Giovedi, 19 Luglio 2018

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Tasso di Occupazione Femminile: Italia Ultima in Europa con il 46,1%


occupazione femminile, mercato del lavoro, discriminazioni

Il tema della scarsa partecipazione al mercato del lavoro da parte delle donne in Italia è particolarmente serio sia dal punto di vista quantitativo (nei numeri) sia perchè porta con sé una serie di conseguenze sociali ed economiche piuttosto serie. Abbiamo visto come l'occupazione femminile sia direttamente connessa alla produttività e alla crescita del Paese e di come un tasso di occupazione delle donne del 60% potrebbe far crescere il nostro Pil di sette punti percentuali.
Questi ed altri temi sono stati affrontati nel convegno “Stati generali sul lavoro delle donne in ItaliaStati generali sul lavoro delle donne in Italia” organizzato dal Cnel. Nel corso dell'incontro sono stati snocciolati diversi numeri che confermano come il mercato del lavoro in Italia rappresenti un luogo dove le donne subiscono una doppia discriminazione, sia dal mercato, rimanendone spesso escluse, sia nel mercato, ad esempio venendo limitate per quanto riguarda le possibilità di carriera e dal punto di vista retributivo.

Temi del resto che non sono affatto nuovi, come sottolineato anche dal relatore del Cnel, Giuseppe Casadio , ma che anzi vengono spesso dibattuti anche in sedi istituzionali, salvo poi sparire al momento delle decisioni. É chiaro il riferimento ai decisori politici e alla politica in generale che non è in grado di intervenire per correggere le distorsioni presenti sul mercato e che nemmeno al suo interno, riesce a garantire un'adeguata partecipazione femminile alla vita politica. L'Unica eccezione riguarda l'introduzione a partire da quest'anno dell'obbligo della presenza di almeno un quinto di donne all'interno dei consigli di amministrazione e gli organi di controllo delle società quotate e delle controllate pubbliche. 
 

LA CONDIZIONE LAVORATIVA DELLE DONNE NEGLI ULTIMI DECENNI
Secondo i dati riportati da Linda Laura Sabbadini dell'Istat, negli ultimi decenni le donne entrano nel mercato del lavoro in età più avanzata, con un grado di istruzione più elevato rispetto al passato e con aspirazioni di carriera. Ciò si traduce in un desiderio di non smettere di lavorare, ad esempio in caso di gravidanza ed è un elemento che caratterizza tutto il Paese, anche al Sud, sebbene lì risulti più alto il livello di disoccupazione e di esclusione dal mercato del lavoro.
Rispetto al 1993, nel 2008 si registrano 1,694 milioni di donne occupate in più per un totale di 9,341 milioni di unità, tuttavia a causa della crisi tra il 2008 e il 2010 l'occupazione femminile è diminuita dell'1,1% (-103 mila unità). In questi anni di crisi si è registrato un calo dell'occupazione femminile qualificata (-270 mila unità) ed un aumento di quella non qualificata (+218 mila unità). Inoltre il calo di occupazione nell'industria è stato in termini percentuali più che doppio per le donne rispetto agli uomini (-12,7% contro 6,3%).

 

CONFRONTO EUROPEO
Il tasso di occupazione femminile nel 2010 è pari al 46,1%, il che ci rende ultimi in Europa prima di Malta. Un dato che risulta drammatico al Sud dove le donne occupate sono il 30,5% contro il 56,1%, inoltre nel Mezzogiorno per arrivare ad un tasso di occupazione superiore al 50% occorre essere laureate (62% contro il 39,3% delle diplomate e il 17,4% delle donne con titolo di studio inferiore).
Il tasso di disoccupazione femminile è in Italia maggiore di quello maschile, 9,7% contro 7,6%, mentre in Europa si registra per entrambi i generi un tasso del 9,6%.
Infine il tasso di inattività delle donne è nel nostro Paese pari al 48,9% superiore di oltre 13 punti percentuali rispetto a quello europeo (35,5%) e sintomo di un forte scoraggiamento.

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