Giovedi, 18 Ottobre 2018

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Professionisti: con la Crisi Crollano i Redditi


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La crisi morde e lo fa soprattutto con chi rappresenta la spina dorsale del paese, gli stessi che più di ogni altro dovrebbero avere i mezzi per favorire la ripresa del sistema economico.
I professionisti: ecco una delle categoria più vessate dall’attuale ciclo economico. Il loro reddito ha subito un pesante crollo dal 2008 al 2011, ma il trend sta mostrando segnali di continuità anche per il 2012.
E’ un’evidenza emersa dall’ultimo osservatorio Adepp (Associazione degli enti previdenziali privati), che ha elaborato i dati dal 2008 al 2011, presentandoli al recente Festival del lavoro di Brescia, organizzato dall’Organizzazione consulenti del lavoro.
In particolare, è emerso che il reddito dei professionisti è sceso mediamente del 20% tra il 2008 e il 2011. Un periodo nero che è culminato in una schizofrenica discesa proprio l’anno scorso, dopo due anni in cui il fenomeno era stato grosso modo contenuto

La cifra del 20%, nonostante la sua gravità intrinseca, non restituisce il senso della ‘tragedia’. E’ un dato medio, che quindi nasconde sbalzi in eccesso o in difetto. Sbalzi che, in questo caso, sono intensissimi: alcuni professionisti, come i notai, hanno visto calare il proprio stipendio anche del 35%. Il motivo è facilmente rintracciabile: la crisi del settore immobiliare ha diminuito grandemente il numero delle prestazioni richieste.

Al Festival del lavoro si è invece discusso su dati più accurati, ma fermi al 2010. La situazione nel quadro delineato a Brescia non è ovviamente rosea, ma nemmeno catastrofica. Il reddito medio dei professioni è sceso, dal 2008 al 2010 ‘solo’ del 3%. Questo dato si riferisce ai redditi reali; i redditi nominali (quelli non al netto dell’inflazione, che sta salendo) sono scesi del 6%. Anche in questo caso si ravvisano forte disomogeneità tra le professioni: quelle afferenti all’area giuridica hanno perso (sempre fino al 2010) il 20%, mentre quelle dell’area tecnica il 7% e quelle dell’area economico-sociale il 5%.
La voce che si è levata più in alto negli ultimi giorni è quella di Andrea Camporese, presidente dell’INPGI (Istituto Nazionale di Previdenza Giornalisti Italiani). Ha minacciato addirittura di rivolgersi alla Corte della UE, invitando tutte le associazioni di categoria a seguirlo. Camporese, nel corso del succitato Festival del lavoro, ha posto l’accento sulla pressione fiscale che opprime il lavoro, sulla tassazione finanziaria alla Cassa di Previdenza, che ha raggiunto il 20% (al livello dei fondi speculativi).
La padrona di casa, Marina Calederone, ha invece avanzato una critica nei confronti della Riforma del lavoro, insufficiente e priva – a suo dire – di un approccio di sistema.
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