Sabato, 25 Novembre 2017

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Privacy: l’Unione Europea Mette Alle Strette Facebook e Social Media


Facebook, privacy, dati personali

Facebook e la privacy. Un binomio che suggerisce tensioni e problemi di natura legale. In effetti, la creatura di Mark Zucherberg, il social network che ha cambiato il mondo del web e non solo, è sempre stata sotto accusa (a livello di comunicazione, al minimo) per la questione ‘dati degli utenti’.
Eppure il fondatore di Facebook non ha mai fatto mistero di utilizzare le informazioni che gli stessi iscritti immettono nei server (con foto, post, commenti) per trarne profitto. E che profitto: si parla di oltre 4 miliardi all’anno di utili.
Il procedimento è semplice: Facebook traccia tutti i dati inseriti dagli utenti e tramite un processo di profilazione avanzato permette alle aziende di effettuare campagne di marketing mirate verso alcune tipologie di utenti .

Il sistema è molto efficace perchè permette di effettuare campagne localizzate, per genere, per interesse, per età, insomma per qualsiasi parametro che possa essere di interesse per le aziende e che gli utenti inseriscono nel proprio profilo. Ovviamente Facebook non è il solo che traccia i dati degli utenti per campagne pubblicitarie, lo fa anche Google in maniera diversa sulle ricerche (e in futuro lo farà probabilmente anche con gli utenti attraverso Google +), tuttavia i dati in possesso del Social Network più famoso del mondo, sono decisamente considerati dati sensibili, visto che riguardano direttamente le persone. 
L’utilizzo dei dati degli utenti da parte di Facebook offre il fianco per un dibattito circa la privacy e il trattamento dati. Nessuna legge, ad essere onesti, vieta a Mark Zuckerberg di fare quello che fa, soprattutto visto che gli utenti inseriscono spontaneamente informazioni sensibili, e dunque si pone un bivio: o ci si fida del “genio” di Palo Alto e o si interviene con la legislazione.

Dopo alcuni scandali che hanno coinvolto Facebook (primo su tutti quello che riguardava la permanenza nei server dei dati anche mesi dopo la cancellazione dei profili), gli Stati Uniti hanno deciso di intervenire. In buona sostanza, Facebook è stato messo sotto il controllo di un’autorità statale che dovrà vigilare, per i prossimi vent’anni, sul modo in cui vengono trattati i dati personali. Facebook ha accettato di buon grado la cosa, ne ha persino dato risalto per guadagnarci in ‘posizionamento’ nella percezione dell’opinione pubblica. Grazie al provvedimento del governo, la creatura di Zuckerberg appare oggi ‘più trasparente’ (ovviamente non è detto che lo sia, soprattutto con il lancio della nuova timeline). Un ritorno in termini di immagine non indifferente.
Sulla scia degli americani, anche l’Unione Europea vuole intervenire direttamente nella questione privacy. In prima fila c’è nientemeno che il vicepresidente della Commissione Europea (che è l’organo principe dell’Ue, quello che detiene il potere esecutivo). Si tratta di Viviane Reding, che è anche commissario alla Giustizia. A leggere la sua lettera d’intenti, le ipotesi di provvedimento sono tutt’altro che morbide. In discussione ci sarebbe un pesante riordino in materia di pubblicità mirate. Esse rappresentano un diretto corollario del meccanismo di ‘vendita dati’ descritto sopra: grazie al passaggio di informazioni dal social network alle aziende, esse possono invadere le pagine degli utenti con pubblicità calzate su misura per loro.
Le ultime dichiarazioni della Reding, tuttavia, sono all’insegna della diplomazia e dell’apertura: “Chiedo ai fornitori di servizi web, in particolare i social media, di essere più trasparenti sul loro operato, gli utenti devono sapere che dati vengono raccolti e analizzati, e per quali scopi”.
Il tempo stringe, lo spazio per le trattative è quanto mai ristretto. Voci di corridoio (diffuse dal TelegraphTelegraph) rivelano che il provvedimento sarà pronto entro la fine di Gennaio 2012.
 
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