Mercoledi, 24 Luglio 2019

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Donne e Lavoro: le Differenze Retributive Dipendono Dalle Difficoltà Nel Fare Carriera


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Secondo l'Ultimo rapporto annuale Istat in Italia le donne percepiscono uno stipendio medio di 1131 euro contro i 1407 degli uomini, pari cioè al 19,6% in meno dei colleghi maschi19,6%
in meno dei colleghi maschi. Un problema quello della differenza di genere nelle retribuzioni che l'Italia si porta dietro tempo e che interessa tutte le classi di lavoratrici, indipendentemente dall'età, dal titolo di studio o dalla nazionalità. Inoltre, stando ai dati pubblicati dall'Eurostat, questo differenziale retributivo, sarebbe nel nostro Paese superiore alla media europea, dove, risulta che le donne guadagnino in media tra il 14 e il 17,4% in meno degli uominidonne
guadagnino in media tra il 14 e il 17,4% in meno degli uomini. Dati quelli di Istat ed Eurostat che hanno incontrato oggi una parziale smentita, o meglio una diversa chiave di lettura, da una ricerca dell'Osservatorio sul Diversity Management di SDA Bocconi School, realizzata in collaborazione con Hay Group Italia e presentata durante il convegno “Gender pay gap: dati reali e luoghi comuni”. Secondo quanto è emerso le differenze retributive di genere (gender pay gap) non sono così evidenti nel nostro Paese se si considerano posizioni lavorative di uguali complessità. Nello specifico l'indagine, condotta su un campione di 222 aziende del settore privato, di cui 147 italiane e 74 subsidiary di multinazionali estere, per un totale di oltre 8 mila dirigenti, ha evidenziato un differenziale del 5%, definito dalla stessa ricerca come “ statisticamente poco significativo”.
Se però si esegue la media delle retribuzioni di uomini e donne del campione, il differenziale (gender pay gap) sale al 12,5%, a testimonianza che il vero problema, come sottolineano Chiara Paolino di SDA Bocconi e Michele Stasi di Hay Group, curatori dello studio, non è tanto in termini di “paygap”, quanto piuttosto di “soffitto di vetro”. Con questo termine si vuole intendere la difficoltà da parte delle donne ad accedere a ruoli ad alta responsabilità, che risultano essere quelli più retribuiti. Cioè in soldoni le donne faticano a far carriera molto più degli uomini. La conseguenza è che le donne non raggiungendo facilmente le posizioni lavorative di vertice, rimangono penalizzate anche a livello retributivo. La ricerca mette in luce due tipi di segregazione: una verticale ed una orizzontale. 


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La prima si manifesta nel fatto che il numero delle donne tende a diminuire al crescere della complessità del ruolo o della posizione, mentre la seconda evidenzia che, mentre la presenza maschile è distribuita in maniera uniforme tra i vari settori di business, quella delle donne è maggiormente rilevante in alcuni settori, quali quello Non alimentare (21,5%), quello Farmaceutico (21%) e dei Servizi (18%).
All'interno delle aziende, prosegue lo studio, la presenza femminile è più concentrata nelle funzioni di Marketing (26,3%), Risorse umane (23,7) e Amministrazione (19,6%). In generale comunque le donne sono maggiormente impiegate in funzioni aziendali a più bassa retribuzione, mentre risulta che  con l’aumentare del grado di complessità della posizione in azienda, il salario maschile cresce più velocemente del 2,7%.
Una situazione che però potrebbe presto migliorare visto dal 2012 i consigli di amministrazione e gli organi di controllo delle società quotate e delle controllate pubbliche non quotate dovranno essere composti perun quinto da donnecomposti
perun quinto da donne, percentuale che dovrà salire ad un terzo dal 2013.

 

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