Martedi, 14 Agosto 2018

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Innovazione: l'Italia È Sedicesima in Europa, tra gli Innovatori Moderati


innovazione, ricerca e sviluppo, imprese

Che l'Italia non fosse un Paese particolarmente brillante nel campo dell'innovazione è un fatto un po' chiaro a tutti, ma a volte è bene ribadirlo così che qualcuno che ha il potere di togliere le catene che imbrigliano le nostre capacità, la nostra creatività e il nostro futuro, si attivi per farlo. L'ultimo Global Innovation Index (GII) redatto da Insead ci poneva al 35° posto nel mondo tra i Paesi innovatori, praticamente agli ultimi posti in Europa. Risultato poco dissimile dallo IUS 2011IUS 2011 ( Innovation Union Scoreboard), che analizza diversi indicatori relativi all'innovazione dei 27 Paesi dell'Unione Europea, più la Croaziona, Islanda, la Repubblica Ex Jugoslava di MacedoniaCroatia, la Norvegia, la Serbia la Svizzera e la Turchia.
Nello specifico gli indicatori considerati per calcolare il livello di innovazione sono molteplici e suddivisi in 8 macrocategorie tra cui : le risorse umane, l'attrattività del sistema di ricerca e sviluppo, il supporto finanziario, gli investimenti nelle aziende. 


E ancora la capacità imprenditoriale, le capacità intellettuali, la presenza di innovatori di prodotto o di processo, e gli effetti economici conseguenti.
I Paesi sono poi stati poi suddivisi in base ai risultati ottenuti nei vari parametri in quattro gruppi : "leader dell'innovazione", "inseguitori", "innovatori moderati" e "innovatori modesti". L'Italia si piazza al sedicesimo posto, primo Paese tra gli innovatori moderati e l'ultimo tra le grandi economie, ricalcando di fatto il risultato raggiunto nella classifica IUS dello scorso anno. D'altro canto scalare posizioni non è semplicissimo visto che la crescita deve avvenire in modo armonico per i vari parametri e non basta l'exploit di un anno per migliorare significativamente la propria posizione. Exploit che comunque per l'Italia, a scanso di equivoci non si è verificato.
In generale le performance italiane sono al di sotto della media, tuttavia si riscontrano buoni risultati per quanto riguarda le attività intellettuali e gli innovatori. Ad esempio registriamo un numero pari a 1,6 soggetti ogni mille, tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni, che sono in possesso di un dottorato. Un valore superiore alla media Europea di 1,5 ogni mille.

Scendendo di livello però risultiamo meno brillanti, infatti il numero di laureati tra i 30 e i 34 anni è inferiore al 20% contro una media UE del 33,6%. Inoltre, sempre per quanto riguarda l'ambiente universitario, otteniamo pessimi risultati nell'attrarre studenti stranieri, un dato segnalato in passato anche dall'Ocse. Valori inferiori alla media si registrano anche per i diplomati con una media di 76 ventenni su 100 in possesso di diploma contro i 79 europei.
Il rapporto sottolinea come i risultati raggiunti nell'ambito delle pubblicazioni scientifiche siano buoni e al di sopra della media, anche se poi queste pubblicazioni non risultano molto citate nel resto del mondo. Dove l'Italia latita è nel comparto della registrazione dei brevetti, dove risultiamo sotto la media europea, anche per il fatto che i nostri investimenti in ricerca e sviluppo sono abbastanza limitati e ancora una volta inferiori alla media ( 0,6% del Pil contro 0,75%),
Dicevamo però che siamo in un certo modo innovatori e lo siamo per quanto riguarda l'asset portante del nostro tessuto economico, ovvero le piccole e medie imprese. Infatti il rapporto sottolinea che il 35% delle PMI ha effettuato innovazioni di prodotto o di processo, un valore superiore di quasi cinque punti rispetto alla media europea.
 
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