Sabato, 25 Novembre 2017

Lavoro

Il Costo Del Lavoro in Italia e Nell'Unione Europea

costo del lavoro, competitività, imprese, Unione EuropeaAbbiamo visto che la competitività delle imprese italiane è decisamente bassa, infatti siamo terzultimi in Europa. Questo per il fatto che il valore aggiunto per addetto è troppo basso rispeto al costo del lavoro necessario. Infatti nella media dell'Ue, nel 2008 la competitività di costo è pari a 156,7 contro i 125,5 dell'Italia (dati Eurostat 2008). Ciò significa che in Europa le imprese producono 156,7 euro di valore aggiunto ogni 100 euro di costo del lavoro contro i 125,5 dell'Italia. Un dato che parla da solo è che è addirittura peggiorato nel 2009 a causa della forte crisi economica, quando la competitività di costo dell'Italia è scesa, secondo l'Istat, a 112,5 euro di valore aggiunto per ogni 100 euro di costo del lavoro. Ma qual è il costo del lavoro in Italia e nell'Unione Europea?

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Lavoro Nero e Immigrati: in Arrivo Pene Più Severe per i Datori di Lavoro

lavoro nero, stranieri, immigratiNei giorni scorsi il Consiglio dei Ministri ha varato un decreto sui datori di lavoro che assumono a nero gli immigrati senza permesso di soggiorno. Il provvedimento appare come una stretta al problema in questione e un passo avanti deciso, visto che si sofferma soprattutto sulle dinamiche dello sfruttamento.
Le misure recano la firma del Ministro del Lavoro (Elsa Fornero), degli Affari Europei (Enzo Moavero) di concerto con il Ministro degli Affari Esteri (Giulio Terzi), dell’Interno (Anna Maria Cancellieri), dell’Economia (interim di Mario Monti) e della Giustizia (Paola Severino).
Il decreto è stato stilato per rispondere, oltre che a una piaga diffusissima sul territorio nazionale, alle direttive dell’Unione Europea in termini di lavoro nero. La direttiva è la 2009/52/CE, varata tre anni fa dal Parlamento Europeo e dal Consiglio.

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Lavoro: gli Inattivi Sono 3 Milioni, il 43% è Scoraggiato

scoraggiati, inattivi, lavotoIn Italia crescono le preoccupazioni e lo scoraggiamento sul fronte lavoro. Secondo quanto riporta l'Istat gli inattivi che non cercano un lavoro ma sono disponibili a lavorare hanno raggiunto nel 2011 le 2,897 milioni di unità, dato in aumento del 4,8% rispetto all'anno precedente. Nel nostro paese gli inattivi sono in numero superiore ai disoccupati in senso stretto (2,108 milioni), situazione opposta a quella che si registra nella media dei Paesi Europei.
La quota di inattivi è inoltre al  livello massimo dal 2004 ed è scresciuta in rapporto alla forza lavoro di 5 decimi di punto percentuale, passando dall'11,1% del 2010 all'11,6% dello scorso anno, dato questo superiore di oltre tre volte a quello medio europeo (3,6%). Il primato negativo dell'Italia è seguito dalla Bulgaria con una percentuale di inattivi sulla forza lavoro dell'8,6%, dalla Lettonia (7,4%) e dall'Estonia (6,3%).  

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Disoccupati e Crisi: Si Conta un Suicidio Al Giorno

disperazione, lavoro , disoccupati, crisi, suicidiLa crisi economica e il numero crescente di disoccupati in tutti i settori professionali hanno portato ad un allarmante innescarsi di casi di suicidio. La disperazione spinge purtroppo ormai troppo spesso a questo gesto estremo. E se l’attenzione data di recente dai media ai casi di cronaca di suicidio in seguito a licenziamento o fallimento lascia intuire che non si tratta purtroppo di fenomeni isolati, i dati raccolti dal Rapporto Eures “Il suicidio in Italia al tempo della crisi” svelano una situazione anche più grave di quella immaginabile.
Il biennio 2009-2010 ha fatto registrare infatti un’impennata nel profilo anagrafico dei suicidi con motivazione economica in tutte le fasce di età (esclusi per ovvie ragioni i minorenni). Tra i disoccupati o gli imprenditori falliti sono soprattutto quelli di età compresa tra i 45 e i 64 anni, che palesano maggiori difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro, a giungere a questa tragica decisione.

