Lunedi, 22 Luglio 2019

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Lavoro Nero: in Italia il 6,5% Del Pil È Prodotto da 3 Milioni di Lavoratori Irregolari


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Nei giorni scorsi l'Istat ha pubblicato i dati relativi al lavoro nero in Italia, specificando che più di un lavoratore su dieci è irregolare e che, tra chi ha perso il posto di lavoro a causa della crisi, il 97,4% era un lavoratore regolare.
Sul tema è intervenuta anche la Cgia di Mestre, che sempre sulla base dei dati Istat, ha stimato che il lavoro irregolare coinvolge quasi 3 milioni di cittadini, invisibili al fisco, che producono quasi 100 miliardi di Pil irregolare (pari al 6,5% del Pil nazionale), sottraendo alle casse dello stato 42,7 miliardi di euro l'anno, pari in termini pro-capite a 709 euro a cittadino.


A livello territoriale il lavoro nero è più diffuso nelle zone dove è più alta la disoccupazione e dove il tessuto industriale è meno florido. Più in concreto, stando alle stime della Cgia, su 2,941 milioni di lavoratori irregolari, il 41,2% risiede nel Mezzogiorno (1,210 milioni di unità), dove il Pil irregolare è pari a 40 miliardi di euro e il gettito evaso è pari a 17 miliardi di euro. Segue il Nord-Ovest con 712 mila lavoratori irregolari, un pil irregolare di 24 miliardi e un gettito evaso di 10 miliardi e il centro con 516 lavoratori in nero, un pil irregolare di 17 miliardi e un gettito evaso di 7,5 miliardi. Poco dietro il Centro, troviamo il Nord-est con 501 mila lavoratori irregolari, 17 miliardi di euro di pil irregolare e 7,2 miliardi di gettito evaso.

La situazione più drammatica a livello regionale è quella della Calabria dove più di 184 mila lavoratori lavorano in nero e dove l'incidenza percentuale del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil è pari al 18,4% (valore maggiore in Italia). Senza dimenticare poi che questa situazione produce un pil irregolare di 6,2 miliardi di euro ed un gettito evaso di 2,67 miliardi, pari a 1.333 euro di imposte evase in capo ad ogni singolo residente della Regione Calabria.
In testa alla classifica regionale per numero di lavoratori irregolari troviamo invece la Lombardia con 418 mila lavoratori in nero, che precede Sicilia e Campagna con rispettivamente 284 e 254 mila lavoratori irregolari. La Lombardia è però la regione con la più bassa Incidenza percentuale del Valore aggiunto da lavoro irregolare sul PIL, con solo il 4,5%, segue l'Emilia Romagna con il 4,6% e la Valle d'Aosta con il 4,8%.
Dall'altra parte la presenza minore di lavoratori irregolari si registra in Valle d'Aosta con quasi 6 mila lavoratori in nero, in Molise con e in Trentino Alto Adige e Basilicata con rispettivamente 45 e 47 mila lavoratori irregolari.
Nel commentare i dati il segretario della CGIA Giuseppe BortolussiGiuseppe Bortolussi, ha evidenziato però che la presenza del sommerso, in questo tempo di crisi, “ha effetti economici e sociali meno devastanti di quanto non dicano le statistiche ufficiali”. Infatti, prosegue Bortolussi, quando le forme di irregolarità non sono legate ad attività riconducibili alle organizzazioni criminali, a forme di sfruttamento, precarietà e mancanza di sicurezza, : “costituiscono in questi momenti così difficili un paracadute per molti disoccupati o pensionati che non riescono ad arrivare alla fine del mese.”
Se questo è sicuramente vero, aggiungiamo noi, non possiamo non rilevare che tali condizioni si verificano raramente e che, soprattutto al Sud, lavoro nero fa rima con condizioni di lavoro pessime.
Dello stesso avviso è anche il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, secondo cui . “una cosa non si può dire: che il nero funziona anche come ammortizzatore sociale perché è solo sfruttamento e batterlo serve per reperire quelle risorse necessarie per dare a tutti una migliore occupazione.”
 
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