Giovedi, 23 Novembre 2017

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Investimenti

NEGLI ULTIMI 15 ANNI GLI INVESTIMENTI IN ARTE HANNO RESO DI PIÙ DI AZIONI ED IMMOBILI

contemporaryart0402.gifRecupera il mercato dell'arte moderna e contemporanea che nel 2010 in Italia ha fatto registrare un giro d'affari complessivo pari a 158 milioni, in crescita del 2,7% sul 2009. A rilevarlo è Nomisma nell'ultimo "Rapporto sul mercato dei beni artistici 2010", presentato nei giorni scorsi. L'indagine rileva come il mercato italiano risulti ancora sottile e frammentario, oltre che caratterizzato da una rilevante quota di scambi sommersi e da una scarsa attrazione esercitata verso nuovi investitori-collezionisti. Sono soprattutto queste ultime peculiarità a bloccare il mercato, che dopo aver perso nel 2009 circa il 60,6% del proprio fatturato, manterrà valori degli scambi pressochè costanti (o in lieve aumento) anche nel 2011, quantomeno secondo le stime della maggior parte dei galleristi. Tornando al 2010, Nomisma sottolinea come nel primo semestre dell'anno, oltre la metà delle opere (51,81%) sia stata acquistata nelle gallerie, ma con un incremento della quota intermediata dalla case d'asta. A livello geografico il mercato si concentra al Nord, con il 77,13% dell’intero valore degli scambi del primo semestre del 2010, intermediato in Lombardia, Veneto e Piemonte.
La recente crisi economica ha un po' riscritto le regole relative agli investimenti, intervenendo a modificare anche alcuni assunti ritenuti immutabili, come quello che considera l'arte come un bene rifugio. Nomisma, analizzando l'arco temporale compreso tra il 1995 e il 2010, arriva a concludere che solo gli indici di prezzo relativi al mercato internazionale dell’arte (NWA) e al comparto contemporaneo in Italia (NIC) evidenziano la loro capacità di tenuta rispetto all’indice generale dei prezzi. Analizzano gli indici nel periodo più duro della crisi (2006-2010), l'indagine rileva anche come né l’arte moderna (NIM) né quella contemporanea (NIC) manifestano il proprio carattere protettivo e di anticiclicità.


ARTE VS AZIONI
D'altra parte Nomisma sottolinea come l'investimento in arte mostri, in termini di rischio-rendimento, performance migliori rispetto all'investimento azionario. Vanno fatti però dei distinguo tra il ritorno ricavabile sul mercato internazionale rispetto a quello italiano, è tra l'andamento dei comparti moderno e contemporaneo.
In concreto l'investimento in opere d'arte riconosciute scambiate a livello internazionale ha restituito, dal 1995, un rendimento medio annuo dell'1,9% (NWA). Si tratta di un rendimento più basso di quello fatto registrare dalla Borsa americana ( S&P 5002,6%) e dall'oro (Gold Future 4%), tuttavia, risulta, secondo Nomisma, più positivo in virtù della protezione garantita rispetto all’inflazione lungo tutto il periodo. Venendo al confronto tra il mercato internazionale dell'arte e quello italiano, Nomisma sottolinea come negli ultimi cinque anni, il primo abbia garantito un ritorno medio annuale positivo dell'1,1% (NWA), contro una diminuzione del valore del 2,2% annuo, del secondo (NIM).

 

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MESSAGGI PUBBLICITARI DI PRODOTTI FINANZIARI: DALLA CONSOB NUOVE REGOLE A TUTELA DEI CONSUMATORI

