Mercoledi, 24 Ottobre 2018

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Al Sud il Tasso di Inattività Dei Giovani Under 34 Sfiora il 60%. Necessarie Più Tutele Sociali


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Da giugno del 2008 a giugno del 2010, al Sud ben 361 mila persone hanno perso il proprio posto di lavoro di cui 344 mila erano giovani under 34 (oltre il 95% del totale). È questo uno dei dati impressionanti che emerge dal paper della Svimez (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno) “Le nuove generazioni: “frontiera” tra opportunità e declinoLe
nuove generazioni: “frontiera” tra opportunità e declino” presentato nei giorni scorsi sulla nuova piattaforma We Think.
Secondo l'indagine il problema della disoccupazione giovanile che affligge l'intero Paese, è nel Mezzogiorno una vera e propria emergenza. I dati del 2010 fotografano una situazione in cui il 25% della popolazione under 34 è senza lavoro, contro una media nazionale dell'11,4%. In più rispetto al 2009, il tasso di occupazione negli scorsi dodici mesi è sceso per la fascia di età 15-34 dal 33,3% al 31,7%, ben 25 punti in meno del Centro-Nord. Ma se globalmente nel Mezzogiorno lavora meno di un giovane su tre, disaggregando i dati per genere si ottiene un quadro ancora più drammatico per quanto riguarda le giovani donne. Il tasso di occupazione delle under 34 nel 2010 è stato pari al 23,3%, mentre per la fascia 25-34 anni è arrivato al 34%, circa 33 punti percentuali in meno rispetto al dato del Centro-Nord (67,9%).
Il tasso di inattività giovanile degli under 34, che rappresenta il dato di coloro che non cercano lavoro né lavorano ha raggiunto lo scorso anno il 57,7%, un valore superiore di quasi 20 punti percentuali rispetto al Centro-Nord.
Secondo la Svimez i giovani meridionali inattivi fra i 25 e i 34 anni sono stati nel 2010 ben 1.162.000 e definiti come “un esercito di giovani donne e uomini che partecipa ad un mondo “grigio”, tra la marginalità sociale, l’attività irregolare nell’economia sommersa e la ricerca estemporanea di lavori saltuari, attraverso canali informali se non di carattere clientelare”.


LE PROPOSTE
Ma come risolvere una situazione che da tempo sembra incastrata in un tunnel senza uscita?
Secondo l'associazione sono due i campi di azione per affrontare il problema giovani nel Mezzogiorno.

 


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Da un lato occorre sostenere le imprese con politiche specifiche dell'innovazione, puntando su settori quali la green economy, new economy, sviluppando un rapporto di collaborazione più stretto tra Università, centri di ricerca, aziende e mondo del lavoro, per evitare lo spreco di capitale umano.
Dall'altra parte occorre riformare il welfare, visto che secondo il paper Svimez, circa la metà della forza lavoro al Sud è priva di ogni tutela sociale, per effetto di un sistema di ammortizzatori “che tutela solamente chi ha già avuto un’occupazione a carattere subordinato, solitamente per un periodo non marginale di tempo, escludendo i dipendenti con storie lavorative frammentate e di breve durata”. Secondo l'indagine, infatti, la maggior parte delle risorse va al Nord, con una spesa del welfare pro capite di 7.200 euro al Centro-Nord contro i 5.700 del Sud, per una differenza di circa 1.500 euro.
Serve perciò “una riforma in grado di potenziare l’offerta di aiuti economici e di servizi diretti ai lavoratori espulsi dal ciclo produttivo, tramite ammortizzatori sociali rivolti ai singoli individui indipendentemente dal settore, dalla dimensione e dalla tipologia di imprese”.

 

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