Giovedi, 23 Novembre 2017

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Investimenti

La Classifica Delle Città Italiane in Base Alla Capitalizzazione Delle Spa Del FTSE MIB

Borsa, Spa, capitalizzazioneNei giorni scorsi uno studio di Confindustria ha sottolineato che le tasse sulle Società per Azioni in Italia sono il doppio della Spagna e più alte che in Germania e Regno Unito. Avere sede in uno di questi tre Paesi è perciò molto più conveniente che averla in Italia.
Oggi vogliamo vedere dove le Società Per azioni Italiane quotate alla borsa valori di Milano hanno sede lungo il territorio italiano. La classifica delle città italiane in base alla capitalizzazione delle spa che vi hanno sede è stata realizzata da Simon-Kucher & Partners, che ha analizzato in uno studio le 38 società quotate del paniere FTSE MIB.
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I Compensi Degli Amministratori Della SPA Italiane Sono Cresciuti Dell'8%, Capiamo il Perchè

Amministratori delegati, spa, stipendio, dirigentiDopo gli anni bui della crisi i compensi degli amministratori delegati delle società quotate italiane tornano a crescere. Va detto, come segnala un'indagine dello Studio Ambrosetti, che l'aumento delle remunerazione delle società quotate è stato un fatto globale nel 2010. Infatti In Francia il totale dei compensi dei direttori generali delle aziende del CAC40 è stato pari a 98 milioni di euro, in crescita del 24% rispetto all'anno precedente. Lo stesso negli Stati Uniti dove le retribuzioni dei CEO delle principali società dell'’indice S&P 500 sono aumentate del 27%. In Italia, l'aumento è stato più contenuto e pari all'11% rispetto al 2009, per un totale di circa 88 milioni di euro.

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Indice di Benessere Finanziario: Gli Italiani Soddisfatti Degli Investimenti, Scontenti Dei Debiti

buonifruttiferipostali0708.gifIn occasione della ricorrenza dei suoi primi dieci anni in Italia, Ing Direct ha presentato l'Indice di Benessere Finanziario (IBF), un indicatore sintetico che misura il livello di confort degli italiani in relazione alla finanza personale. Rispetto alle altre analisi sul rapporto tra Italiani e risparmio, questo indicatore ha il pregio di analizzare congiuntamente sei grandezze fondamentali, ovvero: risparmio, debito a breve termine, debito a lungo termine, reddito, asset e investimenti, bollette e pagamenti. l'IBF analizzerà queste sei variabili a cadenza trimestrale nell’ambito del più ampio “Osservatorio ING DIRECT sul risparmio e gli investimenti degli Italiani”, realizzato con Gfk-Eurisko . Vediamo di capirci qualcosa di più.
Ogni grandezza viene definita sulla base delle valutazioni espresse, su una scala da 1 a 7, da circa 1000 intervistati, rappresentativi dell'universo bancario. Le valutazioni che poi vengono indicizzate su una scala da 0 a 100, esprimono sinteticamente il livello di soddisfazione degli utenti, da molto insoddisfatto a molto soddisfatto.
A livello nazionale l'indice di benessere finanziario è pari a 46,5, che corrisponde ad livello medio di benessere finanziario. Sostanzialmente gli italiani non sono né soddisfatti, né insoddisfatti, il che significa complessivamente una mancanza di disagio ma anche di benessere. Se si analizzano le singole dimensioni, il maggior livello di comfort è rappresentato dall'area degli investimenti (55,5), mentre l'area del debito a lungo (mutui, prestiti personali) è quella dove si esprime una sostanziale insoddisfazione (punteggio (41,5). Tra i due estremi troviamo l'area delle bollette e dei pagamenti (48,2), quella del reddito (46,8), il debito a breve termine (46,3) e il risparmio (44,7).
A livello geografico l'indice di benessere finanziario assume valori molto diversi frutto delle diverse condizioni economico e finanziarie del territorio, ma anche delle differenti sfaccettature culturali. L'IBF maggiore si registra nel Centro Italia con un punteggio medio di 50,8, segue il Nord Ovest con il 49,1, il Nord Est (43,3) e il Mezzogiorno (42,8).

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Italiani e Borsa: Solo Due Famiglie su Dieci Investono in Azioni e Obbligazioni

