Venerdi, 28 Luglio 2017

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Web Economy: l’UE Preoccupata Dal Peso di Google


Google, Web Economy, Unione Europea

L’Unione Europea ha paura del peso di Google nella Web Economy. Il colosso informatico, stando ad alcune voci autorevoli del massimo organismo europeo, terrebbe un comportamento anti-etico e scorretto. I timori maggiori provengono nientemeno che da Joaquin Almuia, vicepresidente della Commissione Europea. Li ha espressi in un lungo comunicato stampa. In particolare sono quattro le irregolarità che ha rivelato.
In primo luogo, la “web economy” di Google, stando alle parole di Almunia, si sostanzierebbe in una gestione poco chiara dei servizi di ricerca verticali. In questa definizione rientrano i canali che danno visibilità a settori precisi: come i ristoranti, le agenzie di viaggio etc. Ebbene, Google tratterebbe i vari soggetti economici inseriti nei servizi verticali diversamente da quanto fa con i competitor normali. Insomma, il sospetto è che Big G riservi corsie preferenziali ad alcuni a discapito di altri.

In secondo luogo, soffermandosi sulla questione “servizi di ricerca verticali”, l’esponente dell’Unione Europea teme che Google copi dai suoi competitor i contenuti testuali e multimediali, in genere user generated (es. commenti e recensioni). Il tutto, ovviamente, senza autorizzazione. Si legge nel comunicato stampa: “Siamo preoccupati che questo atteggiamento possa ridurre l’incentivo che i competitor hanno ad investire nella creazione di contenuti originali per gli utenti Internet. Questa pratica può impattare per esempio su siti di viaggio o siti che offrono guide nel settore ristorazione”.

La terza preoccupazione su Google ha a che fare con il search advertising, la gallina dalle uova d’ora della società di Mountain View. Il problema risiede nell’esclusività di fatto che Google richiederebbe dal momento che viene stipulato l’accordo con l’inserzionista. A questi, è precluso ogni altra collaborazione con i competitori di Google. E’ palese quanto ciò incida sul meccanismo della concorrenza.
Anche la quarta preoccupazione, infine, ha a che fare con i servizi di advertising. Google, infatti, impone agli editori di contenuti il rispetto di rigide norme per l’indicizzazione. Il lato scomodo della questione è che tali norme incidono negativamente sulla qualità dei contenuti, specie quelli testuali. Un esempio è la keyword stuffing, ossia la ripetizione delle tag nel corpo del testo.
In generale, i timori di Joaquin Almunia appaiono fondati. Google ha praticamente il monopolio dei servizi di ricerca, che sono servizi di intermediazione tra aziende e clienti. Insomma, ha la visibilità altrui in pugno, sia quella dei gestori di contenuti (che hanno interessa a monetizzare i loro blog e siti) tanto delle aziende che, come è ovvio, con la pubblicità ci sopravvivono.

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