Giovedi, 19 Ottobre 2017

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Rating Debito: Riflessione Sul Taglio di Moody’s


crisi del debito, titoli di stato, agenzie di rating

Per Moody’s il debito italiano è quasi spazzatura. Nei giorni scorsi la famosa agenzia di rating ha declassato i titoli di Stato italiani di due ‘scalini’, portandoli da A3 a Baa2. In termini di fiducia dei mercati, qualche mese fa il taglio avrebbe rappresentato il colpo di grazia alle speranze dell’Italia. Le piazze hanno invece quasi ignorato il giudizio di Moody’s. Segno che le agenzie di rating vengono ormai percepite come strumenti inadeguati o, peggio, come ‘alleati’ degli speculatori.
D’altronde il giudizio è stato accolto con sdegno e un pizzico di stupore dai leader economici e politici di mezzo mondo. Il taglio di Moody’s è stato visto come un qualcosa di anacronistico, fuori tempo, praticamente illogico. Le critiche più aspre sono arrivate, ovviamente, dall’Italia, con Mario Monti in testa.

Ecco cosa ha invece dichiarato Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, mica della Cgil: “Sia con lo spread a 488 che con il declassamento di Moody's a due passi dal titolo spazzatura, credo che ci sia una forte componente di speculazione internazionale che gioca contro l'Italia nel tentativo di prendere profitto”. Sono seguiti a ruota anche i vertici di Bruxelles, che pur non hanno mostrato delicatezza nei momenti più convulsi della crisi del debito italiana.

Le agenzie di rating stanno perdendo credibilità agli occhi di tutti? Può essere. Persino dal comunicato che ha accompagnato la notizia del taglio emergono motivazioni che, seppure per metà condivisibili, sono in buona parte generiche, frutto di un pregiudizio che poco ha a che fare con il mutato stato delle cose, almeno in Italia. Le motivazioni sono: aumento della disoccupazione, recessione e, soprattutto, instabilità politica. Il governo Monti ha la maggioranza più grande che il Bel Paese abbia visto dai tempi del regime fascista; i partiti politici, sebbene mossi (nel bene e nel male) da spirito critico, votano leggi e fiducie. Eppure, secondo Moody’s, il clima politico mette a rischio l’incedere delle riforme. Sono le stesse motivazioni che le agenzie di rating riferivano sia durante gli ultimi spasmi del governo Berlusconi che durante i primi mesi (quelli della luna di miele) del governo attualmente in carica.
Interpretando una particolare frase del comunicato si può intuire il ragionamento di fondo che muove, forse, le agenzie di rating e in particolare Moody’s. “La paura maggiore è che la politica possa frenare l’operazione di risanamento messa in campo dal governo”. A fare paura non è la confusione tra i partiti politici, bensì semplicemente la politica. Come se la politica fosse solo un ostacolo e non lo strumento con cui i cittadini esprimono la loro volontà, sebbene annacquata dal meccanismo rappresentativo. Un pensiero poco degno di una mente liberale.  
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