Giovedi, 19 Ottobre 2017

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Italiani e Borsa: Solo Due Famiglie su Dieci Investono in Azioni e Obbligazioni


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Diversi sono gli elementi che hanno permesso alle famiglie italiane di reggere l'impatto della crisi economica, tra questi sicuramente il basso livello di indebitamentobasso livello di indebitamento e la scarsa propensione agli investimenti finanziari.
Per quanto riguarda quest'ultimo punto si può dire che “l'immaturità finanziaria” delle famiglie, spesso tacciata come un limite alla crescita del mercato italiano, ha evitato conseguenze più gravi dal punto di vista economico e sociale. Per una volta insomma un sostanziale ritardo nei confronti di mercati più evoluti ha consentito di trarre vantaggi da una situazione di recessione acuta. Quello che è certo è comunque che il rapporto tra famiglie italiane e mercati finanziari non è mai sbocciato, nemmeno in periodi finanziariamente più sereni.
Per quanto riguarda il 2010, secondo la relazione annuale della Consob ( su dati Gfk Eurisko), la quota di investitori retail che detengono almeno un prodotto finanziario "rischioso" , ovvero azioni, obbligazioni, fondi di investimento, polizze vita etc è stata intorno al 20%. Un dato sostanzialmente in linea con quello dell'anno precedente e inferiore di circa cinque punti percentuali rispetto al 2007, cioè a prima della crisi economica.
Otto famiglie italiane su dieci perciò rimangono oggi molto diffidenti nei confronti dei mercati finanziari, preferendo impiegare i propri risparmi in titoli di Stato o in buoni postali.
Qualcosa però si è mosso, infatti rispetto al 2009 è cresciuta di 1,6 punti percentuali la quota di investitori retail che possiedono obbligazioni bancarie, raggiungendo il 10,5%, un livello superiore anche a quello raggiunto nel 2007 (9,3%). In crescita anche il numero di famiglie che investono in obbligazioni non bancarie, che è passata dal 3,1% del 2009 al 3,7% dello scorso anno.
Aumenta anche il grado di diffusione dei titoli di Stato che passa dal 11,9% del 2009 al 13,4% del 2010, mentre la percentuale che investe in fondi o Sicav è rimasta stabile intorno all'8%.
L'esposizione complessiva delle famiglie italiane verso i prodotti strutturati è però cresciuta del 10,2%, passando dai 199,3 miliardi del 2009 ai 212,8 miliardi di euro dello scorso anno. Perciò pur se è stabile la percentuale di famiglie che investono in prodotti strutturati, aumenta la quota di risparmio che le famiglie investitrici dedicano a questi strumenti finanziari.
In generale però la quota maggiore di ricchezza viene investita  sempre in depositi e risparmio postale, con una percentuale del 44% sul totale, in aumento di 6 punti percentuali rispetto al 2007. 


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Scende il peso delle obbligazioni che passa dal 15,1% del 2009 al 14,1% dello scorso anno e così anche quello delle polizze vita che passa dal 7,5% al 4,7%. Aumenta invece la quota di ricchezza investita in azioni e prodotti del risparmio gestito che passa rispettivamente dal 6,2% al 7,3% e dal 12,6% al 15,7%.
Ma a cosa è dovuta questa scarsa tendenza delle famiglie a ricorrere ai mercati finanziari?
Secondo la Consob, in parte alla scarsa diffusione del servizio di consulenza, che nel 2010 ha raggiunto solo l'8% delle famiglie. Va detto anche che questa bassa diffusione è dovuta anche al fatto che gran parte delle famiglie ritiene che alla base del servizio di consulenza vi sia un conflitto di interesse (lo pensa il 21% del totale) mentre solo il 10% si ritiene soddisfatta dei consigli (contro il 38% nel 2007).

 

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