Martedi, 27 Giugno 2017

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Lavoro: gli Inattivi Sono 3 Milioni, il 43% è Scoraggiato


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In Italia crescono le preoccupazioni e lo scoraggiamento sul fronte lavoro. Secondo quanto riporta l'Istat gli inattivi che non cercano un lavoro ma sono disponibili a lavorare hanno raggiunto nel 2011 le 2,897 milioni di unità, dato in aumento del 4,8% rispetto all'anno precedente. Nel nostro paese gli inattivi sono in numero superiore ai disoccupati in senso stretto (2,108 milioni), situazione opposta a quella che si registra nella media dei Paesi Europei.
La quota di inattivi è inoltre al  livello massimo dal 2004 ed è scresciuta in rapporto alla forza lavoro di 5 decimi di punto percentuale, passando dall'11,1% del 2010 all'11,6% dello scorso anno, dato questo superiore di oltre tre volte a quello medio europeo (3,6%). Il primato negativo dell'Italia è seguito dalla Bulgaria con una percentuale di inattivi sulla forza lavoro dell'8,6%, dalla Lettonia (7,4%) e dall'Estonia (6,3%).  

La Spagna che ha una percentuale di disoccupazione decisamente elevata (21,7%), mostra una quota di inattivi sulla forza lavoro del 4,2%.
Per quanto riguarda i giovani cresce nel nostro Paese la quota di under 24 che non cercano lavoro ma sono disponibili a lavorare, che passa dal 30,9% della forza lavoro giovanile del 2010 al 33,9% del 2011.

Tra gli inattivi è forte il senso di scoraggiamento. Infatti, il 42,6% (circa 1,2 milioni) degli inattivi che non cercano lavoro ma sono disponibili a lavorare, dichiara di aver rinunciato alla ricerca perchè ritiene di non riuscire a trovarlo. L'incidenza degli scoraggiati sale nelle regioni meridionali dova la percentuale sale fino al 47%, soprattutto perchè vi sono minor opportunità di lavoro e minori possibilità di mantenere un'occupazione stabile. Un altro fattore che alimenta lo scoraggiamento verso la ricerca attiva di un'occupazione è la mancanza di competenze specifiche da spendere sul mercato del lavoro. Infatti, nel gruppo degli inattivi disponibili, gli scoraggiati sono la metà tra coloro con un titolo di studio basso (licenza media) ed un quinto tra i laureati.
Sul fronte delle differenze di genere, l'Istat sottolinea come le donne che appartengono al gruppo degli inattivi corrispondano al 16,8% della forza lavoro femminile, a fronte del 7,9% degli uomini. Insomma stiamo parlando di una percentuale più che doppia. Su questo aspetto non incide però tanto lo scoraggiamento che riguarda sia gli uomini che le donne in maniera significativa, quanto la cura dei figli e dei familiari che rappresenta per la componente femminile il motivo più significativo della mancata ricerca di lavoro.
 
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