Giovedi, 23 Novembre 2017

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I Colossi di Internet Insieme per Tutelare i Minori


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I nomi più importanti dell’universo internet hanno stretto un accordo per tutelare i minori che navigano sul web. Le trattative e la stipula dell’alleanza sono avvenute sotto l’egida di Neelie Kroes, membro della Commissione Europea e specializzata in agenda digitale.
Settant’anni, olandese, Neelie Kroes ha interpretato con lucidità le potenzialità e i rischi del mezzo internet, incrociandoli con l’irrinunciabile dovere di tutelare i più piccoli. E’ stata proprio lei, a giugno, la prima a lanciare l’allarme social network. “La maggiorparte di questi siti non garantisce che i profili dei minori siano accessibili esclusivamente dai contatti da loro approvati” aveva dichiarato all’epoca.

Un giudizio certamente duro ma basato su dati empirici: una ricerca della Commissione Europea aveva indagato su 14 social network e solo 2 (per altro sconosciuti al grande pubblico) garantivano una protezione adeguata. 
Da allora la Kroes ha messo in moto una campagna di sensibilizzazione e ha avviato contatti con le maggioro società che offrono servizi su internet. Lo scopo era quello di inglobare il maggior numero di realtà possibili per garantire la massima risonanza mediatica possibile ma anche la massima copertura dei provvedimenti sulla tutela. I nomi sono tanti, importanti e di peso: Apple, BSkyB, Bt, Dailymotion, Deutsche Telekom, Facebook, France Telecom-Orange, Google, Hyves, Kpn, Liberty Global, Lg Electronics, Mediaset, Microsoft, Netlog, Nintendo, Nokia, Opera Software, Research in Motion, RTL Group, Samsung, Sulake, Telefonica, TeliaSonera, Telenor Group, Tuenti, Vivendi, Vodafone”.

Ma quali saranno i provvedimento che queste sigle adotteranno? Ovviamente provvedimenti all’insegna, tra le altre cose, dell’uniformità, in modo che i minori ricevano tutele dello stesso tenore e qualità. In particolare la cooperazione avrà come scopo la creazione di strumenti semplici ed efficaci per segnalare contenuti a rischio,  implementazione dei sistemi di controllo per i genitori; classificazione dei contenuti in base alla pericolosità ed estensione della stessa a tutto il web; rimozione effettiva del materiale pornografico; impostazioni della privacy rivisti in base all’età dell’utente.
Il problema è urgente, e lo dimostrano gli ultimi dati diffusi dalla Commissione Europea. Il senso dei numeri è questo: i bambini navigano molto e spesso da piattaforme di cui i genitori non conoscono nemmeno l’esistenza. In particolare, il 38% dei bambini nella fascia 9-12 anni ha un profilo su un social network, in barba alle restrizioni sull’età (Facebook ad esempio vieta l’iscrizione ai minori di 13 anni). Il 26% dei ragazzi della stessa età naviga da dispositivi mobili e il 26% dalla consolle di videogiochi (sia la Playstation 3 che l’Xbox 360 offrono questa possibilità).
Certamente, il problema non va risolto solo con filtri, impostazioni, attenzione sui contenuti. E’ necessario anche l’impegno dei genitori a passare del tempo di qualità con i loro figli. Pratica che potrebbe benissimo prevedere una ‘navigazione accompagnata’, magari per insegnare ai piccoli il verso senso del media internet. Su questo piano, tuttavia, è difficile agire: garantire un’educazione ai bambini vuol dire garantirla anche ai genitori, per ‘formarli’ come educatori. Il progetto è difficile perché spesso la situazione è inversa: sono i piccoli che conoscono il mezzo più dei grandi.

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