Giovedi, 15 Novembre 2018

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Lavoratori Precari Uno su Tre è Impiegato Nel Pubblico Impiego


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Nei giorni scorsi abbiamo presentato i dati dell'indagine Istat sui flussi di lavoro delle grande imprese ci hanno descritto l'Italia come un Paese a tempo determinato, dove più del 70% delle assunzioni viene fatto appunto a tempo determinato, specialmente tramite contratti a termine.
Oggi vogliamo affrontare, con l'aiuto della Cgia di Mestre il tema della precarietà per tracciare l'identikit del precario moderno in Italia. Partiamo dai numeri.
Secondo l'Associazione degli artigiani mestrini i lavoratori precari in Italia sono poco più di 3,315 milioni, un dato che seppur impressionante risulta in calo rispetto ad un'analoga rilevazione svolta dalla stessa Cgia che nel 2010 ne aveva contati quasi 4 milioni (3,941 milioni). Non sappiamo se questo calo sia dovuto ad un'improbabile aumento delle assunzioni stabili o ad un cambiamento dei parametri di analisi dell'Ufficio Studi della Cgia, ma siamo propensi per questa seconda ipotesi.

In ogni caso la retribuzione dai giovani precari under 34 si attesta mediamente a 836 euro al mese (escluse tredicesima, premi di produzioni e benefit), 927 per i maschi e 759 euro per le donne (il 18% in meno), in linea con il trend delle retribuzioni italiane che vede le donne sempre svantaggiate, anche se il termine corretto sarebbe discriminate, rispetto ai parigrado di sesso maschile.
Per quanto riguarda il titolo di studio il 46% dei precari italiani è diplomato, il 39% ha la sola licenza media, mentre il 15,1% è laureato. I precari che non hanno proseguito gli studi dopo la scuola dell'obbligo sono quelli più a rischio in questa fase di crisi, come sottolinea anche il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi. Si tratta di circa 1,289 milioni di lavoratori che vengono impiegati in mansioni spesso pesanti dal punto di vista fisico, sopratutto nel settore alberghiero, in quello della ristorazione e nel settore agricolo.
In valore assoluto il maggior numero di precari lavora nel Pubblico Impiego, scuola e sanità su tutti con 514,814 lavoratori (il 16,2% del totale del settore), nei servizi pubblici e in quelli sociali con 477,299 lavoratori (il 27,1% del totale del settore). Ci sono poi 118,978 occupati precari direttamente nella Pubblica Amministrazione, alle dipendenze dello Stato Centrale, di Regioni, Enti Locali, consorzi pubblici etc (l'8,4% del settore). Sommando questi tre dati scopriamo che in Italia il 34% dei precari è alle dipendenze del Pubblico impiego.

In termini relativi la presenza maggiore di precari sul totale degli occupati del settore si registra invece nel comparto degli Alberghi e ristoranti con una percentuale del 28,3% (pari a 337,379 lavoratori), seguono i servizi pubblici e sociali e i settori dell'Agricoltura, caccia e pesca con il 26,1% (232.245 lavoratori). I settori dove invece la percentuale di precari è minore sul totale degli occupati sono nell'ordine quello dell'Energia con il 6,8% di precari (12.539), quello dell'intermediazione monetaria con il 7,7% (64.030) e quello della Pubblica Amministrazione.
A livello territoriale il 35,18% dei precari lavora nel Mezzogiorno pari a 1.108.487 lavoratori, segue il Nord Ovest con 867.651 lavoratori (il 24,92%), Il Centro con 720.345 lavoratori (il 21,68%) e il Nord Est con 619.098 lavoratori precari (il 18,19%).
Le regioni con la più alta concentrazione di precari sul totale degli occupati regionali sono la Calabria con il 21,2% (121.498 precari), la Sardegna con il 20,4% (121.082 precari) e la Sicilia con il 19,9% (286.011). In valore assoluto però le regioni con il maggior numero di precari sono la Lombardia con 524.443 lavoratori (il 12,3% del totale regionale), il Lazio con 347.806 lavoratori (il 15,4%) e la Sicilia.
 
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