Venerdi, 17 Agosto 2018

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Domini Liberi: Internet Sulla Via Della Rivoluzione


domini, internet Icann

Il mondo del web si prepara a dire addio alle restrizioni riguardo ai domini. D’ora in avanti i vari .com, .it, .net e compagnia bella verranno affiancate a sigle nuove, libere, a piacimento di chi intende registrarle. Una misura, questa, che farà lievitare grandemente il numero di domini. Attualmente ne esistono 22: oltre ai classici .com, .net, .org, .info, spiccano le sigle corrispondenti alle singole entità statali, come .it, .fr, .uk.
A decidere la svolta è stato il gruppo Icann, attivo nell’assegnazione di ‘numeri e nomi’ ai siti internet . Lo scopo principale dell’operazione è rendere il web uno spazio più accessibile e familiare a quella grande fetta di utenza che non proviene dall’Occidente. I cinesi, per esempio, sono costretti a rapportarsi con un alfabeto che non è il loro.

I domini liberi spianano la strada a sigle composte da ideogrammi e lettere che non appartengono all’alfabeto latino. D’altronde, gli internauti cinesi sono oltre 400 milioni ed è giusto pensare anche a loro. Lo ha sottolineato lo stesso Icann in un comunicato stampa: “Gli utilizzatori cinesi di internet sono ormai la maggioranza, e' assurdo che non ci siano domini con i caratteri che conoscono meglio”.
Un altro scopo, probabilmente quello più importare, è trasformare la sigla del dominio in un elemento di marketing. Molti enti (tra cui comuni e municipalità) ma anche grosse imprese stanno pensando di registrare una sigla che li identifichi nell’immediato. Un esempio è fornito dall’idea del comune di Londra di registrare il dominio .london per i portali turistici dedicati alla capitale del Regno Unito. Tutto ciò, ovviamente, non è gratis, ma anzi ha un costo decisamente più oneroso della semplice registrazione di un nome a dominio classico. Per l'accesso ad un dominio personale si parla, infatti, di un prezzo di 185 mila dollari, qualcosa come 145 mila euro.

Qual è stata la reazione del web alla notizia dell’ ‘apertura’ dei domini? Non molto calorosa, soprattutto da parte degli stakholder più grandi, proprio quelli che dovrebbero essere interessati all’opportunità concessa da Icann. Le riserve maggiori sono causate dal rischio truffa, considerato, da parte di chi avanza le critiche, molto concreto. In particolare, il timore è quello che qualche ‘buon tempone’ (o peggio criminale) possa registrare domini che richiamano direttamente un azienda o un ente terzo (fenomeno conosciuto come cybersquatting o domain squatting). Un dominio che recitasse Amazon.comm potrebbe benissimo essere scambiato per un dominio di Amazon, e dunque trarre in inganno l’utente, oltre che causare danni (d’immagine e non solo) ad Amazon stessa.
Icann ha però rassicurato i diretti interessati, affermando che verranno effettuati controlli serrati sulle registrazioni e i soggetti che ne faranno richiesta. Inoltre, ha aggiunto Icann, l’altissimo prezzo del servizio già da solo sarebbe sufficiente per scongiurare i tentativi di truffa informatica. Steve Crocker, membro del board di Icann, ha dichiarato: “Sono commenti che apprezziamo, procederemo con molta lentezza e attenzione nel valutare le domande per essere sicuri che non ci siano comportamenti scorretti”.
Sarà… ma il Fondo Internazionale e l’Onu hanno già messo le mani avanti, chiedendo a Icann di vietare la registrazioni dei domini in .imf e .un (sigle che in inglese identificano le due istituzioni).

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