Sabato, 25 Novembre 2017

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Confindustria: l'Italia Non Cresce e Scende Al 7° Posto Per Produzione Industriale Mondiale


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Già lo scorso gennaio Confindustria aveva lamentato una scarsa dinamicità della nostra economica, incapace di seguire il treno della ripresa economica e di puntare ad una crescita superiore all'1% del Pilpuntare
ad una crescita superiore all'1% del Pil.
Quello che arriva oggi da Viale dell'Astronomia è un attacco ancora più forte e spietato che denuncia la brusca frenata dell'Italia nella fase di recupero dopo la crisi. Secondo Confindustria, infatti, la produzione industriale è quasi ferma ai livelli dell'estate 2010, con solo un decimo di punto di crescita media mensile realizzato da luglio 2010 a marzo 2011. Colmare la distanza dai livelli pre crisi, quando si perse il 26,1% del valore, risulta molto difficile a questi tassi di crescita, tanto che attualmente siamo ancora distanti 17,5 punti percentuali da quel livello. L'Italia spiega il rapporto sugli scenari industriali del Centro Studi Confindustria rimane un Paese ad alta vocazione industriale, ma spicca per la flessione delle attività registrata nell'ultimo triennio e pari al -17% cumulato, ovvero il doppio o il triplo di quanto fatto registrare dai maggiori concorrenti (peggio ha fatto solo la Spagna).
Alla recessione violenta ha fatto seguito una ripresa lenta che ci ha fatto perdere terreno anche in uno dei nostri storici punti di forza: l'industria manifatturiera. Per forza industriale l'Italia è scesa dalla quinta alla settima posizione perdendo 1,1 punti di quota e venendo superata da India e Corea del Sud. Ora il nostro Paese con una quota del 3,4% della produzione manifatturiera globale, viene tallonato a breve distanza dal Brasile, che mostra livelli di crescita molto superiori ai nostri.
L'Italia scivola inoltre dalla seconda alla quarta posizione per produzione manifatturiera pro capite nel mondo dal 2008 al 2010 con un calo del 28%.
Va detto però che però a livello globale la crisi ha modificato la mappa planetaria dell'industria manifatturiera, modificando negativamente la situazione di molti Paesi e non solo dell'Italia. Ad esempio anche la Germania ha perso 1,5 punti di quota, restando però al quarto posto globale con il 6%, e regina d'Europa, proprio davanti all'Italia. Perdite considerevoli anche per Francia (-0,9), Regno Unito (1,0), Spagna (-0,7), Canada (-0,5), mentre tiene l'Olanda con un calo solo di un decimo di punto. Nel complesso la quota dell'Ue-15 scende dal 27,6% al 21,2%, con un calo di 6,4 punti.
La stessa Corea del Sud che ha scavalcato il nostro Paese ha registrato una flessione della quota di 0,4 punti percentuali, passando dal 3,9% al 3,5%.


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Molto bene invece la Cina che ha guadagnato 7,6 punti, arrivando ad essere con una quota del 21,7% il primo Paese per produzione industriale. Gli Stati Uniti scendono al secondo posto con una quota del 15,6% in calo di 2,6 punti, mentre il Giappone resta al terzo con una quota del 9,1%. A tal proposito però bisognerà valutare gli effetti del terremoto sulla produzione del prossimo futuro.
Che fare dunque? Secondo Confindustria è necessario rilanciare il manifatturiero che deve essere sempre di più settore traino dell'economia, mentre per quanto riguarda le imprese, l'obiettivo primario deve essere la crescita dimensionale, accompagnata da espansione del fatturato, da diversificazione produttiva e da una maggiore focalizzazione sulle vendite dirette. Ricordiamo in proposito che il tessuto produttivo italiano è estremamente frammentato, tanto che siamo il quarto Paese nell'Unione Europea per numero di imprese rispetto alla popolazione.quarto
Paese nell'Unione Europea per numero di imprese rispetto alla
popolazione.
 
 

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