Martedi, 20 Novembre 2018

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Open Data Journalist: il Giornalista in Piena Evoluzione


open data, giornalismo, pubblica amministrazione

L’Open Data è il catalizzatore ultimo del mestiere del giornalista. Lo dicono alcune evidenze empiriche date dall’osservazione del mondo di internet. Emerge anche dal proliferare di corsi di giornalismo incentrati sull’argomento e, più in generale, dalla crescente attenzione che il mondo dell’informazione tributa alla rete.
Internet è una miniera di informazioni, una mare magnum di dati in cui gli internauti spesso fanno fatica a destreggiarsi. Questa difficoltà è condivisa – e per giunta ad un livello più alto – con chi cerca informazioni non per conoscere ma per svolgere il suo mestiere: il giornalista.
Come cambia il lavoro del giornalista al tempo di internet? Se prima chi faceva informazione poteva utilizzare il web semplicemente come supporto alla ricerca giornalistica, ora deve fare i conti con una realtà più complessa. Internet si sta evolvendo, così anche il rapporto con le amministrazioni pubbliche e gli enti privati.  

In poche parole, internet si sta trasformando nel paradiso degli Open Data, ossia dei dati e delle informazioni prima esclusivo appannaggio dei soggetti economici e istituzionali (governi, regioni, imprese). Ciò si traduce in una mole imponente di numeri e di informazioni, per di più grezzi e non pronti per l’uso come possono essere un post di blog o un articolo su una qualche testata online.

Il giornalista del terzo millennio, dunque, deve possedere competenze e talenti che non erano necessari, fino a poco tempo fa, per la sua professione. Deve avere innanzitutto capacità di ricerca: deve essere veloce nel reperire informazioni perché, nel momento stesso in cui effettua una ricerca, arrivano nuovi dati a disegnare un quadro diverso dell’oggetto al centro della sua ‘inchiesta’. Allo stesso tempo deve essere preciso e dunque saper riconoscere un dato calzante da uno che non lo è, lo deve saper fare perché il web è costellato da numeri e da informazioni e il rischio di perdersi o sbagliarsi è dietro l’angolo.
Si tratta, a ben vedere, di un lavoro immane, esacerbato – ma è comunque una fortuna – dalla recente presa di coscienza degli amministratori pubblici riguardo il tema della trasparenza. Molte amministrazioni locali stanno mettendo i loro dati a disposizione dell’utenza di internet (e quindi anche dei giornalisti che si approvvigionano in rete). Giusto per fare un esempio, il Governo ha messo in rete il canale dati.gov.itdati.gov.it; il Miur (Ministero dell’Istruzione) ha fatto lo stesso ‘liberando’ i numeri riguardanti le strutture scolastiche e universitarie, al corpo docente etc.
Il giornalista per districarsi in questo mare di dati e cifre ha a disposizione dei software che, da soli, individuano le informazioni più pertinenti e li traducono in grafici e tabelle semplici da capire e da elaborare. Tuttavia, rimane centrale il ruolo umano, soprattutto per via della capacità interpretativa che una macchina, per quanto sofisticata possa essere, non riuscirà mai a maturare.
 

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