Giovedi, 19 Ottobre 2017

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Debito Pubblico Italiano e Deficit: Chi è il Responsabile?


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Il debito pubblico è il più grosso macigno economico e sociale con cui l’Italia si trova ad avere a che fare. Sui cittadini e sulle istituzioni pesano qualcosa come 1900 (e più) miliardi di euro. Una mole di soldi che vincola gli amministratori e i governanti, che rende estremamente difficoltosa l’attuazione di qualsivoglia riforma che necessiti una copertura finanziaria.
Chi è il responsabile del debito pubblico italiano? Quando è stato formato? Il processo che ha portato l’Italia a diventare il terzo paese al mondo con il debito più grande è un processo lungo almeno un paio di decenni. Un grafico diffuso da LinkiestaLinkiesta mostra, anno per anno, il rapporto tra debito e Pil e le relative variazioni in termini percentuali.
Per poter leggere il grafico è necessario sapere come si forma il debito.

Questi è una ‘grandezza stock’, perché misura un parametro in accumulo. Si contrappone al deficit, che è un ‘grandezza flusso’, perché misura l’andamento di un parametro durante un definito lasso di tempo, in questo caso annualmente. Dunque definiamo il deficit come la differenza tra spese dello Stato e le sue entrate in un anno; mentre definiamo il debito come l’ammontare dei vari deficit venutisi a creare nel corso degli anni. Il debito, inoltre, è un qualcosa che tende, per inerzia, ad aumentare sempre di più: il debito può essere finanziato solo ad un certo interesse e il pagamento degli interessi aumenta la spesa dello stato, ampliando il deficit e, di conseguenza, il debito.

Il grafico evidenzia che il rapporto debito/Pil inizia a crescere oltre il livello di guardia durante il governo Andreotti III (1976-1979). Durante i governi di Cossiga, Forlani e Spadolini (1979-1982) si registra invece una contrazione. Perché? Sono anni di forte crescita economica, il Pil sale ma la spesa rimane la stessa. Dal 1983 si assiste invece a una decisa inversione di tendenza: il rapporto debito/Pil cresce a dismisura, toccando livelli di allarme (fino ad oggi mai raggiunti) e superando il 121%. Cosa succede in quegli anni? La crescita economica rimane sostenuta, almeno fino al termine degli anni Ottanta. Parallelamente, però, la spesa si impenna in maniera mostruosa: lo Stato sociale viene rimpinguato con riforme che trasformano l’Italia in uno dei paesi con il Welfare più dispendioso e pesante del mondo. Lo Stato spende molto più di quello che incassa e lo fa per garantire servizi, ma se gli sprechi sono molti, moltissimi. Bisogna aspettare il 1993 per vedere scendere il rapporto debito/Pil: in quegli anni il Bel Paese è chiamato ai sacrifici per salvare la propria economia dalla bancarotta. Nondimeno, c’è anche un obiettivo da centrare: l’entrata nell’Euro, per la quale si rende necessaria una riduzione del debito. Il processo va avanti tra alti (governi Prodi) e bassi (governi Berlusconi) fino allo scoppio dell’attuale crisi economica. Essa causa una fortissima contrazione del Pil e dunque – è una fatto matematico – il rapporto sale. A salire è anche il debito in numeri assoluti: se crolla il prodotto, crolla la base imponibile e diminuiscono le entrate; di conseguenza aumenta il deficit prima e il debito poi.
Insomma, si può dire che causa principale dell’ammontare del debito non sia tanto una politica poco attenta alla spesa pubblica, piuttosto la noncuranza dimostrata nei confronti della crescita. Un Pil alto vuol dire una base imponibile più larga, dunque maggior entrate e minor deficit.
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