Mercoledi, 12 Dicembre 2018

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Imprese Italiane: Aumenta la Voglia di Rivolgersi Al Mercato Estero per Aumentare i Profitti


imprese italiane, investimenti esteri

Secondo l'Istat da qualche anno le imprese multinazionali italiane si rivolgono sempre di più verso il mercato estero, aumentando la propria presenza e gli investimenti, a causa di una domanda interna troppo debole. In concreto nell'ultimo anno il 39% delle imprese multinazionali attive nei servizi e oltre il 30% di quelle industriali hanno dichiarato di aver già messo in cantieri investimenti verso l'estero. Estero che complice la crisi del debito Europea si identifica sempre più con i Paesi emergenti, (BRIC in testa) e sempre meno con la zona Euro.
A confermare questa tendenza ci ha pensato una ricerca di Regus secondo la quale non solo le multinazionali italiane si orientano sempre più verso l'estero ma anche le imprese locali. Nello specifico l'indagine ha messo in luce che il 69% delle aziende italiane che opera a livello locale sta pianificando un'espansione all'estero, mentre addirittura il 90% di quelle che già operano oltre confine continueranno ad espandersi.

Si tratta di percentuali decisamente alte, pur in presenza di un campione forse non ampiamente rappresentativo della realtà italiana, che dimostrino come la debolezza economica dell'Italia ben rappresentata dalle ultime classifiche internazionali e su cui grava anche la crisi dell'euro, stia spingendo le aziende lontano dal mercato interno.
Ma c'è di più, infatti, la scelta di puntare sul mercato estero sembra pagare in termini di risultati e dovrebbe essere presa in considerazione anche dalle altre aziende nazionali che desiderano affermarsi in mercati fortemente competitivi. La pensa così il direttore di Regus ItaliaRegus Italia, Mauro Mordini, secondo cui le imprese italiane che hanno : “ diversificato la propria attività all'estero godono di una situazione più favorevole e dinamica rispetto a quelle che sono rimaste dentro i confini nazionali”. Ciò dovrebbe servire secondo Mordini da campanello d'allarme per le imprese che invece si rivolgono ancora esclusivamente al mercato interno : “per trovare modalità efficaci e vantaggiose per superare i confini nazionali, incrementare i profitti e diversificare il rischio”

OSTACOLI E PREROGATIVE DI UNO SBARCO ALL'ESTERO
Escludendo dalle variabili la componente dimensionale, tipica del tessuto produttivo italiano, fatto per il 95% da aziende con meno di 10 dipendenti, che di per sé limita se non nega, salvo il ricorso a reti di impresa, la possibilità di puntare in maniera consistente sul mercato estero, esistono anche altri ostacoli all'espansione internazionale. Tra questi si evidenziano soprattutto le tematiche relative alla “Proprietà” e al “Personale”. Oltre alle difficoltà tecniche relative all'aprire una sede in uno Stato estero con giurisdizione diversa, soprattutto se extracomunitario, si registra una forte tendenza verso un impegno immobiliare di breve termine, in ragione del fatto che non si può conoscere se l'azienda crescerà o avrà successo. Per questo motivo il 68% delle aziende del campione preferisce investimenti immobiliari non di lungo periodo.
Per quanto riguarda i dirigenti da assegnare alle sedi estere, un terzo delle imprese ritiene che questi debbano provenire dal Paese in cui ha sede la casa madre, mentre la maggioranza pensa sia meglio optare per dirigenti locali. Sul fronte dei dipendenti o del personale in generale, il 61% del campione ritiene come requisito fondamentale l'ottima conoscenza della lingua locale.
 
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