Lunedi, 20 Novembre 2017

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Steve Jobs Secondo l’FBI: Drogato e Disonesto


Steve Jobs, Apple

La biografia di Steve Jobs sta vendendo molto bene. Merito sicuramente dell’onda lunga della commozione per la sua morte, avvenuta il 6 ottobre scorso, ma anche all’immagine che il fondatore di Apple è riuscito a costruirsi e a ‘vendere’ un po’ a tutti: media, pubblico, stakeholder. Del resto giusto l'altra sera ha vinto un grammy postumo, per l'enorme contributo dato alla musica ed è stato eletto, una settimana fa in prima posizione tra i 100 personaggi più cool della Silicon Valley
Ma l’ Fbi aveva scoperto un altro Steve Jobs, forse più vero, forse no. Certo più interessante. “Molto più divertente della sua biografia ufficiale”, così si è espresso il New York Magazine riguardo al rapporto che i servizi segreti americani fecero una ventina di anni fa ma diffuso solo ora. La legge degli Stati Uniti proibisce la diffusioni di documenti del genere se ‘l’oggetto del rapporto’ è ancora in vita.
L’ Fbi ha cominciato a seguire Steve Jobs nel 1985. A quel tempo Jobs era presidente di NexT e proprietario dell’azienda di software Pixar.

L’apertura dell’indagine fu causata da un tentato atto terroristico ai danni suoi e di alcuni dipendenti, che fortunatamente non andò in porto. Sei anni dopo, però, l’indagine fu riaperta e per ben altri motivi. Steve Jobs, nel 1991, rappresentava uno dei papabili alla presidenza dell’ “Us Export Council”, comitato consultivo nazionale in materia di commercio estero. Un incarico prestigioso. I servizi segreti, dunque, vollero accertarsi che Steve Jobs non avesse scheletri nell’armadio tali da renderlo incompatibile con la carica in questione.
Ebbene, da quello che emerge, Steve Jobs, almeno all’epoca, era una specie di ragazzaccio. Il rapporto lo descrive come moralmente abietto, cinico nel raggiungimento degli obiettivi, a cui “antepone qualsiasi giudizio etico”. Concezione rafforzata da un particolare "scandaloso" della sua vita privata: nel 1978 ebbe una figlia (Lisa), a cui dedicò un Computer (Apple Lisa), ma che rifiutò di riconoscere per alcuni anni, adducendo scuse al limite del ridicolo. Non è finita qui: Steve Jobs, ai tempi del college, si drogava. In particolare faceva uso di marijuana, hashish ed Lds. All’ Fbi non ha saputo dire, nel 1991, se lo facesse anche vent’anni fa, ma non lo escluse.

C’è però un ma grosso quanto una casa. Innanzitutto, è anonima la fonte da cui si è approvvigionato chi ha redatto il rapporto dei servizi segreti. nonostante tutto, il rapporto raccomandava Steve Jobs poiché “la moralità non è uno dei requisiti richiesti”. Alcuni hanno individuato la fonte, anche se non c’è ancora la certezza. Sarebbe una delle persone per molto tempo vicinissime a Jobs, Daniel Kotke, amico del periodo universitario, poi assunto in Apple. Voci di corridoio riferiscono che Kotke sia rimasto molto deluso da una spartizione illo tempore di stock options e che si sia vendicato consegnando informazioni false e infamanti. Sul cinismo di Jobs ai tempi della fondazione di Apple, comunque gli aneddoti si sprecano come sottolineato anche nel libro "Fire in the Valley", da cui è stato tratto il film "i pirati della Silicon Valley".
Secondo Tim Cook, attuale Ceo di Apple, tutta la vicenda è la prova di un solo fatto. “Steve Jobs non conosceva i suoi amici. Ho letto molti rapporti dell’ Fbi, ma è raro trovare un tale concentrato di informazioni offensive. E’ ironico che a infangarlo siano stati proprio quelli che lui stesso ha messo a disposizione”. Insomma, poca consapevolezza su chi gli gravitava attorno: potrebbero essere solo queste le colpe di Steve Jobs.
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