Giovedi, 18 Ottobre 2018

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Giovani e Lavoro: Condizioni Operative Sempre Più Dure Portano Infortuni, Stress e Guai Fisici


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In Italia un infortunio sul lavoro su tre coinvolge un giovane under 35, così come un morto sul lavoro su tre è giovane. Questi spaccato che emerge da una ricerca dell'Ires sulle condizioni di lavoro dei giovani in Italia nel 2009. Ma, purtroppo c'è di più, visto che secondo l'istituto di ricerca della Cgil dal 2005 al 2009 bene 44478 lavoratori under 35 hanno subito un danno permanente a causa di un incidente sul posto di lavoro. I giovani, prosegue la ricerca, sono proprio la categoria di lavoratori con il tasso infortunistico più alto e pari a 5,06 infortuni ogni 100 occupati per chi ha fino a 34 anni, contro i 3,72 infortuni ogni 100 occupati per chi ha più di 34 anni.
Secondo il rapporto è la dura realtà del lavoro per i giovani la ragione principale di questa elevata esposizione ai fattori di rischio. Viene smentito anche il vecchio adagio che i giovani non vogliono far fatica, visto che, dati alla mano più di un giovane lavoratore su tre solleva carichi pesanti o fa degli sforzi fisici considerevoli (35,2%), mentre più di un giovane su sei ammette di lavorare in condizioni di effettivo pericolo (17,8%). Ma anche l'intensità dei carichi di lavoro, dal punto di vista organizzativo appare estremamente elevata, sia per le mansioni manuali che quelle concettuali, con circa due lavoratori su tre che dichiarano di avere un ritmo di lavoro eccessivo (60,5%). Inoltre la metà del campione lavora con scadenze rigide e strette (il 48%) e non ha abbastanza tempo per svolgere il lavoro (47,5%). Una condizione lavorativa dura che sembra immutabile, visto che due lavoratori su tre non possono scegliere o cambiare i metodi di lavoro (64,2%), soprattutto tra coloro che hanno un contratto di collaborazione occasionale o a progetto (per il 65,7% di loro) piuttosto che tra chi ha un tempo indeterminato (55,4%). Ma le limitazioni non finiscono qui, visto che oltre la metà dei collaboratori non può nemmeno cambiare la velocità con cui svolge il lavoro (55,6%) o scegliere con una certa libertà i turni di lavoro (54,7%), così come non può decidere quando prendere i giorni di ferie (57%). Il 70,7% non può cambiare l’ordine dei compiti assegnati (70,7%), ed uno su cinque nemmeno decidere di prendersi una pausa quando ne ha bisogno (20,6%).
Tutto ciò non fa parte di una strategia per valorizzare i giovani volenterosi o della gavetta, ma appare una condizione piuttosto standard e assimilabile allo sfruttamento.


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Il 21,2% dei giovani, infatti, dichiara che i meriti e le competenze sono poco o per nulla considerate nel posto in cui lavora e solo il 14,9% ritiene di stare in un posto che utilizza al meglio le sue capacità. La carriera rimane poi un miraggio, visto che il 58,2% dei giovani ritiene assenti le possibilità di carriera nel proprio posti di lavoro, anzi più di uno su tre è preoccupato di perdere il proprio posto di lavoro ( 35,4%).
La situazione del lavoro giovanile in Italia è perciò parecchio paradossale, spiega la Cgil, con da un lato il ricatto occupazionale provocato da una disoccupazione crescente, ormai al 30%, a cui è da aggiungere la forte presenza di lavoro irregolare, mentre dall’altro lato vi sono giovani più o meno qualificati che operano spesso in condizioni di fatica e di pericolo.
Tra i problemi di salute più comuni riscontrati nei giovani e provocati dal proprio lavoro vi sono il mal di schiena (30,4% del campione) e problemi come stress, depressione, ansia o insonnia (34,4%),

 

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