prodottfinintesa.gifDiversi sono gli elementi che hanno permesso alle famiglie italiane di reggere l'impatto della crisi economica, tra questi sicuramente il basso livello di indebitamentobasso livello di indebitamento e la scarsa propensione agli investimenti finanziari.
Per quanto riguarda quest'ultimo punto si può dire che “l'immaturità finanziaria” delle famiglie, spesso tacciata come un limite alla crescita del mercato italiano, ha evitato conseguenze più gravi dal punto di vista economico e sociale. Per una volta insomma un sostanziale ritardo nei confronti di mercati più evoluti ha consentito di trarre vantaggi da una situazione di recessione acuta. Quello che è certo è comunque che il rapporto tra famiglie italiane e mercati finanziari non è mai sbocciato, nemmeno in periodi finanziariamente più sereni.
Per quanto riguarda il 2010, secondo la relazione annuale della Consob ( su dati Gfk Eurisko), la quota di investitori retail che detengono almeno un prodotto finanziario "rischioso" , ovvero azioni, obbligazioni, fondi di investimento, polizze vita etc è stata intorno al 20%. Un dato sostanzialmente in linea con quello dell'anno precedente e inferiore di circa cinque punti percentuali rispetto al 2007, cioè a prima della crisi economica.
Otto famiglie italiane su dieci perciò rimangono oggi molto diffidenti nei confronti dei mercati finanziari, preferendo impiegare i propri risparmi in titoli di Stato o in buoni postali.
Qualcosa però si è mosso, infatti rispetto al 2009 è cresciuta di 1,6 punti percentuali la quota di investitori retail che possiedono obbligazioni bancarie, raggiungendo il 10,5%, un livello superiore anche a quello raggiunto nel 2007 (9,3%). In crescita anche il numero di famiglie che investono in obbligazioni non bancarie, che è passata dal 3,1% del 2009 al 3,7% dello scorso anno.
Aumenta anche il grado di diffusione dei titoli di Stato che passa dal 11,9% del 2009 al 13,4% del 2010, mentre la percentuale che investe in fondi o Sicav è rimasta stabile intorno all'8%.
L'esposizione complessiva delle famiglie italiane verso i prodotti strutturati è però cresciuta del 10,2%, passando dai 199,3 miliardi del 2009 ai 212,8 miliardi di euro dello scorso anno. Perciò pur se è stabile la percentuale di famiglie che investono in prodotti strutturati, aumenta la quota di risparmio che le famiglie investitrici dedicano a questi strumenti finanziari.
In generale però la quota maggiore di ricchezza viene investita  sempre in depositi e risparmio postale, con una percentuale del 44% sul totale, in aumento di 6 punti percentuali rispetto al 2007. 

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DAL CODACONS UNA GUIDA SU COME DIFENDERSI DAI CRACK FINANZIARI, AGENDO CONTRO LE BANCHE

finance2303.gifNei mesi scorsi abbiamo visto come secondo un'indagine di Altroconsumo i consigli sugli investimenti finanziari non seguono gli interessi dei clienti ma piuttosto quelli delle bancheinvestimenti
finanziari non seguono gli interessi dei clienti ma piuttosto quelli
delle banche. Un orientamento di fondo molto pericoloso che nel recente passato ha portato gravi conseguenze per le tasche dei consumatori. Si pensi a quanti hanno investito nell'ultimo decennio nelle tante società che venivano descritte (non solo da Banche, ma anche dalle agenzie di rating) come sicure e che invece si sono dimostrate insolventi o fallite (es Cirio, Parmalat, Enron, Lemhan Brothers per citare i casi più famosi).
Per questa ragione il Codacons ha messo a punto una breve guida che racchiude le risposte alle domande frequenti poste dai consumatori che si sono visti trasformare i propri titoli in carta straccia. Va detto che non si tratta di una guida finanziaria ma di un documento che spiega ai consumatori come è possibile agire per vie legali contro le singole banche che hanno venduto i titoli.
L'azione proposta dall'associazione, non è incompatibile con l'eventuale costituzione di parte civile nei processi penali intentati contro le società emittenti (es. Cirio, Parmalat ...). D'altra parte non è possibile agire con il Codacons nei casi di cause civili già promosse dagli stessi consumatori contro le banche ovvero in caso di accordi o conciliazioni intervenute con le stesse.
Per quanto riguarda quest'ultimo punto ricordiamo che la materia finanziaria è una di quelle interessate dalle nuove procedure di conciliazione obbligatoria
nuove procedure di conciliazione obbligatoria, per cui, sarà necessario passare prima dall'Arbitro bancario finanziario o dalla Consob (a seconda dei casi) per un tentativo di mediazione tra Banche e Consumatori. Vediamo ora qualche spunto interessante fornito dall'E-book del Codacons.
L'Associazione ricorda che prima di far sottoscrivere un investimento finanziario le banche avrebbero dovuto fornire al cliente un documento sui rischi finanziari e fornire informazioni dettagliate sulle caratteristiche del titolo. Se ciò non avviene, la banca non fa quanto richiede la legge e secondo il Codacons, deve rispondere dei danni provocati al risparmiatore.
In più l'associazione ricorda che già dal 1996 è in vigore una normativa che impone alle banche di effettuare una profilatura del cliente prima di ricevere ordini di acquisto. Gli istituti di credito devono cioè registrare le caratteristiche del cliente al fine di verificare l’adeguatezza dell’investimento. Se il risultato di questa profilatura è che il cliente non ha un profilo speculativo, ovvero non ha intenzione di rischiare, la banca non può vendere titoli rischiosi.

 

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