Giovedi, 19 Ottobre 2017

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Pensioni: Giovani a Rischio Futuro con il Calcolo Contributivo


giovani, pensione, sistema contributivo

La riforma delle pensioni ha apportato sensibili miglioramenti sul fronte dei conti pubblici. La spesa per la previdenza, alias per le pensioni, gravava in maniera insostenibile sul bilancio dello Stato. A partire dal 2012 graverà un po’ di meno. Il risparmio è sensibile e crescerà di anno in anno almeno fino al 2040. Tuttavia, come tutti sanno, la riforma che ha rivoluzionato le pensioni ha causato malcontento, poiché ha introdotto un regime, quello contributivo, inedito per la situazione italiana. I problemi, però, rischiano di non finire qui: le vittime ‘designate’ della riforma potrebbero essere non i pensionati / pensionandi di oggi, e nemmeno quelli di domani. Bensì, quelli di ‘dopodomani’: i giovani. Perché i giovani più di ogni soffriranno del nuovo sistema? La risposta gravita attorno alla definizione di regime contributivo.

Il regime contributivo stabilisce che l’entità della pensione non viene determinata dall’ultima mensilità percepita (sistema retributivo) ma dalla consistenza dei contributi versati effettivamente durante gli anni lavorativi. Insomma, ognuno, una volta raggiunta l’età pensionabile, vivrà di ciò che ha versato in precedenza. A primo acchito tutto questo appare come una norma logica, sacrosanta, eticamente ineccepibile. Peccato che si scontri con l’attuale situazione del mondo del lavoro, andando a creare un paradosso o, peggio ancora, situazioni di pesante incertezza.

Il mondo del lavoro in Italia, oggi, non è flessibile: è semplicemente precario. Un giovane che inizia nel 2012 la sua attività lavorativa rischia con tutta probabilità di ‘lottare’ per la riconferma del posto di lavoro. Il risultato sarà una carriera lavorativa non ‘continua’, un’alternanza di periodi di lavoro a periodi di stanca, magari dilatati per cercare un altro impiego. Ebbene: questo meccanismo rischia di privare lo Stato di possibili contributi e di privare il cittadino di una ‘fetta’ di pensione.
La cosa si risolve in due modi. Il primo è modificare radicalmente il mercato del lavoro, incentivando l’impiego a tempo indeterminato e soffocando gli impulsi alla flessibilità. A ben vedere, non si tratta di una strada percorribile: sarebbe come tornare indietro nel tempo; il ‘mondo’ ormai gira in questo modo. Il secondo modo è più praticabile. In buona sostanza, sarebbe una soluzione adeguata quella di implementare e rafforzare la previdenza complementare, ossia tutte quelle meccaniche che sopperiscono alla mancanza di contributi e che garantiscono una certa copertura pensionistica. Allo stato attuale, però, è il sistema contributivo a farla da padrone. Anzi, più precisamente la farà da padrone visto che l’entrata in vigore del regime sarà abbastanza graduale.
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