Venerdi, 17 Agosto 2018

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Relatori Pubblici, i Professionisti Dietro le Quinte Del Giornalismo


Giornalisti, relatori, media

La professione del giornalista non è mai stata facile e non lo è tuttora. E non solo per gli stipendi malpagati o per le ingerenze della politica. Da qualche lustro a questa parte, il giornalismo sta facendo i conti con un sostanziale mutamento della società, indirizzata verso un dinamismo e una fluidità che rende la realtà più complessa di quanto lo sia mai stata. Questi aspetti sono esacerbati dalle possibilità che offrono le nuove tecnologie. Il giornalista è sottoposto a un flusso di eventi e di notizie praticamente ininterrotto, nel quale è difficile districarsi. In che modo la professione del giornalista viene influenzata da questi cambiamenti?

Le Relazioni Pubbliche e il Lobbying in Italia” del prof. Marco Mazzoni risponde, tra le altre cose, a questa domanda: “La spedita crescita delle notizie che giungono sin sopra la sua scrivania, colloca il giornalista in una posizione di debolezza: incapace di poter ascoltare e comprendere tutto ciò che avviene, il giornalista deve far ricorso a schemi esplicativi pre-confezionati e ricercare nuovi punti di riferimenti”.
Quali sono questi punti di riferimento? Mazzoni, autore di ricerche e indagine tra i professionisti del settore rivela che alla base del lavoro dei giornalisti ci sono, spesso e volentieri, i professionisti delle Relazioni Pubbliche. Figure che ufficialmente lavorano per conto di aziende e di enti per migliorarne l’immagine e la percezione che il pubblico ha su di queste e che, inevitabilmente, rappresentano un salvagente irrinunciabile per chi fa informazione. Talmente irrinunciabile che, secondo Mazzoni, fino all’80% degli articoli che leggiamo ogni giorno sui giornali sono frutto del lavoro di professionisti delle Relazioni Pubbliche.
Il procedimento è il seguente. I relatori pubblici per migliorare l’immagine del loro cliente (azienda, ente etc) devono operare nel campo delle media relations, ossia intrattengono relazioni con i media. Per farlo, un modo efficace è quello di portare ‘notizie’ al giornalista. Lo strumento principe è il comunicato stampa, ma assolvono bene a questi compiti anche documenti che illustrano un ‘fatto’ che coinvolge il cliente ma allo stesso tempo interessa il pubblico. Capita molto spesso che questi documenti siano pieni zeppi di dati, magari per convincere il giornalista che sì, quanto dice il relatore è vero, credibile, degno di essere riportato.

E proprio qui il lavoro dei professionisti delle Relazioni Pubbliche mostra tutto il suo valore: la trasmissione di dati al giornalista rappresenta un aiuto per quest’ultimo, che quindi risparmia tempo e fatica (e proprio di tempo il giornalista difetta, visto i tempi di caos informativo in cui viviamo). Non solo: il relatore pubblico permette al giornalista di saltare a piè pari il laborioso processo di selezione delle notizie, visto che è proprio lui a ‘scegliere’.
In definitiva, come sottolinea più volte Mazzoni nel suo libro, “il relatore pubblico semplifica il lavoro del giornalista”. Non è una cosa nota ai più. Il motivo è che si tratta, in fin dei conti, di una ‘verità ingombrante’ perché sfata il mito del giornalista autonomo, indipendente da ogni forma di condizionamento. Ciò non toglie che “i giornalisti oggi giorno abbiano bisogno dell’aiuto dei relatori pubblici per fare il loro lavoro”. Addirittura, “sono gli stessi giornalisti a ricorrere costantemente al relatore pubblico per la stesura di un articolo”.
Secondo molti, questa sorta di sudditanza che il mondo del giornalismo soffre rispetto alle Pubbliche Relazioni presenterebbe effetti collaterali: “Tutto questo ha prodotto un giornalismo sempre più guidato da regole di mercato e sempre meno ispirato ai valori tradizionali”.
Tuttavia, è d’uopo fare una considerazione. Se il relatore pubblico “semplifica la vita del giornalista” e questi non può fare a meno del relatore pubblico, allora le Relazioni Pubbliche ricoprono un ruolo fondamentale per la società. Senza notizie non esiste informazione, e senza informazione non esiste opinione pubblica. E senza opinione pubblica, volenti o nolenti, non esiste democrazia.
 
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