Mercoledi, 12 Dicembre 2018

Back Lavoro Power Distance Index: Quanto È Difficile Dire di No Al Capo Anche Quando Sbaglia

Power Distance Index: Quanto È Difficile Dire di No Al Capo Anche Quando Sbaglia


Costa Concordia, Capo, disastri

 

In questi giorni la notizia più discussa in Italia è ovviamente quella dell’incidente della nave Concordia e delle responsabilità del comandante Schettino, al momento in stato di fermo (per ragionevole pericolo di fuga). Ma qualcuno avrebbe potuto contraddire le sue scelte e opporsi all’avvicinamento troppo rischioso alla costa? Con questo articolo, è bene premetterlo, non si intende assolutamente addossare la colpa sul personale di Costa Crociere (che certamente non ha lo stesso stipendio e le stesse responsabilità del comandante) ma riflettere su una mentalità, purtroppo molto radicata nella cultura italiana, per cui la decisione di chi è capo diventa insindacabile, anche quando palesemente sbagliata. E considerando che la maggior parte di incidenti di questo tipo, non solo navali ma anche aerei, dipende da un errore umano, è forse plausibile pensare che, se non si fosse trattato dell’Italia, ma di un Paese in cui anche chi è nel gradino più basso a livello lavorativo può dire la sua ed essere ascoltato (senza la paura di licenziamento, mobbing o ritorsioni), forse alcune tragedie si sarebbero potute evitare.  

A fare questa considerazione non sono stata io per prima ma Malcolm Gladwell, giornalista del New Yorker, che nel suo saggio "Outliers", come riportato anche da Linkiesta.it, dedica un capitolo all’incidenza dell’errore umano nella casistica degli incidenti aerei. Nella sua analisi Gladwell sottolinea proprio come, per alcune culture, opporsi al capo ed obiettare riguardo alle sue decisioni, sia complesso e difficilmente ipotizzabile. Non molti sanno che per misurare questa difficoltà culturale esiste un parametro, ideato intorno agli anni '60 da uno psicologo olandese, Geert HofstedeGeert Hofstede, ai tempi impiegato di IBM. Si chiama «Power distance index». Più l’indice sale, più il rapporto con il capo è di tipo verticale, e quindi lascia meno spazio al confronto costruttivo tra dipendente e datore di lavoro.
Fra le grandi potenze economiche, la Cina (80) è quella che fa registrare un valore più alto e dove quindi le critiche ai detentori del potere sono maggiormente censurate. Ma anche la posizione dell’Italia (50) e di altre nazioni europee (Spagna 57, Francia 80, Grecia 60) non è incoraggiante.

E del resto, se non fosse un indice a ricordarcelo, è una realtà che si percepisce quotidianamente nei diversi ambienti di studio e lavoro.
Nei Paesi con indice basso i detentori del potere rinunciano a simboli formali, da noi si cercano in maniera disperata. Basti pensare che la lingua inglese non ha la forma per il “lei”, noi abbiamo anche il “voi” (nel caso la terza persona singolare non bastasse). Siamo il popolo che dedica al “Chiarissimo” rettore le tesi di laurea, che impone il completo elegante anche nei call center. La parodia fantozziana del ficus come simbolo del potere non è poi così distante dalla realtà.
In Austria il primo ministro Bruno Kreisky era noto perché usava il tram per spostarsi, da noi si utilizzano le auto blu anche in maniera impropria.
Ovviamente non si può sminuire quanto accaduto di fronte all’isola del Giglio rapportandolo a questo fattore sociale ma, onestamente, quanti di voi, immaginandosi dipendenti sulla nave Concordia, avrebbero detto a Schettino di non avvicinarsi troppo alla costa pur essendo consapevoli dei potenziali rischi?
 
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