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Medie Imprese: le Previsioni su Fatturato, Investimenti, Credito e Lavoro

medie imprese, lavoro, fatturato, investimentiL'Ufficio Studi di Mediobanca e il Centro Studi di Unioncamere hanno rilasciato l'annuale indagine sulla media impresa italiana, uno spaccato che offre informazioni interessanti su uno dei più importanti pilastri del sistema economico italiano. L'indagine, molto varia e completavaria e completa, ha preso in considerazione tutte le medie imprese che hanno la forma giuridica di società di capitali e hanno sede in Italia. Intendendo per medie imprese le società che realizzano un fatturato annuo compreso tra i 15 e i 330 milioni di euro, che occupano non meno di 50 e non più di 499 addetti e che non sono controllate da imprese di grandi dimensioni o da gruppi stranieri.
Secondo quanto è emerso da un campione rappresentativo delle medie imprese industriali, quest'anno il 38% di tali aziende prevede un aumento del fatturato, dato in calo rispetto al 50,2% del 2011, mentre il 32,6% auspica un incremento della produzione, dato in calo di quasi 7 punti sull'anno precedente.  

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I 5 Lavori Migliori e i 5 Peggiori

posto di lavoro, business manIl mondo del lavoro in Italia, in Europa e in gran parte dell'Occidente sta vivendo momenti di difficoltà soprattutto per quanto riguarda i giovani. Più volte ci siamo soffermati sull'importanza della formazione come strumento per migliorare le possibilità lavorative, sottolineando però che non tutti i percorsi universitari, ad esempio, garantiscono le medesime possibilità di trovare una buona occupazione. Il discorso è valido in Italia quanto nel resto del mondo, perciò è interessante notare quali sono le 200 professioni più richieste al mondo, o se volete i 200 migliori lavori al mondo. La classifica è stata stilata da CarecastCarecast, prendendo in considerazione cinque criteri fondamentali inerenti ad ogni lavoro: l'ambiente,il reddito, le prospettive, lo stress e le richieste fisiche. Ognuno di questi criteri è stato poi scomposto in uno o più fattori a cui è stato assegnato un punteggio che poi sommato ha dato origine alla classifica generale. Vediamo allora quali sono i 5 lavori migliori e i 5 peggiori usciti dalla classifica.  

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Otto Nuovi Contratti di Lavoro su Dieci Sono Precari

lavoro precario, tempo determinato, tempo indeterminatoSecondo un recente ricerca Istat, in Italia il 71,5% della assunzioni effettuato nelle grandi aziende tra il 2005 e il 2010 è stato effettuato con contratti a tempo determinato. Su questo tema è intervenuta anche la Uil in uno studio che conferma sostanzialmente i dati Istat e rende ancora più chiara l'immagine di un'Italia a tempo indeterminato. Il rapporto sul lavoro curato dal servizio Politiche del lavoro della Uil ha analizzato i dati ufficiali di Istat, Inps, Inail ed Eurostat, giungendo alla conclusione che nel nostro Paese il 78% dei rapporti di lavoro viene instaurato con forme di lavoro non stabili (leggasi precari), mentre la percentuale di apprendisti under 29 sul totale degli occupati è di appena il 15%.
L'analisi ha racchiuso le tante tipologie contrattuali presenti nel nostro Paese in due insiemi: 

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Lavoro a Turni: Aumenta il Rischio di Obesità

lavoro a turni, obesità, malattie cardiovascolari Lavorare a turni può avere effetti destabilizzanti sul metabolismo e in particolare può causare problemi di obesità e disturbi alimentari in generale. A dirlo è uno studio pubblicato sul GIMLE, Giornale italiano di Medicina del lavoro ed Ergonomia, che approfondisce il rapporto tra la c.d. sindrome metabolica e il lavoro a turni. L’indagine è stata portata avanti da una team di studiosi e professionisti dell’ U.O. Medicina ambientale e Medicina occupazionale della Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia, della Scuola di specializzazione in Medicina del Lavoro e del Dipartimento di Sanità Pubblica e Neuroscienze dell’Università degli Studi di Pavia.
La sindrome metabolica può essere definita come un problema di salute correlato da un rapporto di causa-effetto all’insorgere di malattie cardiovascolari.

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Imprese: In Italia Ne Falliscono 30 Al Giorno

fallimenti, imprese, ritardo nei pagamentiLa Cgia di Mestre ha stilato un rapporto sull’andamento delle piccole e medie imprese italiane. Il documento disegna una situazione al limite del catastrofico e fotografa una tragedia. O meglio, fotografa 11.615 tragedie. Tante sono infatti le pmi costrette a chiudere i battenti nel 2011, 21,9 ogni 10 mila Piccole e Medie Imprese attive nel nostro paese. E’ un numero spropositato, che rivela il 2011 come l’annus horribilis dall’inizio della crisi. Per capire l’entità del dramma è sufficiente dividere il tutto per 365: circa 30 imprese, durante tutto l’anno scorso, sono fallite ogni giorno.
Il dato è di per sé stupefacente ma perfettamente spiegabile, se si vanno a rintracciare i tre fattori che hanno determinando questa onda anomala di fallimenti. Tutti e tre hanno pesato e pesano (corrispondono a tre problemi lungi dall’essere risolti) sull’economia di un’azienda.

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