Sabato, 25 Novembre 2017

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Crisi Dello Spread: Più Conveniente il Mutuo a Tasso Fisso o Variabile?


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Si parla tanto di crisi dello spread tanto che ormai anche il cittadino medio conosce approssimativamente la definizione e il valore di questo parametro economico e tecnico. Ma in che modo questo influenza nella nostra vita quotidiana? Oggi affrontiamo la questione dal punto di vista del mutuo: come cambiano i tassi di interesse con i mercati altalenanti? Quale mutuo è più conveniente? Da questa prospettiva lo spread non si legge in modo astratto e in riferimento ai Titoli di Stato tedeschi (Bund), e quindi alla crisi del debito, quanto piuttosto in un’ottica a noi più vicina, ovvero come la differenza tra il costo del denaro in base al parametro Euribor e il tasso finale che viene applicato al mutuatario.

E’ quindi una percentuale applicata dagli istituti di credito per il servizio. Questo spread è stato quantificato intorno al 3-4%. Per chi ha acceso un mutuo questo significa che la rata sarà incrementata del 2% rispetto a maggio (quando il valore dello spread era assestato intorno all’1%).
La comparizione è sempre quella tra mutui a tasso fisso o variabile. Molti esperti continuano a promuovere il secondo, prevedendo leggeri tagli delle rate mensili in seguito alla politica operata dalla Bce a partire dalla direzione di Mario Draghi per ridurre il costo del denaro.

Nessuna sostanziale differenza per chi ha scelto il mutuo a tasso fisso, che resta legato esclusivamente alle condizioni contrattuali e non risente delle variazioni dello spread.
Ma questo è vero per chi ha già da anni un contratto di mutuo: e per i nuovi mutuatari? Come deve regolarsi chi deve accendere un mutuo ora? Ci sono indagini che hanno dimostrato come di fatto la riduzione del costo del denaro sia solo un palliativo e non sia sufficiente a compensare gli effetti dell’aumento dello spread. Viene stimato che nei prossimi  mesi le rate potrebbero aumentare dai 16 ai 64 euro. Lo spread imposto al momento del rogito resterà valido per tutta la durata del contratto. Occorre quindi valutare la convenienza nel lungo termine. Tuttavia si stima che per almeno un paio di anni i mutui a tasso variabile resteranno più convenienti. 
Questi sono dunque gli effetti dello spread sui mutui: ma quali sono le cause di questa impennata? La diminuzione delle richieste di mutui ha spinto le banche a ricorrere a prestiti interbancari per poi rimettere in circolo tale liquidità. E’ intuibile dunque che per i mutuatari gli interessi saranno più alti (perché la banca erogatrice è a sua volta debitrice e dunque deve compensare i costi per ottenere liquidità), e questo è proprio l’effetto di rialzo dello spread. Anche chi accende un mutuo a tasso fisso ora quindi risente inevitabilmente delle conseguenze della crisi del mercato. Secondo il Rapporto mensile dell’Associazione bancaria italiana, ad ottobre i tassi sui mutui concessi sono aumentati dello 0,15% rispetto a settembre 2011 e dello 0,8 % rispetto a settembre 2010. I dati sono confermati anche dal Crif, che ha fotografato il crollo nelle richieste dei mutui (scese ad ottobre del 33% rispetto al 2010).  
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