Venerdi, 22 Marzo 2019

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Malati di Cancro e Lavoro: Più Dell’80% Viene Licenziato Dopo le Cure


cancro, lavoro, mobbing

In tutto il mondo si fanno giustamente molte campagne di sensibilizzazione sui tumori: ma quello di cui si parla poco sono le conseguenze secondarie e indirette di questa malattia. Cosa succede dopo lo shock della diagnosi, la paura dell’intervento, il calvario della malattia e della cura? Fortunatamente i progressi in campo medico-scientifico hanno permesso un allungamento della aspettativa di vita: avere un cancro non è più sinonimo di morte imminente e inevitabile. Ma a questo punto si aprono scenari nuovi e importanti da valutare, sebbene questa sia innegabilmente una premessa incoraggiante. Vivere dopo aver scoperto di avere un tumore assume un valore diverso ma ciò non toglie che per farlo con dignità occorre essere inseriti in un sistema sociale ed essere economicamente autosufficienti.

E’ permesso questo ad un malato di cancro? Tecnicamente ovviamente si, ma nella pratica le statistiche parlano di una realtà ben diversa e sicuramente più cinica e subdola. Un’indagine nazionale sull’andamento della vita professionale di chi si ammala e cade vittima della “bestia”, condotta dal CensisCensis in collaborazione con la Roche e la Favo, ha evidenziato numeri allarmanti. Negli ultimi 5 anni in Italia sono state circa 85 mila le persone malate di cancro licenziate o costrette a dare le dimissioni.

Ma non si tratta di una recente tendenza del mondo del lavoro anzi se l’indagine si allarga agli ultimi dieci anni le vittime di mobbing sul lavoro dopo la malattia salgono a 274 mila. Per capire l’entità di questi numeri basta pensare che rappresentano più dell’80% delle persone malate. A denunciare questa situazione sono i pazienti (hanno preso parte in più di mille al sondaggio) e circa 700 caregiver, ovvero assistenti di varia natura (volontari, familiari o professionisti) intervistati. Non stiamo parlando degli Stati Uniti, spesso al centro di polemiche quando si parla della mancanza di assistenza o del cinismo della società moderna, ma dell’Italia, uno dei paesi con il miglior sistema sanitario al mondo (checché se ne dica). A volte non importa quello che la legge prevede: in Italia ad esempio agli invalidi civili e ai lavoratori mutilati con evidenti limiti nella capacità lavorativa è concesso, previa autorizzazione del medico provinciale, di usufruire di congedi straordinari fino a un massimo di 30 giorni. In molti casi però le aziende private si arrogano il potere di non concedere questi permessi, dietro minacce, ricatti a azioni di mobbing. A facilitare questo processo è anche l’ignoranza di alcuni soggetti relativamente ai diritti riconosciuti per legge. Purtroppo non si tratta di un problema solo italiano: un’indagine condotta dal Coronel Institute of Occupational Health di Amsterdam ha evidenziato che, chi sopravvive ad un tumore, ha il 37% in meno di possibilità di trovare un posto di lavoro una volta terminate le cure. Un’ingiustizia che fa rabbrividire, soprattutto se si pensa che l’età media di chi guarisce è inferiore ai 65 anni e quindi si tratta di persone potenzialmente attive nel mondo del lavoro.
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Jan Charles Linus EkenstamJan Charles Linus Ekenstam by flickr


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