Mercoledi, 23 Agosto 2017

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Industria: con la Crisi Persi 675 Mila Posti di Lavoro


Lavoro, industria, crisi, occupazione, costruzioni

Il periodo che va dal 2007 al 2012 è stato per l'industria italiana un momento ciclico di contrazione, con punte salienti tra il 2008 e fine 2009, a cui è seguita una leggera ripresa nel biennio successivo, per poi ricadere nella recessione tuttora in corso. La contrazione è da attribuirsi a diverse dinamiche sovrapposte che hanno caratterizzato il quinquennio di crisi, tra cui la contrazione della domanda interna. Un'analisi approfondita sul tema è stata proposta dalla Cisl nel “IX Rapporto Sull'Industria Italiana”. Quattro numeri, si legge nell'indagine possono bene sintetizzare il forte periodo di crisi. I volumi produttivi si sono ridotti del 20,5%, gli ordinativi del 17,9%, il fatturato del 4,5%, l'occupazione del 6,8% . La riduzione dell'occupazione è stata tutto sommato contenuta, grazie al ricorso esteso agli ammortizzatori sociali, con le ore di cassa complessive tra il 2007 e il 2011 che, per edilizia e industria, crescono del 315,9%, mentre la cassa in deroga passa dal 7,4% al 14% delle ore totali di cassa autorizzate.

Se però si contano anche i 201.096 lavoratori equivalenti a zero ore coinvolti nei processi di cassa, la riduzione effettiva di posti di lavoro raggiunge le 675 mila unità, pari quasi al 10% della base industriale. La perdita di volumi produttivi è stata maggiore nella produzione di beni intermedi (-29%). Ciò è riconducibile sia al calo degli ordinativi, sia alla diminuzione della liquidità disponibile delle imprese, che alla gestione dei magazzini ridotte all'osso (date le prospettive negative della fase).

Cala del 17,4% la produzione di beni strumentali, mentre resistono meglio i beni di consumo non durevoli (-9,2%). A registrare un vero e proprio crollo è l'industria delle costruzioni con una contrazione del 29,3%.
Sul fronte del fatturato industriale, la Cisl sottolinea che questo si riduce esclusivamente nel mercato interno (-9,8%), mentre cresce dell'8% sui mercati esteri, segno quindi di una certa vitalità della struttura industriale nei confronti della recessione. Purtroppo non tutte le imprese industriali italiane hanno la forza e la dimensione aziendale per potersi affacciare sui mercati esteri.
A soffrire, come abbiamo detto, è la domanda interna e ciò è dimostrato anche dal calo degli ordinativi sul fronte interno che nel periodo analizzato è stato pari al 24%.
Il calo registrato dall'industria ha comportato anche una riduzione della quota di valore aggiunto del settore sul PIL. Nello specifico si scende dal 27,7% al 25,1% e a pesare è la contrazione del comparto manifatturiero che passa dal 18,7% al 16,2%.
Infine sul fronte occupazione, il rapportorapporto spiega, che senza considerare i lavoratori a zero ore, i posti di lavoro persi sono stati nel quinquennio 473.640 (-6,8%), ci cui 336.122 persi nell'industria (-6,6%) e 137.518 nelle costruzioni (-7%). In senso relativo nell'industria è superiore la riduzione del lavoro indipendente (-8,8%, pari a 56 mila unità), rispetto alla riduzione di lavoro dipendente (-3,1%, pari a 133 mila unità), mentre per le costruzioni la riduzione è stata per entrambe le categorie di lavoro del 9% circa.   
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