Mercoledi, 24 Luglio 2019

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Morti Bianche: Sempre Meno i Posti DI Lavoro, Sempre Più i Morti Sul Lavoro


Morti bianche, sicurezza sul lavoro

Siamo alla fine del 2011 ed è tempo di bilanci, purtroppo non sempre positivi. L’ osservatorio sicurezza sul lavoro di vega engineering ha proseguito l’indagine sul numero delle morti sul lavoro anche nel mese di novembre appena conclusosi. Da gennaio a novembre il 2011 si sono registrati 514 morti, 30 in più rispetto all’anno scorso: 54 solo nel mese di novembre. La situazione dunque, lungi dall’essere risolta, ha fatto registrare un aggravamento del 6,2%.
Le chiamano “morti bianche”, quasi a deresponsabilizzare l’essere umano da questa tragedia: ma non sempre è così, a volte purtroppo questi incidenti sono macchiati dalla colpa dei datori di lavoro, protesi a far prevalere il risparmio sulle materie prime e gli strumenti più che la sicurezza dei dipendenti.

In Italia la palma nera spetta alla Lombardia (67 vittime), seguono Emilia Romagna (46), Piemonte (45) e Veneto (41). L’analisi delle singole province attribuisce il triste primato a Brescia (16 incidenti), davanti a Torino (15) e Bolzano (12), quest’ultima a pari merito con Milano, Bologna, Napoli e Roma. Si nota immediatamente un’alta percentuale degli incidenti mortali sul lavoro nel Nord Italia: la cosa non stupisce, essendo queste le aree più industrializzate. E in effetti nelle regioni del Nord Ovest solo nel mese di novembre ci sono stati sette morti sul lavoro.

I settori più a rischio sono quelli dell’agricoltura (quasi il 40% dei casi) e delle costruzioni (con la media di 23% di incidenti): nel primo caso la maggior parte delle morti avviene per il ribaltamento di trattori (circa il 20%), nei cantieri edilizi invece soprattutto per cadute dai ponteggi o dalle impalcature senza protezioni. Molte le vittime di media età (quasi la metà dei morti hanno tra i 40 e i 50 anni), spesso di nazionalità straniera.
Il dato può sembrare in contrasto con la crisi del settore lavoro e l’aumento del fenomeno della disoccupazione: da un certo punto di vista invece le due statistiche sono speculari e seguono lo stesso andamento. Se l’offerta di lavoro diminuisce, chi è disoccupato sarà purtroppo più propenso ad accettare condizioni di lavoro poco sicure a fronte di un salario. Il lavoro in nero è un fattore che alimenta tristemente il rischio di non applicazione delle norme di sicurezza sul posto di lavoro. E purtroppo questa situazione non riguarda più solo i grandi laboratori cinesi, com’è nell’immaginario collettivo, ma anche piccole aziende a conduzione familiare.
La gravità di questi numeri è ancor più evidente se si tiene conto che le statistiche ufficiali non includono nel conteggio delle morti bianche quelle di chi ha superato l’età lavorativa (ad esempio pensionati comunque impiegati nelle campagne) o situazioni particolarmente a rischio come i soldati caduti nelle spedizioni militari all’estero. Non rientrano nel numero delle morti bianche neppure quelle degli incidenti stradali avvenuti nel percorso tra casa e lavoro (qualora l’azienda contesti la traiettoria seguita). A questi casi vanno inoltre aggiunti tutti i casi di lavoratori non regolari, specialmente nel caso di extracomunitari.
Purtroppo trattandosi di singoli incidenti se ne parla spesso con toni retorici e rassegnati e le notizie non riscuotono grosso impatto mediatico, tranne in rari casi.
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