Giovedi, 15 Novembre 2018

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È Ancora Troppo Bassa la Presenza Femminile Nei Consigli di Amministrazione


Donne Manager, consiglio di Amministrazione, quote

La presenza femminile all'interno dei consigli di amministrazione delle società quotate è ancora troppo bassa. A riferirlo solo due analisi giunte a pochi giorni dalla festa della donna, una dell'Unione Europea e l'altra dell'Ocse.
Secondo quanto riporta l'UEUE le donne rappresentano solo il 13,7% dei membri dei consigli di amministrazione delle maggiori imprese dell'Unione Europea, contro circa il 12% registrato nel 2010. Mentre solo una donna su sette siede nel board del consiglio di amministrazione solo il 3% svolge la carica di Amministratore delegato, un risultato in linea con quello di due anni fa.
Di questo passo, spiega Viviane Reading, Commissario Europeo alla Giustizia, ci vorranno più di 40 anni per raggiungere almeno un 40% di presenze femminili nei consigli di amministrazione. Un tempo decisamente più lungo rispetto agli obiettivi stabiliti dalla Commissione Europea, che un anno fa aveva lanciato un appello di autoregolamentazione per portare la presenza femminile al 30% nel 2015 e del 40% nel 2020.

Un appello caduto praticamente nel vuoto visto che da allora solo 24 imprese in Europa hanno tenuto fede a questo impegno. Eppure i dati positivi sulla presenza delle donne nei consigli di amministrazione non mancano, come dimostrato da uno studio condotto dalle società di consulenza McKinsey ed Enrst&Young sulle 290 principali società quotate in borsa, dal quale si evince che le imprese con almeno una donna nel consiglio di amministrazione abbiano utili maggiori di quelle solo a componente maschile.

Un problema quello della scarsa presenza delle donne nei consigli di amministrazione che è sentito anche dai cittadini europei (di entrambi i generi), come dimostra un recente sondaggio, secondo il quale 9 intervistati su dieci auspicano una parità di rappresentanza nei vertici aziendali a parità di qualifiche e il 75% del campione di dichiara a favore di leggi sulla parità uomo-donna nei consigli di amministrazione.
La Commissione Europea, fallita la strada dell'appello, sta valutando altre strade compresa quella del ricorso alle quote rosa nei Cda, una soluzione che la Reding dichiara di non apprezzare, ma che risulta efficace nei risultati. L'esempio è stato intrapreso da diversi Paesi come Francia, Belgio, Paesi Bassi, Spagna e Italia. Nel nostro Paese come abbiamo visto a partire da quest'anno (2012) i consigli di amministrazione e gli organi di controllo delle società quotate e delle controllate pubbliche non quotate dovranno essere composti da un quinto di donne, percentuale che dovrà salire nel prossimo anno ad un terzo.
Allargando il contesto ai Paesi Ocse la situazione media non migliora, visto che, sebbene i dati siano più datati (2009), solo un posto su dieci nei board dei consigli di amministrazione delle società quotate dei Paesi Membri è occupato da una donna. L'Ocse si limita a ricordare le grandi differenze tra i vari Paesi con la Norvegia che mostra una percentuale del 40% di donne all'interno del board dei consigli di amministrazione, proprio grazie all'inserimento di una norma sulle quota rosa nel 2006. Seguono poi Svezia, Francia, Slovacchia e Finlandia con percentuali che oscillano trai il 15 e il 20% . Dati decisamente più bassi si registrano invece in Germania, Giappone e Paesi Bassi dove la percentuale di donne nei consigli di amministrazione è inferiore al 5%.
 
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