Martedi, 17 Luglio 2018

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I Contribuiti All’Editoria Salgono a 120 Milioni


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Il Governo Monti aveva promesso anni di lacrime e sangue – o meglio, come amano chiamarli, di ‘sacrifici’ – anche per l’editoria. Nella celebre manovra Salva-Italia, infatti, è insita una norma che prevede la cessazione dei contributi all’editoria a partire dal 2014 e una forte riduzione a partire dal 2012 stesso. Riduzione che, a conti fatti, aveva fatto scendere i contributi per l’anno in corso fino a 47 milioni.
Voci lamentose si sono levate fin da quando il provvedimento è uscito dalle stanze del Governo. Molti hanno invocato un ripristino totale dei contributi, in nome del pluralismo dell’informazione. Senza denaro dallo Stato, molte testate rischierebbero di chiudere e tra queste ci sarebbero anche nomi importanti della storia della stampa italiana, o che danno voce alle minoranze. Il caso del Manifesto, sull’orlo della chiusura, può dare tutt’ora l’idea della situazione (ma potremmo citare anche La Padania, i cui conti non sono particolarmente positivi ndr)

La notizia recente è che, dando un colpo al cerchio ed uno alla botte, lo Stato ha trovato i soldi da ‘versare’ ai giornali. Il ‘merito’ (se così si può chiamare) del sottosegretario all’Editoria Paolo Peluffo e anche del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha applicato una sottile moral suasion. Adesso, i contributi all’editoria sono saliti a 120 milioni. Una cifra molto simile ai 150 milioni del 2010, anno record dei ‘regalini’ ai giornali.

C’è da gioire? Non proprio. I contributi all’editoria, in verità, non sono un’anomalia italiana. Sono diffusi un po’ ovunque, e sono particolarmente sostanziosi in Finlandia, Francia e Gran Bretagna (in questa classifica l’Italia è terza). Il problema sta non nell’entità dei contributi ma nella loro utilità. Altrove, soprattutto nei paesi scandinavi, i soldi dello Stato servono a sostenere giornali che alimentano il cuore pulsante dell’opinione pubblica e che quindi sono letti massicciamente. In Italia si legge poco, pochissimo: le copie vendute sono 103 ogni 1000 abitanti. In Finlandia sono 483, in Gran Bretagna 307, in Germania 283. In Italia, spesso, i contributi servono a tenere in vita testate lette da poche migliaia di persone, in alcuni casi non si arriva nemmeno a mille. Per dare la dimensione della cosa è sufficiente rivelare che la Germania versa alla stampa il 40% di quanto versa l’Italia, ma i suoi lettori sono quasi tre volte quelli del Bel Paese.
C’è poi il problema dei contributi indiretti. Sotto questa voce si inseriscono tutti le sovvenzioni ‘materiali’ e non erogate in denaro, come ad esempio l’Iva agevolata al 4% (altrove la media è al 7%). Bruno Zimbardino esperto di studi economici nel settore media a Lettera43 ha dichiarato: “È difficile ottenere i dati sugli investimenti che lo Stato fa nell'industria editoriale in generale", ha sottolineato Zambardino, "e in quella giornalistica in particolare. Le informazioni sono frammentate e parziali. Per esempio i contributi indiretti ai giornali sono quasi impossibili da censire”.

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