Mercoledi, 19 Settembre 2018

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Blog e Social Media: Passato, Presente e Futuro


blog, social media, giornalismo

Blog e social media: è stato questo uno dei tanti argomenti a cui il festival del giornalismo ha dedicato un panel. Hanno discusso Filippo Facci, editorialista di Libero, Massimo Mantellini, blogger tra i più famosi in Italia, Alessandro Gilioli, caporedattore dell’edizione online dell’Espresso e blogger anch’egli.
La domanda che il moderatore ha posto è la seguente: “Ha ancora senso scrivere un blog?”. Il primo a rispondere è stato Gilioli. Secondo lui non è questa la questione, quanto piuttosto riconoscere la funzione importantissima che i blog hanno ricoperto nell’ambito comunicativo e giornalistico. I blog, infatti, sono stati i primi a permettere anche ai non professionisti della comunicazione di esprimere le loro idee di fronte ad un grande pubblico. “Hanno avuto il merito di eliminare il fossato tra chi scrive e chi legge”. E’ stato, a suo dire, un evento epocale.

Dopo di loro, sono comparsi altri social media in grado di dare voce a chi non l’ha mai avuta.  Filippo Facci è di un’altra opinione. Si è dimostrato molto scettico rispetto al concetto di ‘mitica democratizzazione’ che è associato al mondo dei blog. Anzi, secondo l’editorialista di libero, i blog e, per estensione, internet intero, sono tutt’altro che democratici. A dominare, è il fattore ‘click’e il fattore (quello sì, gigantesco) ‘Google’. Un blog, infatti, sopravvive solo se fa audience e fa audience solo se lo vuole Big G.

In particolare, il giornalista si è scagliato contro il meccanismo che pone in cima ai risultati di ricerca i siti che corrispondono, contenutisticamente, alle ricerche effettuate in precedenza dall’utente. Dunque, il sistema soffoca l’originalità, le nuove idee. Un altro problema è quello della quantità enorme di dati, di informazioni e di idee, che produce – anche solo per leggi di statistica – una marea di contenuti di scarsa qualità.
Giglioli ha controbattuto affermando che, in verità, il problema non sta nei social media, tanto nell’internauta. L’internauta, infatti, se lo vuole, può imparare a riconoscere la qualità in mezzo all’immondizia e, soprattutto, svincolarsi dall’ultra-liberista meccanismo di Google: basta semplicemente compiere ricerche senza loggarsi.
Un contributo importante è stato offerto da Mantellini che ha ‘vantato’ le qualità del blog o, meglio, le sue specificità intrinseche. Un tempo, infatti, tutte le modalità di comunicazione erano appannaggio dei blog (socialità, conversazione, informazione, opinione). Adesso, queste modalità vengono espresse singolarmente da altri social media. Per esempio, i social network sono ottimi per conversare ma non per fare informazione (se non in quanto reminder). I blog, dunque, conservano e conserveranno sempre una enorme ‘capacità documentale’. Insomma, i blog sono gli unici a poter offrire al pubblico un contenuto altamente strutturato. Una cosa però hanno perso: la valenza ‘real time’. Facebook e Twitter, infatti, sono gli strumenti migliori – più efficaci e veloci – per pubblicare le informazioni in tempo reale. Non è un caso, dunque, che molti giornalisti si affidino ai social network per approvvigionarsi di notizie fresche. E’ ovvio che in questa prospettiva assume una grande importanza il concetto di ‘citizien journalist’: il cittadino che si fa giornalista.
 
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