Martedi, 21 Maggio 2019

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Trasformare la Vita in un Videogioco: la Gamification Secondo Mcgonigal


gamification, videogiochi

Vivere giocando. Non solo: anche lavorare, relazionarsi, fare politica. È questo, in breve, il fulcro del pensiero di Jane McGonigal, personalità di spicco del mondo dei videogiochi. Game designer di successo, saggista e guru del settore. La McGonigal non si limita a produrre giochi, ma intende rivoluzionare la percezione che ha la gente di essi. Intende aprire nuove prospettive per migliorare il mondo attraverso il medium videoludico. I videogiochi possono salvare il mondo, è questo il suo motto. Quest’affermazione può suscitare incredulità, scetticismo, tutte sensazioni che si dissolvono non appena si entra a contatto con le sue tesi, raccolte nel suo nuovo libro ‘Reality is broken’ (In Italia ‘La Realtà in Gioco’).
I videogiochi possono salvare il mondo per una semplice ragione: giocare e in particolare videogiocare sono attività che migliorano l’uomo. In un’intervista a l’Espresso la McGonigal ha spiegato come.

Innanzitutto, riduce il senso di alienazione. L’utente è coinvolto in quella che l’autrice chiama la ‘scala epica’: il videogiocatore, in tutto quello che fa quando ha in mano un joypad o un mouse, è convinto di agire per un motivo importante. Semplicemente, nei videogames, ogni azione viene svolta per raggiungere un obiettivo. Ogni azione ha un senso e, se ha un senso, motiva.
In secondo luogo, videogiocare accresce la propensione all “urgente ottimismo”, l’attitudine a non abbattersi dopo aver fallito. Questo perché nei videogiochi c’è sempre una seconda chance e in genere si vince se si va per tentativi, se si è tenaci.
I videogames favoriscono anche la coesione sociale. Il fattore socializzazione ha invaso questo mondo solo da pochi anni, ossia da quando il multiplayer online è diventato accessibile e funzionante. Su internet si gioca contro e soprattutto con altri utenti.

In genere, se non si coopera non si raggiunge il traguardo comune. I videogiochi educano quindi alla cooperazione, anche con sconosciuti. Un toccasana in un’epoca come questa, nella quale le sirene dell’individualismo attraggono una fetta troppo ampia della società.
McGonigal ha infine introdotto il concetto di ‘beata produttività: chiunque giochi ai videogames sa che per ‘andare avanti’ è necessario vincere. Ad un traguardo ne segue un altro, ostacolato da un livello di difficoltà crescente. Gli utenti sono abituati alla necessità di produrre risultati immediati e visibili. La produttività, dunque, è un concetto familiare per chi gioca.
L’uomo coltiva le sue facoltà cognitive e ‘affina il suo spirito’ giocando. Ma come tutto ciò può migliorare il mondo? Secondo la McGonigal bisogna imprimere una svolta nel modo di creare videogiochi, integrandoli ai temi d’attualità. La stessa game designer ha prodotto un gioco nel quale l’utente deve cercare un modo per implementare le rinnovabili a discapito delle fonti tradizionali. Non solo: la compromissione tra mondo reale e mondo dei videogiochi deve avvenire ad un livello più alto. La McGonigal propone una vera e propria ramificazione (gamification) del quotidiano. Aziende, enti pubblici, imprese… Tutti devono rielaborare le loro attività. Come? Introducendo schemi tipici del gioco all’interno delle loro strutture. Uno dei meccanismi primordiali per innescare questo processo è il ‘sistema a punti’: stabilire il raggiungimento di un determinato punteggio come traguardo, e assegnare ad ogni ‘azione positiva’ dei punti. Un concetto che sta alla base anche di molte start up online di successo (es Foursquare).
 

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