Sabato, 16 Dicembre 2017

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LAVORO: PRONTA LA BOZZA SUI LAVORI USURANTI, CHI LI SVOLGE POTRÀ ANDARE IN PENSIONE 3 ANNI PRIMA


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I cosiddetti lavori “usuranti” sono delle tipologie di professioni per le quali la legge prevede che il lavoratore possa andare in pensione in anticipo, dal momento che, appunto, l’attività in questione risulta per più logorante rispetto alla media.
Il Ministero del Lavoro ha realizzato una bozza del decreto legislativo che sarà emanato nei prossimi mesi, il quale stabilirà che i lavoratori impegnati in professioni usuranti potranno andare in pensione con 3 anni di anticipo rispetto al limite di 60 anni. Requisiti fondamentali per ottenere anticipatamente la pensione saranno dunque avere almeno 57 anni di età ed aver maturato almeno 35 anni di contributi con attività lavorative usuranti.
Il collegato lavoro ha fissato al prossimo 24 febbraio il limite per stabilire quali categorie potranno rientrare appunto tra i lavori usuranti, tuttavia il Ministero del Lavoro ha già stabilito, nella bozza del decreto legge, quali lavoratori potranno usufruire della pensione anticipata. Vediamole nel dettaglio:
Attività usuranti – Tra questi lavori rientrano i lavori svolti in galleria (anche addetti al fronte di avanzamento), in cava, in miniera, nei sotterranei e anche nei fondali (ovvero la professione del palombaro). I lavori eseguiti con alte temperature, all’interno di cassoni ad aria compressa e in spazi ristretti, attività di asportazione di amianto e di lavorazione del vetro cavo.
Linee di catena – Lavoratori impiegati in industrie nelle produzioni di serie, lavoratori vincolati a tenere un determinato ritmo, lavoratori che ripetono in modo costante lo stesso ciclo lavorativo su parti staccate di un prodotto finale.
Autisti – La legge considera appunto come “autisti” i conducenti di veicoli pesanti adibiti a servizi pubblici di trasporto di persone; nella bozza del Ministero, è stato stabilito come limite minimo della grandezza del veicolo la destinazione ad almeno 9 passeggeri.


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Lavoro notturno – lavori di qualsiasi tipologia svolti durante la notte, da intendersi come orario di lavoro compreso tra le 24.00 e le 5 del mattino.
In quest’ultima categoria vi è l’unico nodo ancora da sciogliere relativo al decreto legge che sarà emanato prossimamente e riguarda la quantità di turni notturni minimi per l’ottenimento della pensione anticipata. Sarebbe stato infatti previsto come tetto minimo per poter usufruire della pensione anticipata quello di 80 giorni lavorativi notturni durante l’anno solare, precisamente con almeno 3 ore lavorative comprese tra le 24 e le 5 del mattino. Tuttavia i sindacati considerano il limite troppo severo ed hanno proposto di abbassarlo a 64 notti all’anno. Alla pubblicazione ufficiale del decreto si scoprirà se il Ministero opterà o meno per questo requisito meno stringente.

   


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