Giovedi, 21 Novembre 2019

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Agenzie di Rating: Tante Ombre e Conflitti di Interesse Dietro Chi Giudica il Debito


Agenzie di rating, conflitto di interessi

Maurizio Ricci, ha rilanciato un’idea che sta avendo parecchi proseliti: ‘vivere’ senza le agenzie di rating, ossia svincolarsi da chi giudica il debito e spesso, secondo alcuni, lo fa sguazzando in un enorme conflitto d’interessi. Maurizio Ricci è una firma di spicco de la Repubblica, giornalista da 40 anni, esperto di economia e di ‘dati e cifre, nonché delle analisi che li tengono assieme’ (parole sempre presenti nella quarta di copertina dei suoi libri).
Ricci ha esordito bacchettando i policy maker europei sulla tempistica. La marea di critiche che ha investito le agenzie di rating e soprattutto Standard&Poor’s è semplicemente arrivata troppo tardi. Ricordiamo Cicchitto che, il giorno dopo del mega-declassamento di venerdì 14 gennaio ha dichiarato: “Siamo convinti che la credibilità delle agenzie di rating siano poco credibili per non dire di peggio”.

Anche Mario Draghi, tendenzialmente più moderato del pdlino ha consigliato di “fare meno affidamento sulle agenzie di rating”, e anzi, “di imparare a vivere senza loro”. Sicuramente alla favola dell’autonomia di giudizio crede sempre ‘meno gente’. Non ci crede nemmeno la Procura di Milano che ha redatto un mandato di perquisizione alla sede milanese di Standard&Poor’s.
Quello che fa storcere il naso a Maurizio RicciMaurizio Ricci, dicevamo, è proprio la tempistica. E attacca: “All'arbitro, come ogni tifoso di calcio sa, non si dice nulla, finché non ti va contro. Quando questo succede, sono insulti, contumelie, contestazioni”.

Anche il giornalista, sia chiaro, nutre profondi dubbi sull’attendibilità delle quattro sorelle del rating (Standard&Poor’s, Fitch, Moody’s, Dbrs, anche se quest’ultima è la meno conosciuta). Dubbi che scaturiscono da ombre e conflitti d’interesse che stanno emergendo solo ora ma che, in verità, sono sempre stati sotto gli occhi di tutti, o almeno di chi volesse guardare. Per farla breve, buona parte degli azionisti delle agenzie di rating fanno parte dell’organico di società di capitali che investono nei titoli di debito. E allora l’ipotesi speculazione si rafforza e assume i contorni del sospetto.
La colpa è anche e soprattutto dell’Europa. Se è vero che la dipendenza dalle agenzia di rating è stringente, soffocante, ciò è conseguenza di alcune misure adottate anni addietro dalle istituzioni dell’Unione Europea. Per dirne una, come sottolinea Ricci “fra il 2006 e il 2011 una serie di direttive europee hanno imposto ai fondi comuni, agli hedge funds e alle banche di tener conto dei rating dei titoli, nel costituire le loro riserve”.
E dunque che fare per svincolarsi dalle agenzie di rating? Bisogna cambiare un po’ di regole, ma per adesso in Europa si stanno discutendo altre soluzioni. Una di queste è allargare il range di agenzie di rating di riferimento. Alle quattro sorelle andrebbe aggiunta, secondo Romano Prodi, un’agenzia turca o cinese (la Dagong scalpita, ma nemmeno lei è molto tenera con l'Italia). Alcuni paventano la creazione di un’agenzia europea. Quest’ultima soluzione, tuttavia, suonerebbe un po’ come l’oste che decanta la qualità del suo vino per convincere la gente ad acquistarlo.

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