Mercoledi, 26 Giugno 2019

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L'Attività di Cura Di Figli e Anziani Toglie Spazio Al Lavoro Soprattutto per le Donne


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Più volte ci siamo occupati del rapporto tra donne e lavoro, sottolineando che la mancanza di servizi di conciliazione influiva pesantemente sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro. É tornata sul tema anche l'Istat nello studio “La conciliazione tra lavoro e famiglia” in cui viene allargato il campo di indagine non solo in riferimento ai figli in giovane età, ma anche in relazione ad adulti malati, disabili od anziani.
In generale sono 15,182 milioni (il 38,4% delle popolazione di riferimento) gli individui che nel 2010 si sono presi cura regolarmente di queste categorie di persone. Nello specifico il 27,7% si prende cura di figli minori, il 6,7% di altri bambini e l'8,4% di adulti o anziani bisognosi di assistenza.

Le donne, spiega l'Istat sono maggiormente coinvolte in questa attività di cura (42,3% contro 34,5%) ed è anche per questo motivo che la loro partecipazione al mercato del lavoro è inferiore rispetto a quella degli uomini.
Se si analizza solo la cura di figli con meno di 15 anni nella fascia di età 25-54 anni si scopre che le donne occupate sono il 55,5%, contro il 62% di quelle che non hanno questo tipo di incombenza. Valori decisamente più bassi rispetto a quelli registrati per gli uomini nelle stesse condizioni, infatti il 90,6% dei padri risulta occupato contro il 79,8% di chi non lo è. Del resto, come sottolineato anche dall'Eurostat, questa situazione in riferimento all'occupazione femminile non è presente solo in Italia, sebbene da noi assuma delle percentuali allarmanti, ma nella maggior parte dei Paesi dell'UE e diventa più rilevante all'aumentare del numero dei figli.
In ogni caso anche chi si occupa di bambini non conviventi o di adulti, anziani, malati o disabili presenta livelli di occupazione inferiori rispetto a chi non ha questo tipo di responsabilità, e anche in questo caso la minor presenza sul mercato del lavoro coinvolge soprattutto le donne.

Quasi 3,5 milioni di occupati con figli o con altre responsabilità di cura, spiega l'Istat, vorrebbe modificare l'equilibrio tra lavoro retribuito e lavoro di cura, il 6,7% dedicando più tempo al lavoro extradomestico e il 29,1% trascorrendo più tempo con le persone che curano. Tre occupati su 10 quindi vorrebbero trascorrere più tempo con i propri cari.
Dai dati presentatipresentati emerge però una differenza che riguarda il tipo di professione svolta. Infatti, dirigenti, imprenditori e liberi professionisti vorrebbero avere più tempo da dedicare alla famiglia, mentre gli operai, più degli altri lavoratori, vorrebbero dare più spazio al lavoro retribuito.
In generale poi circa il 40% delle persone impiegate full time vorrebbero dare più spazio al lavoro di cura, mentre quasi il 70% di quelle impiegate part time non vorrebbe modificare l'organizzazione della propria giornata.
Vi sono poi gli inattivi che hanno responsabilità di cura, oltre un milioni di individui, (il 26,9% degli uomini e il 23,4% delle donne) che lavorerebbero se potessero ridurre il tempo dedicato ai familiari. Le difficoltà di conciliazione sono maggiori per i genitori rispetto a coloro che danno sostegno ad anziani e malati e curano bambini non coabitanti.
Sul fronte della mancanza di servizi di conciliazione 204 mila donne occupate part time (il 14,3%) segnalano questa situazione come un ostacolo per il lavoro a tempo pieno, allo stesso modo la pensano altre 489 mila donne non occupate che non riescono ad entrare nel mercato del lavoro proprio per questo motivo.
 
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