classcgiuadepitoita.gifLa Consob, Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, ha previsto delle nuove regole a tutela dei consumatori relative ai messaggi promozionali di prodotti finanziari.
Al fondo di questo intervento normativo vi è la diffusa consapevolezza per cui assai spesso i messaggi pubblicitari, con prospetti in maniera molto sintetica, presentano al mittente delle condizioni di fatto non conformi a quelle previste dai principi normativi in vigore. Questo aspetto diviene ancora più rilevante in considerazione del fatto che il messaggio pubblicitario è lo strumento più utilizzato per invitare il consumatore a sottoscrivere o ad acquistare gli strumenti finanziari.
Secondo quanto stabilito da Consob, i messaggi pubblicitari riguardanti prodotti finanziari dovranno necessariamente attenersi ai seguenti principi:
  • L’annuncio pubblicitario deve indicare la pubblicazione o la prossima pubblicazione di un prospetto informativo e deve specificare il luogo dove il pubblico può visionarlo oppure i mezzi attraverso cui potrà avvenire la consultazione;
  • La pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile in quanto tale;
  • Le informazioni contenute nel messaggio pubblicitario non devono essere imprecise o tali da indurre in errore circa caratteristiche, natura, rischi ed investimenti dei prodotti finanziari proposti;
  • Gli annunci che, in coerenza con il punto precedente, riportano l’ammontare degli investimenti dovranno specificare il periodo di riferimento per il calcolo del rendimento, rappresentare in modo chiaro il profilo di rischio connesso al rendimento, operare il confronto con il parametro di riferimento indicato nel prospetto per la rappresentazione del profilo di rischio-rendimento o con un parametro coerente con la politica d’investimento descritta nel prospetto. In più  dovranno indicare l’ammontare netto dei rendimenti al lordo delle ritenute fiscali e riportare, secondo quanto previsto dalla legge, l’avvertenza “i rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri”;
  • Gli annunci pubblicitari che indicano statistiche frutto di elaborazioni o studi devono necessariamente riportarne la fonte;
  • Il messaggio pubblicitario deve risultare coerente con il prospetto pubblicato o di successiva pubblicazione;
  • Ogni messaggio pubblicitario deve essere caratterizzato dall’avvertenza “prima dell’adesione leggere il prospetto”.
Quanto alla redazione dei messaggi pubblicitari, inoltre, la Consob ha previsto che ci si dovrà attenere ai seguenti principi:


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PREVIDENZA COMPLEMENTARE: SOLO UN LAVORATORE SU QUATTRO È ISCRITTO AD UN FONDO PENSIONE

recruitmentstudentuni.gifDei 21,5 milioni di lavoratori autonomi e dipendenti del settore privato presenti in Italia solo poco più di cinque milioni (precisamente 5.055.228) hanno aderito ad una forma pensionistica complementare. Lo rivela la Cgia di Mestre nell'ultima elaborazione realizzata sul mondo della previdenza complementare. Ciò significa che più di tre lavoratori su quattro (il 76,6% del totale) sono propensi a mantenere il proprio Tfr accantonato in azienda piuttosto che investirlo in un fondo pensione. Ricordiamo che questa possibilità di scelta andava effettuato entro il 30 giugno 2007, per i lavoratori dipendenti italiani assunti prima del 31 dicembre 2006, mentre per quelli assunti dopo il 1° gennaio 2007, la decisione deve essere presa entro 6 mesi della firma del contratto. Nel primo anno di entrata in vigore della legge, (tra il 2006 e il 2007) si è registrati un aumento delle iscrizioni ai fondi ed ai Pip (Piani Individuali Pensionistici), +43,2%, tra il 2007 e il 2008 la crescita fu del +6,4%, mentre tra il 2008 e il 2009 del +4,2%.
Solo dunque un lavoratore su quattro ha deciso di integrare il sistema pensionistico obbligatorio, optando secondo, la Cgia, nella scelta migliore possibile. Infatti, la crisi economica che ha colpito i mercati finanziari negli ultimi due anni ha inciso molto sui rendimenti del fondi negoziali e di quelli aperti. Chi ha lasciato il Tfr in azienda ha ottenuto un rendimento del 4,7%, mentre chi si è iscritto ad un fondo negoziale ha ottenuto solo l'1,7%. Ancora peggio è andata per coloro che hanno investito il Tfr nei fondi pensione aperti, visto che il tasso è stato addirittura negativo. Intervenuto in proposito il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, ha precisato che su tali risultati non può essere effettuato un giudizio definitivo, visto il breve lasso di tempo trascorso e la situazione finanziaria vissuta in questo periodo.
A livello territoriale sono il lavoratori del Nord quelli che hanno aderito maggiormente alle forme pensionistiche complementari. Su tutti quelli del Trentino AA con il 33,2% di adesione, seguiti dai lavoratori Lombardi con il 28,2% e da quelli della Valle d’Aosta, con il 27,9%.

