Mercoledi, 13 Dicembre 2017

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CRISI: LA RICCHEZZA PRODOTTA DALLE IMPRESE È SCESA AI LIVELLI DEL 2001, RECUPERO SOLO NEL 2015


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Nonostante i timidi segnali di ripresa, l'orizzonte del comparto industriale italiano non è di certo sereno, soprattutto in ragione del fatto che il livello di recessione raggiunto nell'ultimo biennio è davvero profondo. Secondo l'ultima indagine dell'Ufficio Studi della Cgia di Mestre, infatti, il valore aggiunto delle imprese italiane durante la crisi è sceso ai livelli del 2001, in special modo nel settore manifatturiero, dove la ricchezza prodotta e' precipitata su valori del 1989. Si tratta di dati drammatici che attenuano le reazioni positive suscitate dai piccoli segnali di ripresa registrati negli ultimi mesi, come l'aumento della produzione industriale, degli ordinativi, e dell'export. Nello specifico, sottolinea l'associazione, il valore aggiunto reale, ovvero la ricchezza prodotta dalle imprese, è sceso, nel periodo giugno 2007- giugno 2010, mediamente del 5,8%, con punte del 15,9% nell'industria manifatturiera; del -11% nel settore delle costruzioni; del -5,9% nel commercio,alberghi e trasporti. Ma se, come abbiamo visto dal rapporto Ancerapporto
Ance, il fatturato delle imprese italiane del settore delle costruzioni sta crescendo molto sul mercato estero, poche sono le attenuanti per gli altri comparti. Anche il settore dell'agricoltura (-1,5%) e quello del credito e dei servizi (-0,1%) hanno subito effetti negativi in termini di valore aggiunto reale, ma di lieve entità.
Oltre a ciò altri due indicatori devono mettere in allarme sulla profondità della crisi: si tratta del il tasso di decadimento dei finanziamenti per cassa e il numero delle procedure fallimentari avviate ogni 100 mila imprese registrate.
Il primo parametro che rappresenta la percentuale di finanziamenti non onorato dalle imprese è passato dallo 0,3% del 2007 allo 0,6% del giungo di quest'anno. Anche le procedure fallimentari sono quasi raddoppiate, passando dalle 33 ogni 100 mila imprese nel 2007, alle 57 di quest'anno.
La Cgia si è chiesta anche quanto tempo dovrà passare prima di recuperare i livelli pre crisi e la risposta non è di certo confortante. Secondo l'associazione, infatti, il valore aggiunto dell'intero sistema produttivo si riporterà' ai livelli del 2007, solamente nel 2015.


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Ma commercio, i trasporti, credito e i servizi dovrebbero recuperare il terreno perduto già' nel 2014. Recupero posticipato invece per il settore manifatturiero che dovrebbe recuperare i livelli pre crisi solo nel 2017. Ricordiamo che secondo la Cgil il nostro Paese recupererà il livello del Pil raggiunto nel 2007, non prima del 2015nostro
Paese recupererà il livello del Pil raggiunto nel 2007, non prima
del 2015, mentre i livelli occupazionali pre crisi saranno raggiunti non prima del 2017.
A tal proposito la Cgia di Mestre ha avanzato cinque proposte fiscali per rilanciare l'economia delle piccole e medie imprese:
  • esonerare le micro imprese senza organizzazione autonoma dal pagamento dell'Irap
  • ridurre la misura degli acconti di imposta (IRPEF, IRES, IRAP)
  • adeguare i limiti stabiliti dalla normativa fiscale per la deduzione di oneri, detrazioni, costi
  • accelerare sul fronte della semplificazione fiscale
  • abolire il doppio prelievo contributivo sui soci amministratori delle Srl che versano i contributi sia alla gestione dei commercianti/artigiani sia alla gestione separata dei lavoratori autonomi.

Ricordiamo in chiusura, che proprio secondo i calcoli della Cgia, l'esonero dal pagamento dell'Irap per le microimprese, permetterebbe un risparmio di 416 euro all'anno per circa 800 mila imprese e lavoratori autonomirisparmio
di 416 euro all'anno per circa 800 mila imprese e lavoratori
autonomi. Mentre per quanto riguarda la semplificazione fiscale, nei giorni scorsi l'Agenzia delle Entrate ha comunicato che la burocrazia costa mediamente per ogni piccola media impresa, circa 500 euro all'annoburocrazia
costa mediamente per ogni piccola media impresa, circa 500 euro
all'anno. Un costo che nei piani dell'amministrazione finanziaria dovrebbe essere ridotto del 25% entro il prossimo biennio.

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