Giovedi, 21 Giugno 2018

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IL PATTO DI FEDELTÀ TRA IMPRENDITORE E DIPENDENTE: UN’INTERESSANTE OPPORTUNITÀ PER I LAVORATORI


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I lavoratori dipendenti possono stipulare, in accordo con il proprio datore di lavoro, il cosiddetto obbligo di fedeltà, disciplinato nell’articolo 2105 del Codice Civile.
Questo accordo tra imprenditore e lavoratore prevede in sostanza che vi sia una “fedeltà” da parte di quest’ultimo anche una volta cessato il rapporto di lavoro. Precisamente, il lavoratore è tenuto a non attivarsi in attività imprenditoriali che risultino concorrenti con quelle del datore di lavoro con cui ha cessato la collaborazione, e deve inoltre evitare di divulgare notizie relative all’organizzazione interna dell’azienda ed ai suoi metodi di produzione.
Il patto di non concorrenza può essere posto in essere dai soggetti in questione sia al termine del periodo di lavoro che anche nel corso del rapporto stesso, e prevede ovviamente un compenso economico a favore del lavoratore, stabilito dalle stesse parti e proporzionato rispetto ai limiti geografici e temporali previsti.
Affinché un patto sia valido è fondamentale la forma scritta con la legge che prevede un limite temporale massimo di validità fissato in 5 anni per i dirigenti ed in 3 anni per le altre categorie di lavoratori. Dovrà inoltre essere curato nello specifico anche l’oggetto del patto stesso, con l’indicazione dei limiti temporali, geografici (se specificato, può esser valido anche oltre i confini nazionali) ed anche eventuali estensioni dello stesso aldilà delle mansioni svolte dal lavoratore durante il rapporto di lavoro.

 


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Nel caso in cui un lavoratore che ha posto in essere un patto di non concorrenza con il suo precedente datore di lavoro risulti inadempiente circa gli accordi stabiliti, dunque avvii un’attività imprenditoriale concorrente con quella dell’ex datore di lavoro, oppure riveli notizie relative all’organizzazione ed alle modalità di produzione dell’azienda dove ha lavorato, il datore di lavoro può agire per vie legali, ottenendo l’immediata chiusura dell’attività avviata dal lavoratore ed eventualmente anche una sanzione economica.
Nel caso in cui un patto già stipulato venga dichiarato nullo, il datore di lavoro ha il diritto alla restituzione delle somme versate al dipendente per l’attivazione del patto stesso.
La possibilità di porre in essere un rapporto di non concorrenza rappresenta dunque un’importante opportunità per i lavoratori di fare valere le competenze maturate, soprattutto nell’odierno contesto in cui assai spesso i rapporti di lavoro dipendente sono a tempo determinato.

 

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