Giovedi, 19 Ottobre 2017

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NEGLI ULTIMI 15 ANNI GLI INVESTIMENTI IN ARTE HANNO RESO DI PIÙ DI AZIONI ED IMMOBILI


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Recupera il mercato dell'arte moderna e contemporanea che nel 2010 in Italia ha fatto registrare un giro d'affari complessivo pari a 158 milioni, in crescita del 2,7% sul 2009. A rilevarlo è Nomisma nell'ultimo "Rapporto sul mercato dei beni artistici 2010", presentato nei giorni scorsi. L'indagine rileva come il mercato italiano risulti ancora sottile e frammentario, oltre che caratterizzato da una rilevante quota di scambi sommersi e da una scarsa attrazione esercitata verso nuovi investitori-collezionisti. Sono soprattutto queste ultime peculiarità a bloccare il mercato, che dopo aver perso nel 2009 circa il 60,6% del proprio fatturato, manterrà valori degli scambi pressochè costanti (o in lieve aumento) anche nel 2011, quantomeno secondo le stime della maggior parte dei galleristi. Tornando al 2010, Nomisma sottolinea come nel primo semestre dell'anno, oltre la metà delle opere (51,81%) sia stata acquistata nelle gallerie, ma con un incremento della quota intermediata dalla case d'asta. A livello geografico il mercato si concentra al Nord, con il 77,13% dell’intero valore degli scambi del primo semestre del 2010, intermediato in Lombardia, Veneto e Piemonte.
La recente crisi economica ha un po' riscritto le regole relative agli investimenti, intervenendo a modificare anche alcuni assunti ritenuti immutabili, come quello che considera l'arte come un bene rifugio. Nomisma, analizzando l'arco temporale compreso tra il 1995 e il 2010, arriva a concludere che solo gli indici di prezzo relativi al mercato internazionale dell’arte (NWA) e al comparto contemporaneo in Italia (NIC) evidenziano la loro capacità di tenuta rispetto all’indice generale dei prezzi. Analizzano gli indici nel periodo più duro della crisi (2006-2010), l'indagine rileva anche come né l’arte moderna (NIM) né quella contemporanea (NIC) manifestano il proprio carattere protettivo e di anticiclicità.


ARTE VS AZIONI
D'altra parte Nomisma sottolinea come l'investimento in arte mostri, in termini di rischio-rendimento, performance migliori rispetto all'investimento azionario. Vanno fatti però dei distinguo tra il ritorno ricavabile sul mercato internazionale rispetto a quello italiano, è tra l'andamento dei comparti moderno e contemporaneo.
In concreto l'investimento in opere d'arte riconosciute scambiate a livello internazionale ha restituito, dal 1995, un rendimento medio annuo dell'1,9% (NWA). Si tratta di un rendimento più basso di quello fatto registrare dalla Borsa americana ( S&P 5002,6%) e dall'oro (Gold Future 4%), tuttavia, risulta, secondo Nomisma, più positivo in virtù della protezione garantita rispetto all’inflazione lungo tutto il periodo. Venendo al confronto tra il mercato internazionale dell'arte e quello italiano, Nomisma sottolinea come negli ultimi cinque anni, il primo abbia garantito un ritorno medio annuale positivo dell'1,1% (NWA), contro una diminuzione del valore del 2,2% annuo, del secondo (NIM).

 


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 Per quanto riguarda l'Italia, va però distinto l'andamento tra comparto moderno e quello contemporaneo, che risultano molto diversi sia nel lungo periodo che in reazione alla recente crisi economica.
Il mercato dell'arte contemporanea italiano (NIC) ha, infatti, fatto registrare un tasso di rendimento medio annuale del 3,9%, tra il 1995 e il 2010, e dello 0,3% a partire dal 2006. Dall'altra parte il mercato dell'arte moderna ha fatto segnalare un rendimento medio annuale dello 0,5%, tra il 1995 e il 2010, e una riduzione del 2,2% negli ultima quattro anno.
Confrontando questi dati con l'investimento immobiliare e con l'investimento azionario italiano, si scopre che tra il 1995 e il 2010, il rendimento medio annuo del mercato dell'arte contemporanea è stato superiore ad entrambi (1,6% l'azionario, 2% l'immobiliare). Tra il 2006 e il 2010, invece il rendimento del mercato dell'arte contemporanea ha eguagliato quello immobiliare di periodo (+0,3%) e superato quello azionario (-6,3%). Rispetto a quest'ultimo anche il rendimento dell'investimento in arte moderna è stata maggiore.
In pratica un euro investito nel 2006 avrebbe ottenuto un ritorno positivo (nominale) se investito in oro (2,30 euro), in opere d’arte compravendute sul mercato internazionale (1,14 euro), nel segmento contemporaneo italiano (1,04 euro) e, infine, in case situate in una grande area urbana (1,02 euro). Avrebbe invece ottenuto un ritorno negativo se investito nell'arte moderna italiana (0,82 euro), nel mercato azionario italiano (0,60 euro) e in quello americano (0,98 euro).

[Via: NomismaNomisma ]

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