Giovedi, 23 Novembre 2017

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Spread, Debito e Fiducia: Come Funziona la Mente Dei Mercati


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Un animale strano. Così appare agli occhi della gente comune e, a volte, anche degli economisti quel gigantesco leviatano che è, in fin dei conti, il mercato. Mostro o deus ex machina, poco importa, è la forza che regola i processi politici, gli scambi economici, la vita delle persone. Tutto questo indifferentemente dalla componente ‘socialismo’: persino in Cina, il mercato decide il destino della nazione. Parole forse forti, ma giustificate dall’evidenza. In Occidente, capitalista per definizione, l’aumento vertiginoso dello spread ha accelerato l’uscita di scena del presidente del consiglio di un Paese influente come l’Italia. In Estremo Oriente, la crisi del debito europeo (causata anche e soprattutto da interessi troppo alti) sta dando una bella gatta da pelare alla Cina, sofferente per il calo nelle esportazioni.  

Se calano i consumi europei cala l’export cinese, che ha nel Vecchio Continente il suo principale partner commerciale.I mercati, oltre che decisivi, sono anche incomprensibili. “Berlusconi e la scarsa credibilità dell’Italia causano l’aumento dello spread”, s’era detto. Eppure, adesso, con Monti al timone del Paese e la credibilità in parte restaurata, non è cambiato granché. S’era detto, poi, che serviva una manovra contro il deficit per ‘calmare’ i mercati. La manovra Salva Italia s’è fatta, ma, ancora una volta, poco è cambiato.
Insomma, il governo italiano ha dato ai mercati quel che volevano. Eppure i risultati stentano ad arrivare. Perché? Le risposte sono due: o i mercati sono irrazionali, in qualche modo ‘squilibrati’ - caratteristiche che poco s’addicono a soggetti che fanno del rischio e del calcolo sul rischio la loro ragion d’essere - oppure…. I mercati sono stati male interpretati. Le risposte non funzionano perché non si capiscono le domande. E’ questa la tesi del sociologo Luca Ricolfi, che in un recente editoriale su "La Stampa" ha cercato di scrutare la mente dei mercati e i principi sui quali si basa il loro ragionamento.

Il sociologo torinese rivela che ai mercati poco importa dei conti dello stato. Differentemente da quel che credono i governanti, il deficit influisce relativamente poco sulla credibilità finanziaria di questo o quel paese. Molto più importante per i mercati è la composizione del bilancio, non di quanto è in passivo. Importante è dare nuova linfa ai consumi, agli investimenti, stimolare il mercato del lavoro. Quindi, secondo Ricolfi, “se i mercati hanno punito l’Italia non è nonostante la manovra di Monti, ma in un certo senso a causa di essa. La credibilità di Monti, la sua serietà, il suo coraggio, non sono bastati per la semplice ragione che i mercati hanno colto l’impianto recessivo della manovra”. A proposito a questo indirizzo potrete trovare un'analisi approfondita sugli effetti sulla crescita e la composizione delle manovre correttive.
La prova di questo ragionamento sta in quanto è successo all’Italia e alla Spagna. Il Bel Paese gode di evidenze strutturali ben più rassicuranti, sulla carta, rispetto al paese iberico, che soffre, giusto per citare un dato, di un tasso di disoccupazione superiore al 20%. I mercati, però, si fidano più della Spagna che dell’Italia (lo dimostra lo spread spagnolo sceso sotto i livelli di guardia). Questo perché la Spagna ha adottato una manovra che non aggiunge pressione fiscale ma interviene sulla spesa. E poco importa se il suo deficit previsto per il 2012 è dell’8% : la Spagna ha più speranze di crescere rispetto all’Italia. Questo basta ai mercati.
 
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