Mercoledi, 11 Dicembre 2019

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Aprire un'Impresa: Più Facile in Ruanda Che in Italia


aprire un'impresa, imprenditoria

Che la situazione economica in Italia non sia delle più rosee non è certo un mistero, ma i risultati degli ultimi report lasciano intravedere uno scenario ancor più preoccupante di quello che si percepisce mediamente.
Se le condizioni non sono favorevoli per i lavoratori dipendenti, la situazione non è certamente più agevole per i giovani imprenditori che ambiscono ad aprire un’impresa.
Ad inibire lo spirito imprenditoriale è in primis la difficoltà di accesso al credito. Scoraggiano anche le tasse: solo chi ha meno di 35 anni e dichiara meno di 30000 € lordi l’anno può rientrare di diritto nel nuovo regime agevolato dei minimi.
Le difficoltà non sono solo di ordine economico: anche la burocrazia ostacola la libera iniziativa privata.

L’iter per la richiesta dei permessi di costituzione prevedono tempi di attesa molto lunghi. Nella media europea servono sette giorni per registrare una nuova impresa. Se tutto questo è già noto, il paragone con altri Paesi aiuta a rendersi conto dell’entità dello scarto: l’Italia non è sconfitta sotto questo punto di vista solamente da USA, Stati del Nord Europa, potenze orientali etc. ma anche da insospettabili rivali quali Ruanda, Zambia, Ghana e Namibia. Anche Tonga, piccolo arcipelago della Polinesia, offre maggiori possibilità ai giovani imprenditori rispetto all’Italia. Il confronto con l’Europa è netto: se la media continentale dei costi da sostenere per intraprendere una nuova attività imprenditoriale è di circa 399 euro, nel Bel Paese si sfiorano i 2700. 
I dati sono quelli forniti dalla Banca Mondiale: se già a fine ottobre nel rapporto “doing business” l’Italia risultava essere all’87esimo posto nella classifica dei Paesi in cui investire appariva più conveniente, pure per i prossimi 12 mesi, complice anche la nuova tassazione, le prospettive per il nostro Paese non lasciano molto spazio all’ottimismo.

PROSPETTIVE FUTURE
I Giovani di Confindustria hanno chiesto al Presidente del Consiglio Mario Monti l’impegno a stimolare gli investimenti e a risollevare l'economia. Il presidente Jacopo Morelli, come portavoce, sottolinea l’esigenza di liberalizzare l’imprenditoria e rendere più agevoli i servizi per chi debutta in questo ostico settore. In particolare andrebbero ottimizzate le infrastrutture propedeutiche all’esercizio di impresa, ovvero fornitura di rete energetica e telematica. Al momento per usufruire dell’allaccio all’energia elettrica in Italia servono fino a sei settimane. Per questi servizi in Inghilterra si spendono mediamente 33 euro, nella vicina Irlanda non più di 50. Più cara la Spagna (115 euro) mentre il prezzo sale ancora in Germania (176) e anche in Svezia ed Estonia (185). Tra le più care Lussemburgo (1.000 euro), Paesi Bassi (1.040) e Grecia (1.101). L’Italia, con 2700 eur, si pone 7 volte sopra ai valori medi sopra citati.
Da questo punto di vista la bozza delle nuove liberalizzazioni che il governo si appresta a varare con il debutto dell'Srl Semplificata potrebbero aiutare soprattutto per quanto riguarda i giovani.

IMPRESA FEMMINILE
La situazione è ancora più complicata per le donne. Nell’87 % dei casi le start up sono “roba da uomini”, così come rivela una recente ricerca di Startup Genome condotta da Pemo TheodorePemo Theodore.
L’analisi americana sostiene che non si tratta di una minore predisposizione delle donne a fare impresa, ma di un gap di genere che si palesa a livello caratteriale (maggiore prudenza, più pragmatismo etc).   
 

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