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BANCHE: I CONSIGLI SUGLI INVESTIMENTI FINANZIARI SEGUONO I PROPRI INTERESSI E NON QUELLI DEL CLIENTE

altroconsuprivatbank1211.gifLa crisi economica e i crack finanziari degli ultimi anni hanno reso ancora più sottile il filo che unisce le famiglie al risparmio gestito. Secondo il rapporto “ Gli Italiani e il risparmio” dell'associazione AcriGli
Italiani e il risparmio” dell'associazione Acri, la crisi ha ridotto le capacità di risparmio delle famiglie che rimangono sempre orientate verso gli investimenti immobiliari. Quasi una famiglia su cinque, però rimane lontana da ogni forma di investimento, preferendo la liquidità o la spesa.
In questo scenario di difficoltà condivise le banche riusciranno a recuperare la fiducia delle famiglie, proponendo investimenti adeguati al profilo di rischio dei clienti? A questa domanda ha provato a rispondere Altroconsumo che con una delle sue solite inchieste a sorpresa, ha sondato 80 istituti di credito di Milano, Roma e Torino. I risultati non sono stati proprio incoraggianti.
I consulenti incontrati, infatti, hanno dedicato agli inviati dell'associazione, in media 20 minuti di tempo e nel 70% dei casi hanno fornito consigli, che secondo Altroconsumo, non erano adeguati al profilo di rischio dichiarato. Come prescrive da un triennio la normativa Mifid, i consulenti finanziari dovrebbero sondare il cliente con domande necessarie a capire quali sono le esigenze e quale è il livello di conoscenza dei prodotti finanziari. E solo successivamente proporre un prodotto di investimento adeguato. Un iter scarsamente seguito, tanto che l'associazione sostiene che in sette casi su dieci il consiglio ci è stato dato alla cieca, in quanto il consulente non ha fatto alcuna domanda al “cliente”.
Altroconsumo sottolinea che la normativa Mifid è stata ignorata anche per quanto riguarda le informazioni date al cliente sugli investimenti proposti, che devono risultare chiare, corrette e non fuorvianti. Infatti, il 79% dei consulenti non ha fornito alcuna documentazione, nemmeno i prospetti informativi che sono invece essenziali (e obbligatori) per descrivere i prodotti finanziari, soprattutto quando si tratta di strumenti strutturati e complessi.


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POSTE ITALIANE: BOOM DEI LIBRETTI DI RISPARMIO CHE CRESCONO DELL'11,4% E DEI NUOVI BUONI FRUTTIFERI

cartalibrettopostale3010.gifIn occasione della Giornata mondiale del Risparmio, Poste Italiane ha tenuto in tutta Italia una serie di eventi, incontri formativi e lezioni con studenti appartenenti alle scuole primarie di primo e secondo grado. L’obiettivo degli incontri è stato quello di sensibilizzare i giovani al risparmio come investimento sul proprio futuro umano e professionale. Siamo un popolo tradizionalmente di risparmiatori come sottolineato dal rapporto “Gli italiani e il risparmioGli
italiani e il risparmio” di Acri, ma è sempre bene ricordarlo.
Tra i dati presentati da Poste Italiane, è emerso inequivocabilmente come il libretto di risparmio sia la soluzione di deposito e di gestione dei risparmi più adottata dagli italiani. Il numero di fruitori di questo servizio, già ampiamente consolidato, infatti, continua a crescere in maniera considerevole, nonostante la sempre più agguerrita concorrenza delle banche che propongono svariate modalità di deposito dei risparmi.
Ad oggi si contano infatti in tutta Italia oltre 26 milioni di libretti, con un tasso di crescita relativo all’ultimo anno pari al 11,4%. Le ragioni per cui gli italiani scelgono sempre più il libretto per il deposito dei propri risparmi sono svariate: anzitutto la sicurezza, dal momento che i capitali depositati presso Poste Italiane sono garantiti dallo Stato Italiano, dunque sono protetti da ogni crisi finanziaria ed anche da eventuali truffe. Secondariamente, la convenienza, dato che non richiedono alcun costo di operazione, neppure per l’apertura e per la chiusura dello stesso, senza dimenticare la semplicità e la praticità di utilizzo. Poste Italiane ha comunicato che per chi lo desiderasse è disponibile una carta di prelievo e versamento collegata al Libretto Nominativo Ordinario. La carta è gratuita e permette di prelevare e di versare denaro presso tutti gli uffici Postali e di effettuare prelevamenti presso gli sportelli automatici (ATM) del circuito Postamat.
L’unico limite dei libretti postali è rappresentato dai tassi di interesse non certo elevati, anche se emerge con evidenza che gli italiani danno assoluta priorità alla sicurezza del deposito, anche a costo di rinunciare ad una maggiore convenienza. Un interesse maggiore di del 65% rispetto al tasso di interesse per i libretti ordinari (1,65% contro 1% lordo) è disponibile per i libretti di risparmio dedicati ai minori di 18 anni, disponibili in tre versioni a seconda della fascia di età.

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