Sabato, 26 Maggio 2018

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Le Manovre Correttive Sono State Recessive, Specie per il Sud


Pil, manovre economiche, effetti recessivi

Gli effetti delle manovre economiche del biennio 2010-2011 sono stati recessivi ma hanno evitato conseguenze ben peggiori. Ad analizzare gli impatti delle manovre sul Pil e sul territorio ci ha pensato la Svimez (Associazione per lo Sviluppo dell'Industria nel Mezzogiorno).
Secondo i calcoli pubblicati le manovre di finanza pubblica hanno avuto un effetto depressivo sul Pil dell'1,10%, differente a livello territoriale. Infatti si sono persi 0,8 punti di Pil nelle regioni centro-settentrionali e 2,08 punti in quelle meridionali, a causa, soprattutto, dei tagli alle spese per investimenti. Gli effetti delle 4 Manovre hanno avuto perciò un effetto sul Pil più pesante nel Mezzogiorno. Tuttavia senza le manovre correttive la situazione sarebbe stata drammatica, con l'aumento dello spread tra Btp e Bund che avrebbe avuto un impatto sul Pil del -2,33% nel Centro Nord e del -3,80% al Sud.

Il prossimo anno il Pil dovrebbe tornare positivo con un aumento dello 0,3%, frutto di un +0,4% nel Centro Nord e di uno -0,1% nel Mezzogiorno. Le maggiori entrate (leggasi tasse) previste dalle manovre hanno avuto un peso cumulato sul Pil sostanzialmente uniforme sull'intero territorio nazionale e pari al 3% nel Centro Nord e al 3,1% al Sud, per quanto riguarda il 2012 e rispettivamente pari al 3,4% e al 3,7% nel 2013.

Al centro Nord pesa maggiormente l'imposizione diretta a differenza di quanto accade al Sud dove si fa sentire maggiormente quella indiretta, ma nel complesso le imposte risultano avere una maggiore incidenza sul Pil nelle aree del Mezzogiorno. Questo perchè le imposte indirette, all'interno delle quali figura anche l'IMU, pesano per 43 miliardi contro gli 11 di quelle dirette.
Capitolo tagli alla spese. Il peso cumulato delle minori spese risulta essere pari all'1,2% e al 2% al Centro-Nord, rispettivamente nel 2012 e nel 2013 e al 2,3% e al 4% nel Mezzogiorno.
Questa differenza è da imputarsi soprattutto ai tagli delle spese per investimenti che penalizzano soprattutto il Mezzogiorno, in particolare per la forte riduzione delle risorse del Fas (-300 milioni nel 2011, oltre 2 miliardi nel 2012 e circa 4 miliardi nel 2013).
Il peso dei tagli agli investimenti è pari a mezzo punto percentuale di Pil nel 2012, di cui lo 0,4% nel Centro Nord e lo 0,9% nel Mezzogiorno. Nel 2013 i tagli salgono allo 0,6% del Pil, di cui lo 0,4% nelle regioni centro settentrionali e l'1,1% in quelle meridionali.
Riassumendo, la Svimez sottolinea che le manovra correttive di finanza pubblica comporteranno nel triennio 2011-2013 una riduzione delle spese per investimenti di 4,4 miliardi al Sud e di 5,5 miliardi al Centro Nord.
Infine la relazione sottolinea che anche gli effetti delle manovre sui consumi risultano essere più marcati nel meridione che al Nord. Si tratta, infatti, di una riduzione del 2,6% nel 2012 e del 2% nel 2013, nel Mezzogiorno, contro un calo dello 0,8% e dello 0,3% nel Centro Nord.
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