sulla salute e sull'umore. Secondo Regus, infatti, la sola riduzione dei tempi di spostamento, che specie nelle grandi città sono diventati grossa fronte di stress, comporta per quasi 6 dipendenti su 10 (il 59%) un miglioramento dell'efficienza lavorativa, con conseguenti vantaggi positivi per l'azienda.

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Bufala Hollande: a Rischio la Credibilità Del Web?

hollande, bufale, webIl web ha rivoluzionato il mondo dell’informazione. L’ha resa più libera e più accessibile a tutti. Le bufale, però, trovano lo stesso spazio di una volta; anzi: forse ne trovano di più. La dimostrazione è stata fornita, di recente, dal caso ‘Hollande’. Su Facebook, nel giro di poche ore, si è diffusa a macchia d’olio una lista di misure apportate dal presidente francese in soli 56 giorni di governo. Una lista delle meraviglie: auto blu azzerate, stipendi dei politici ridotti, apertura di scuole e di asili nido, creazione di 60.000 posti di lavoro per giovani laureati, riduzione dei finanziamenti agli istituti religiosi e altro ancora. Una lista, insomma, tale da far vergognare tanto il governo Monti quanto i leader del centro sinistra e della sinistra, rei di non aver avanzato la benché misera proposta di programma. L’indignazione per il nostro orticello è rapidamente montata di fronte alla consapevolezza che l’orticello francese fosse più bello del nostro, e anche di molto.  

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Imprenditoria Giovanile: Serve un Fisco Agevolato e Maggiore Accesso Al Credito

imprenditoria giovanile, fisco, accesso al creditoCosa servirebbe ai giovani imprenditori per aprire un'attività in Italia, poterla mantenere e far crescere nel tempo? Le ricette sono molte, ma gli ingredienti sono spesso i medesimi, meno fisco, meno burocrazia e più accesso al credito. Sul tema è intervenuta anche Unimpresa (Unione Nazionale di Imprese) che in un documento ha sottolineato come fondamentali due iniziative per rilanciare l'imprenditoria giovanile under 40. L'obiettivo che si pone Unimpresa è quello di creare i presupposto necessari per far si che gli imprenditori under 40 abbiano le condizioni per far nascere e crescere attività e progetti importanti, capaci di risollevare e dare stimoli all'intera economia italiana. La crisi finanziaria internazionale che sta tagliando le gambe anche ai grandi gruppi industriali, rende di fatto impossibile, soprattutto in Italia, creare nuove realtà imprenditoriali solide, specie se guidate da giovani.  

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Rapporto Giovani e Lavoro: il 90% Cerca la Sicurezza Del Posto Fisso

giovani, lavoro, posto fisso, carrieraLavoro e giovani, un rapporto sempre più difficile in Italia. Ai dati sulla disoccupazione giovanile sempre in crescita, si affiancano sempre meno speranze di trovare un lavoro stabile o in linea con quanto si è studiato. Ad indagare la situazione ci ha pensato un'indagine del GI Group : “i giovani italiani e la visione disincantata del lavoro”, pubblicata da IlSole24Ore. Quello che emerge dalla ricerca che ha coinvolto 1.018 giovani tra i 15 e i 29 anni e 1.019 adulti con figli nel medesimo arco di età è una certa inesperienza dei giovani per quanto riguarda il lavoro. Infatti, il 16% dei giovani dell'età considerata non ha mai svolto un lavoro, mentre il 48% ha svolto solo impieghi saltuari. Nel Mezzogiorno la situazione è ancora più critica con 3 giovani su 4 che non hanno un lavoro stabile. Anche contando gli studenti, nel nostro Paese un giovane su cinque è in cerca di prima occupazione, disoccupato o un Neet.

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Fallimento Imprese: in Italia Se Ne Contano 35 Al Giorno

fallimento imprese, crisi, costruzioni, commercioAbbiamo visto nei giorni scorsi che, secondo un'elaborazione di Unimpresa, in Italia è a rischio fallimento un'impresa su tre. Una situazione decisamente critica confermata dai dati di Cribis D&B società del gruppo Crif specializzata nella business information, secondo cui nei primi sei mesi dell'anno sono fallite in media 35 imprese al giorno. Si tratta nello specifico di 6.321 fallimenti in sei mesi. 
Dal primo gennaio 2009, spiegano da Cribis D&B, sono state ben 39.159 le imprese che hanno portato i libri in tribunale dichiarando fallimento, una situazione che è in continuo peggioramento. Confrontando il primo semestre del 2009 con il primo semestre 2012, l'aumento delle istanze di fallimento è stato del 30%. E poco consola il fatto che quest'anno le istanze di fallimento siano state in numero leggermente inferiore rispetto al primo semestre 2011.

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In Italia il 13,6% Della Popolazione È Povero

famiglia povera, povertà relativa, povertà assolutaCresce il numero di famiglie relativamente povere in Italia e la soglia di povertà. Lo riferisce l'Istat nella sua consueta indagine sulla povertà in Italia, da cui emerge che, nel nostro Paese, lo scorso anno, l'11,1% delle famiglie risultava relativamente povero (8,173 milioni di persone, il 13,6% dell'intera popolazione) mentre il 5,2% lo era in termini assoluti (3,415 milioni, il 5,7% dell'intera popolazione). Rispetto al 2010 la povertà relativa è cresciuta di un decimo di punto percentuale, mentre quella assoluta di 6 decimi di punto. Ricordiamo che la stima dell'incidenza della povertà relativa è calcolata dall'Istat sulla base di una soglia convenzionale,la linea di povertà, che individua il valore di spesa per consumi al di sotto della quale una famiglia viene definita povera in termini relativi. Questa soglia è pari alla spesa media mensile per persona nel Paese ed è risultata lo scorso anno di 1.011, 03 euro, in crescita dell'1,9% rispetto al 2010.

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La Classifica delle Migliori Università Italiane

Migliori Università, Atenei, AulaQuasi sono le migliori Università italiane? A questa domanda ha risposto, come ogni anno, IlSole24ore con una classifica delle migliori università statali e private (le graduatorie sono però separate) stilata in base a 10 indicatori. Questi parametri tra cui l'analisi della struttura, l'efficienza della didattica, i fondi dedicati alla ricerca e il grado di occupazione dei laureati portavano ad un massimo punteggio di 1000. Vediamo dunque quali sono le migliori e le peggiori università italiane.
Al primo posto tra le università statali (58 in totale) troviamo il Politecnico di Milano con 856 punti, seguito dal Politecnico di Torino con 842 punti e dall'Università di Modena e Reggio Emilia. Passando a quelle private (14 in tutto), svetta in cima alla classifica l'Università Bocconi di Milano con 785 punti, seguita dal San Raffaele di Milano con 692 e dall'Università Luiss di Roma con 585 punti.

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