Venerdi, 28 Luglio 2017

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Otto Nuovi Contratti di Lavoro su Dieci Sono Precari


lavoro precario, tempo determinato, tempo indeterminato

Secondo un recente ricerca Istat, in Italia il 71,5% della assunzioni effettuato nelle grandi aziende tra il 2005 e il 2010 è stato effettuato con contratti a tempo determinato. Su questo tema è intervenuta anche la Uil in uno studio che conferma sostanzialmente i dati Istat e rende ancora più chiara l'immagine di un'Italia a tempo indeterminato. Il rapporto sul lavoro curato dal servizio Politiche del lavoro della Uil ha analizzato i dati ufficiali di Istat, Inps, Inail ed Eurostat, giungendo alla conclusione che nel nostro Paese il 78% dei rapporti di lavoro viene instaurato con forme di lavoro non stabili (leggasi precari), mentre la percentuale di apprendisti under 29 sul totale degli occupati è di appena il 15%.
L'analisi ha racchiuso le tante tipologie contrattuali presenti nel nostro Paese in due insiemi: 


  • le “buone forme contrattuali” che comprendono i rapporti di lavoro a tempo indeterminato e quelli con contratto di apprendistato
  • le “deboli forme contrattuali” in cui sono inseriti i contratti a tempo determinati e le altre forme contrattuali che possiamo definire precarie.

Dal 2008 al 2009 si è osservata una diminuzione di entrambe le macro categorie contrattuali e tutte le tipologie contrattuali ad esclusione dei rapporti di collaborazione che sono aumentati di un quinto.

Ma tra i due gruppi la diminuzione maggiore è stata quella che ha riguardato le buone forme contrattuali con un calo del 39,4% contro il 22,1% delle deboli forme contrattuali. Sostanzialmente si è passati dai 3,8 milioni di nuovi rapporti di lavoro avviati con buone forme contrattuali del 2008 ai 2,3 milioni del 2009, mentre i nuovi rapporti di lavoro avviati con deboli forme contrattuali sono scesi nello stesso periodo da 9 a 7milioni.
Venendo a tempi più vicini, nel primo semestre 2011, su un totale di 5,3 milioni di nuovi rapporti di lavoro avviati, il 78% è avvenuto con deboli forme di lavoro tra cui il 67,7% con contratti a tempo determinato, l'8,6% con collaborazioni e l'1,7% con altre tipologie. Percentuali dalle quali sono stati escluse le nuove partite Iva e il lavoro occasionale retribuito con i voucher, che altrimenti avrebbero fatto salire la quota di rapporti instabili oltre l'80%. I contratti atipici non riguardano solo i giovani, spiega il rapporto, in quanto il 53,6% delle nuove persone avviate al lavoro ha più di 35 anni.
Una situazione disperata insomma? Mah, la nuova riforma del lavoro, come abbiamo visto prevede contratti a tempo determinato più costosi per le aziende. Nello specifico per questi è prevista un'aliquota aggiuntiva per le aziende dell'1,4%, che poi l'azienda può recuperare (in parte) qualora trasformi il contratto a tempo indeterminato. Per cui rendendo meno conveniente il lavoro precario per le imprese c'è da sperare ad una maggior stabilizzazione dei contratti verso quelle che abbiamo definito le buone forme contrattuali.
 
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