Lunedi, 23 Aprile 2018

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L'Articolo 18 Tutela il 65,5% Dei Dipendenti Italiani


Articolo 18, lavoratori, tutela, imprese

In attesa della riforma del lavoro, si fa un gran parlare dell'Articolo 18, tra chi lo vorrebbe abolire, tra chi lo ritiene un caposaldo dei diritti dei lavoratori e tra chi desiderebbe semplicemente modificarlo per rendere più flessibile il mercato. Ognuna delle parti in gioco, sinteticamente Associazioni degli Industriali, Governo e Sindacati, porta ragioni, più o meno condivisibili alla propria causa. Ma il tema centrale su cui riflettere è quanto incide veramente l'articolo 18 sulle imprese e i lavoratori italiani. Se lo è chiesto la Cgia di Mestre che ha calcolato che l'articolo 18 interessa solo il 3% delle imprese, ma tutela ben il 65,5% dei dipendenti italiani. Confermando i concetti più volte sentiti come ad esempio che l'articolo 18 riguarda solo poche imprese (per cui è modificabile) e quello che invece tutela la maggior parte dei lavoratori dipendenti (per cui non va toccato).
Veniamo ai numeri calcolati dalla Cgia. 

L'Italia essendo caratterizzata da un tessuto produttivo di piccole e piccolissime imprese, non ha un grande numero di aziende e società con un numero di dipendenti superiori ai 15 addetti (sono appunto il 3% del totale). Nello specifico infatti su 5,250 milioni di imprese in Italia solo 156.500 hanno più di 15 addetti. D'altro canto, per quanto riguarda i lavoratori dipendenti ben il 65,5% è coperto dall'articolo 18, che si applica proprio oltre la soglia del 15 dipendenti. Questo perchè su quasi 12 milioni di operai ed impiegati occupati nel nostro Paese (escludendo dal conto i lavoratori del Pubblico impiego, quelli agricoli, i co.co.pro e i lavoratori a progetto), quasi 7,8 milioni lavorano alle dipendenze di imprese con più di 15 dipendenti.
L'associazione ricorda inoltre che secondo i dati Istat (riferiti al 2006) in primo grado erano presenti 8.651 controversie legate all'articolo 18. Generalmente il 44,8% di queste cause di chiude con il rigetto della domanda in primo grado, quota che sale al 63,1% in appello.

Nel commentare i dati Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, ha sottolineato che. “l'eventuale modifica che il Governo potrebbe apportare all’articolo 18 interesserà la maggioranza dei lavoratori dipendenti italiani.”. Un dato che non può essere certo sottovalutato.
Dello stesso avviso è la Cgil che nel commentare i dati ha sottolineato, ancora una volta, l'importanza dello strumento anche in termini prettamente numerici. “La maggioranza di operai e impiegati - ha spiegato Fulvio Fammoni, Segretario Confederale della CGIL - è tutelata da una norma di civiltà che impedisce il licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo. Un fatto molto importante in sé, ma anche come deterrente contro altri abusi su altri diritti.
Fammoni ha anche evidenziato come questo strumento sia utile anche alle imprese, che possono licenziare quando effettivamente sussiste una giusta causa. Semmai il problema non sta nello strumento in sé ma nella lunghezza della cause che rappresentano un limite alla tutela dei diritti sia di imprese che di lavoratori, ed è su questo campo che bisognerebbe agire.
Forse da questo punto di vista potrà aiutare il Tribunale delle Imprese, previsto dal decreto sulle liberalizzazioni, se mai verrà alla luce.
 
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